Home Ambiente Ambiente "Una incalcolabile colata di cemento su Monza"


"Una incalcolabile colata di cemento su Monza"

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Il PD denuncia i rischi che la città corre con la Variante al Piano Generale del Territorio
che la Giunta Mariani vuole approvare e annuncia una ferma opposizione


 

 

«La variante al Pgt procede nella confusione totale, attualmente nessuno sa quantificare le volumetrie complessive previste nei documenti». Il PD di Monza ha tenuto una conferenza stampa sabato 6 novembre per annunciare la posizione assunta in merito alla vicenda. «Nessun Consiglio comunale potrà mai votare questa variante». Il capogruppo in Consiglio comunale, Roberto Scanagatti, e il segretario cittadino Marco Sala hanno dichiarato «Più che una variante questo è un Pgt rifatto in modo da stravolgere il piano approvato dall'amministrazione Faglia nelle parti più significative».

Inspiegabilmente lo stesso sindaco, Marco Mariani, promotore negli anni '90 di un piano urbanistico di alto valore strategico, il progetto dell'architetto Benevolo che prevedeva un parco di cintura, è oggi l'artefice di un progetto diametralmente opposto, che va a riempire di cemento tutti gli spazi possibili. Sono infatti cancellate tutte le aree agricole residue, peraltro in contrasto con l'indicazione provinciale che invece prevede di non utilizzare le aree agricole per nuove edificazioni; una raccomandazione più volte fatta dal presidente Dario Allevi, già vicesindaco della Giunta Mariani, in vista del suo inserimento nel PTCP (Il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale). È presumibile allora un conflitto tra gli enti, Comune di Monza e Provincia di Monza e Brianza, che porterebbe l'attuazione del piano a tempi indefiniti.  

 

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Marco Sala e Roberto Scanagatti, segretario cittadino e capogruppo in Consiglio comunale del PD

 

Come avviene nel Governo nazionale, dove negli ultimi due anni si legifera quasi esclusivamente con leggi ad personam per togliere dai guai giudiziari il presidente, portando il caos nel sistema giudiziario, così a Monza, sembra si vogliano privilegiare i grandi interessi immobiliari, compromettendo il sistema di programmazione urbanistica e ipotecando senza scrupoli e irresponsabilmente il futuro della città.

Roberto Scanagatti ha anche puntato il dito sui numerosi strafalcioni, procedurali e tecnici, contenuti nell'iter della variante. «Durante i lavori della commissione urbanistica, scopriamo in continuazione errori davvero grossolani. Ad esempio non c'è una corrispondenza con il Piano dei servizi, tanto che anche nella stessa maggioranza cominciano a sorgere seri dubbi sulla correttezza della variante. Anche per quanto riguarda i “poli di città rinnovata” abbiamo constatato una grande approssimazione nel progetto, laddove non sono previste misure necessarie per l'attuazione. Ad esempio per il polo previsto nei pressi di Bettola-Casignolo non è stato disegnato nemmeno un asse viario».

Non cambia l'approccio anche per quanto riguarda la VAS, Valutazione Ambientale Strategica prevista dalla legge vigente: essa si limita a dare giudizi molto blandi, rimandando la valutazione dei possibili impatti ambientali alle fasi attuative degli interventi. «Per confondere le acque e limitare al massimo le informazioni sui veri contenuti della variante, gli estensori dei documenti tecnici della variante hanno pensato bene di inserire nelle schede di approfondimento solo l'indice territoriale, che ben poco fa capire delle superfici edificabili e dei relativi volumi. Non solo. Per una “dimenticanza” manca pure il calcolo delle previsioni di nuova popolazione per Monza».

«Una città al collasso, paralizzata dal traffico e senza un modello adeguato, in grado di rispondere ai bisogni dei cittadini», questo il rischio secondo il segretario Marco Sala. «Invece di soddisfare la richiesta impellente di nuove abitazioni per i residenti in difficoltà, come le giovani coppie, si mette in opera un piano che prevede l'incremento di 30-40 mila nuovi residenti, non si capisce bene quanti. Una città tradita, abbandonata e invivibile». 

Il PD monzese quindi prende posizione decisa e annuncia una netta opposizione «Apprendo dalla stampa che l'assessore Clerici e la giunta vogliono portare a tutti i costi l'approvazione del piano in Consiglio comunale entro la fine dell'anno, questo non è possibile per questioni di tempi procedurali» ha aggiungiunto Scanagatti.  «Io stesso faccio parte della commissione urbanistica che ha in esame i documenti e pur trovandoci praticamente ogni giorno, la mole da esaminare è talmente grande da ritenere improbabile l'approvazione entro l'anno. Il sindaco e la giunta devono sapere che noi non accettiamo forzature e ad ogni prepotenza risponderemo per le rime”. 

Andando via dalla sala, un dubbio mi rimane e lo porto con me fino a casa: ma dove cavolo andranno a prenderli i 30-40 mila abitanti in cinque anni?

 

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