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I figli econazionalisti della Madre Terra Insubria Stampa E-mail
Di Alfio Sironi   
Giovedì 19 Giugno 2008


D
omà Nunch è un’associazione di Uboldo, si occupa di protezione dell’ambiente e promozione della cultura locale all’interno dell’Insubria, area che eleggono a habitat di riferimento, naturale e culturale, della loro azione. Tra rivalutazione delle cultura e identità locale, definizioni di subregione, attaccamento al territorio, utilizzo del dialetto quale forma di comunicazione privilegiata, abbiamo riscontrato molti elementi prossimi ai temi cari al mondo leghista. Abbiamo così pensato di intervistare i suoi associati per capire se dietro questa prossimità culturale ce ne fosse anche una politica, attraverso domande che volevano essere anche irriverenti e che hanno trovato risposte ancor più “sfrontate”. E il gioco non ci è dispiaciuto affatto. A rispondere è Lorenzo Banfi, il presidente.

Osservando il degrado cui è giunta la nostra Terra, abbiamo deciso, in seguito, di testimoniare e di lottare per salvarla, costituendo un’associazione militante

Come nasce e come sta evolvendo la vostra realtà associativa? Siete una realtà già piuttosto estesa e ramificata.
Se ho ben capito, l’intervista è in relazione al mondo che voi, con spocchia classica di circoli intellettualoidi e girotondini, definite spregiativamente legaiolo? Non c’è problema, risponderemo a queste domande “irriverenti”.
La nostra associazione nasce da un’esperienza comune ai fondatori, non politica ma, e qui non ci credereste mai, di carattere spirituale. Ci siamo, infatti, ritrovati a condividere la riscoperta del nostro legame con la Madre Terra, che per noi si chiama Insubria, dal nome che essa ha da almeno 2700 anni. Abbiamo costatato come la Terra nel suo totale rappresenti il concetto di Madre, mentre il corrispondente della Madre carnale è la Terra dove sei nato, quella che, per dirla con Francesco di Bernardone, ti nutre e ti sostiene. Non è un concetto astratto, è la tua Terra, composta da un paesaggio, dai suoi profumi, dai suoi colori, dal suo carattere. Così, la Terra partorisce i suoi figli, umani, animali, vegetali... e questi sono le nazioni, ovvero le popolazioni che da essa sono nate. Esse devono vivere in armonia con la madre, non sfruttarla egoisticamente. Osservando il degrado cui è giunta la nostra Terra, abbiamo deciso, in seguito, di testimoniare e di lottare per salvarla, costituendo un’associazione militante, che accogliesse tutti coloro che condividono questo legame con la Terra che li ha partoriti o che li ha accolti come figli adottivi.


Ritrovate dei tratti comuni tra voi, la Lega e il suo movimento?

La prossima domanda potrebbe essere: trovate la figura unendo i puntini? Pensavo fosse una rivista diversa dalla Settimana Enigmistica. Voi siete quelli intelligenti, datevela voi la risposta.

C’è qualche aspetto riguardo al quale perseguite obiettivi comuni? Siete d’accordo con quelle definizioni che hanno assimilato la Lega ad un “sindacato del territorio”?
La parola sindacato non mi piace molto, e se la Lega si definisce così, è un problema suo, non crede? Qualche obiettivo comune ci potrebbe essere, ma occorrerebbe sapere come affronterebbe la questione della territorialità Insubre. In questo momento non mi sembra sia una priorità del partito di Bossi. Per quanto riguarda le questioni di tutela del territorio, abbiamo avuto di recente un incontro con l’assessore leghista in Regione Lombardia Davide Boni, il quale ci ha chiesto di aiutare con le nostre critiche e le nostre proposte il suo operato. Se son rose...

Qual è la cosa che più vi differenzia dai verdi padani?
Innanzitutto non siamo padanisti ma econazionalisti Insubri. In secondo luogo, per noi autonomismo e federalismo possono essere considerati solo some dei mezzi per arrivare all’autodeterminazione dell’Insubria.

L’accentuazione marcata dell’identità locale non potrebbe avere effetti inattesi dal punto di vista dell’accettazione dell’altro, dello straniero. Davanti ai crescenti e variegati flussi migratori l’econazione come si comporta, come cambia?
Gli effetti inattesi possono arrivare solo da una malintesa cultura dell’accettazione a ogni costo dello straniero, dettata più da un latente complesso di superiorità che da autentico spirito compassionevole. Noi siamo perfettamente coscienti che i fenomeni migratori sono parte della storia delle diverse umanità, ma crediamo anche che vi siano dei limiti nella disponibilità all’accoglienza in un territorio che ha, per definizione, dei limiti. Noi non facciamo differenze di razza - non considerando la biologia come dogma di fede - ma di nazione. Crediamo che in una nazione nativa forte e consapevole della propria identità, vi sia posto per l’assimilazione di persone provenienti da luoghi e culture diverse. Siamo invece contrari all’integrazione di nuclei culturali che solitamente finiscono per costituire ghetti o zone franche che spesso sfuggono a qualsiasi controllo. Ovviamente, per coloro che non desiderano essere assimilati e condividere il nostro destino, ci deve sempre essere la possibilità di essere ospitati dignitosamente nel pieno rispetto reciproco. Il nostro timore, invece, è che per molte parti della sinistra più pseudointellettuale, l’accettazione del cosidetto diverso stia finendo per degenerare in un cainismo che esalta tutto quello che è forestiero e mortifica il proprio simile. Una xenofilia malata originata da un pericoloso squilibrio tanto quanto la xenofobia.

abbiamo collaborato e collaboriamo con persone che condividono le nostre battaglie per l’ambiente e per l’identità, a qualunque parte politica appartengano

Collaborate talvolta anche con gruppi ambientalisti di ispirazione neo-nazista. Neonazismo ed ecologia sono conciliabili? Voi come vi ponete di fronte a tali collaborazioni tra associazioni? E singolarmente con persone che sostengono questa identità politica?
Questi gruppi di cui parlate hanno collaborato anche con WWF e Legambiente. Avete posto anche a loro la stessa domanda? Neonazismo ed ecologia sono conciliabili come lo sono il veterocomunismo e l’ecologia o il capitalismo e l’ecologia e lo zen della manutenzione della motocicletta e il fengshui. Talvolta sono più conciliabili del buon senso e di un intellettuale. Insomma, a domanda stupida... Se volete possiamo continuare. Comunque, se le conoscete, perché non lo chiedete a loro?
In ogni caso abbiamo collaborato e collaboriamo con persone che condividono le nostre battaglie per l’ambiente e per l’identità, a qualunque parte politica appartengano. Ma forse volevate una risposta diversa...

Quali sono per voi oggi le priorità per la difesa del nostro territorio e dell’ambiente in generale?
La nostra battaglia si svolge su diversi fronti. Il primo è quello delle emergenze, come l’eccessiva cementificazione, le pedemontane, le TAV, prendendo posizioni spesso dure contro chiunque intenda distruggere il nostro territorio. Un altro è quello della tutela della nostra nazione in quanto identità culturale e storica, proponendo un inserimento massiccio della lingua locale, insieme all’italiano, e della nostra storia nelle scuole di ogni ordine e grado, previa formazione degli insegnanti, ovviamente. Vogliamo che inizi dai bambini la riappropriazione delle nostre radici, insegnando loro una geografia del territorio più vicina alle nostre tradizioni, alla nostra storia. Occorre insegnare loro che noi apparteniamo alla Terra e non viceversa, che dobbiamo convivere in armonia con le altre nazioni e non pensare soltanto che ci “servano” e che possano essere “sfruttate”. Lo sfruttamento cosidetto sostenibile non è un concetto che ci appartiene. Tutto ciò fa parte della nostra azione di testimonianza della rivoluzione Econazionalista.

E quali le maggiori difficoltà incontrate finora nella vostra “missione” associativa?
Il pregiudizio.

Il sito di Domà Nunch ("solo noi"), ricco di informazioni e aggiornamenti

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Commenti
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Brianzolitudine  - Un movimento da tenere d'occhio...     |82.50.65.xxx |23-06-2008 09:17:49
...in senso buono, ovviamente. Le tematiche della valorizzazione delle culture locali erano un tempo tipiche della sinistra. Poi è arrivata la Lega, e da allora è diventato politically correct essere contro le istanze di valorizzazione delle culture locali, è diventato "cosa buona e giusta" parlare di Patria e di Italia. Ora mi chiedo: cui prodest? Io penso solo alla Lega.

Perchè non devo più parlare la mia "prima" lingua solo perchè un movimento politico come la Lega l'ha fatto proprio? Non dico con Cacciari che si debba a tutti costi fondare una Lega a sinistra, ma questa è una riflessione che nella gauche del nord Italia, presto o tardi, sarà ineludibile.

Brian
Pino Timpani  - Si tratta di una ricerca identitaria     |151.20.139.xxx |23-06-2008 16:59:33
Condivido quanto detto da Brian: questo movimento, ma penso anche altri prossimi a venire, cercano le strade per trovare risposte, valori o sensi di vita per popolazioni sottoposte da decenni a cambiamenti rapidissimi e sconvolgenti. Ieri sono stato alla festa dell'Associazione Calabresi di Monza; anche qui come tra i Domà Nunch c'è un movente forte che spingere decine di persone ad associarsi, un bisogno urgente di recupero identitario.
Penso che tra qualche decennio, ammesso che il pianeta sopravviva, tutte queste problematiche saranno un lontano ricordo, un pò come l'età medioevale e il rinascimento, però ora ci siamo tutti dentro, nella gigantesca merea, trascinati e sballottati, volenti o nolenti. C'è, mi pare di vedere e correggimi se sbaglio, caro Brian, una contraddizione tra il tuo nome o pseudonimo e la Terra Insubre, ma non vuole essere affatto una critica.
Anch'io mi autocontraddico a iosa. Da circa 20 anni mi vanto di avere eliminato i bluejeans dal guardaroba ( alcuni a cui lo racconto se la ridacchiano, eh. eh. eh. ),eppure questa "resistenza" identitaria, con il classico pantalone a pancès, non esclude l'ammirazione per numerosissime persone, portatori di forme artistiche maturate nella cultura del continente nord americano; chissà perchè, forse sono direttrici di percorsi evolutivi.
L'importante è non deragliare nella banalità enunciativa, come ad esempio è accaduto al movimento leghista.

Pino Timpani
Brian     |88.149.147.xxx |24-06-2008 19:58:45
@pino: certo, la globalizzazione spinge paradossalmente al recupero dell'identità locale. Personalmente vedo questa dinamica come un ottimo antidoto alla massificazione ed omologazione di tutte le culture, anche se essa si presta ad un uso strumentale da parte di movimenti che banalizzano verso il basso concetti importanti come terra, identità, territorio, tradizioni, folklore, lingua.

Di Domà Nunch è ad esempio apprezzabile il rigore filologico che hanno posto nel recupero dei testi in lingua, un recupero sostanziale e non solo di facciata. Ad ogni buon conto, la struttura statuale che l'italia s'è data negli ultimi 148 anni è inadeguata ai mutamenti socio-politici in atto.

In questo senso intendevo più sopra dire che un indirizzo del PD del nord in senso federale è necessario. Le "migliori" e più intraprendenti e partite iva del nord devono competere a livello globale, e hanno bisogno dalla loro parte uno stato snello ed efficiente, rapido nel fornire soluzioni a problemi che sono ormai strategici e che comunque richiedono tempi brevi di soluzione.

In questo senso è encomiabile il non mettere la testa sotto la sabbia di fronte al fenomeno da parte della "Rivista che Vorrei": meglio guardarla negli occhi la medusa leghista e localista, per interpretare al meglio il futuro prossimo che verrà.
Ivan  - la mia   |62.101.75.xxx |18-07-2008 10:58:28
Ho letto solo ora l'articolo. Ho trovato le risposte interessanti e deliranti. Da identità locale (e già avrei i miei porci dubbi) a nazione... devo proporre ai miei amici di fondare un movimento per la riscoperta del senso etnico di peperoncino e 'nduja? Per l'autodeterminazione del Vibonese e del Basso Crati? Mi sta benissimo la riscoperta e tutela delle identità locali, ma che cacchio vuol dire legarci autodeterminazione e nazione? Sono evidentemente vetero, in tutto.
Pino  - Mustazzoli     |151.20.138.xxx |18-07-2008 17:24:06
@Ivan, beh, si c'è a rischio anche la cultura identitaria di Marbianu, jiumara del fiume Alli, parallela al Grocchio, nonchè dei Mustazzoli, cotti nei forni a frasche. Mi pare ci sia già attiva anche l'Associazione per la protezione delle Pacchjiane, originali -doc, di San Giovanni in Fiore.
Ma qui, nella desolata pianura dalla superficie ruvida, ci sono in atto cancellazioni di gran lunga più convulse e violente che non nelle serre arcaiche del vibo-sanbrunese.
Vetero, o meglio arcaico,
può essere una buona e comoda posizione per non capire ciò che non si vuol sapere; con o senza lenti resta l'essenza individualizzata del corpo, il vero interprete delle mutazioni genetiche.
L'idea di nazione è un millenario, paradossale assilo tribale, i Devo tentarono di dargli una risposta, ricordo con piacere il trionfale concerto al Palalido nel 1980. Gli eroi della devolution-man ci avevano visto giusto, anche con l'elettronica di New Traditionalist, apprezzata nelle discoteche dell’era edonista e non dai fans; il passato di scimmia ha qualche aspetto piacevole, come spulciarsi affettuosamente e reciprocamente nella quiete dell'ozio.
Sulle etnie, concordo, così ad occhio, sembrerebbe che nui calabrisi siamo più numerosi dei discendenti insubri, ma questo, per la costruzione del nuovo Auchan di Rondò dei Pini, non ha nessuna significanza.
Pino
Ps.
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