Banner
Home Ambiente Ambiente Un altro centro commerciale. Chi ne sentiva la mancanza?
Un altro centro commerciale. Chi ne sentiva la mancanza? Stampa E-mail
Di Giorgio Majoli   
Mercoledì 03 Settembre 2008
200809_iper.jpg

Dopo numerose e giustificate polemiche, è stato inaugurato lunedì 1 settembre il centro commerciale Auchan di Monza, in zona Rondò dei Pini. Quello che ci si chiede è: di una tale struttura se ne sentiva proprio la mancanza?

È noto che alle origini di quel centro c'è un nulla osta commerciale dei primi anni ’70, ma le varianti urbanistiche al Piano regolatore vigente e i suoi Programmi pluriennali di attuazione, che si sono succeduti sino al 2001, ne avevano nei fatti bloccata la sua realizzazione con motivazioni diverse.

E se una volta l’opposizione veniva da forze politiche e dai commercianti monzesi, negli ultimi anni sono stati affiancati dalle associazioni ambientaliste che vedono da sempre quei “non luoghi” come portatori di numerosi problemi ambientali e sociali, sia per il traffico che richiamano in un solo posto, sia per la forte compromissione di suolo libero e inedificato, sia per il traffico indotto, sia per la desertificazione del tessuto commerciale minuto e quindi per la minor vivibilità cittadina che inevitabilmente causano.

Ma ciò che lascia stupiti è il numero di ipermercati nelle immediate vicinanze di Monza, posti quasi tutti intorno ai suoi confini. Basta un giro di orizzonte a 360 gradi per capire che il numero di quelle strutture è già alto. Che poi il ricco mercato della zona riesca ad assorbirli, non giustifica ragionevolmente una loro presenza così massiccia.

Ricordiamoli: a Lissone l’Esselunga e il Marco Polo; a Cinisello la Fontana del Gigante; a pochi chilometri da quello del Rondò, a Cinisello, un altro Auchan, di grandi dimensioni; a sud del quartiere San Rocco di Monza c’è il Vulcano di Sesto; a Brugherio la Bennet; a est l’Ipermonza posto in zona dello Stadio Brianteo; a nord est, a Villasanta, un altro Gigante.

Tralasciamo poi quelli che sono raggiungibili in auto in dieci o quindici minuti da Monza: il centro Sarca a Sesto; il Carosello del Carrefour a Carugate; il Globo a Busnago; le Torri Bianche a Vimercate; un altro Carrefour a Giussano, sulla Valassina e un altro ancora a Paderno Dugnano sulla Milano-Meda.

Se poi si pensi che questi centri commerciali spesso non sono soli e vengono accompagnati da multisala, altre medio-grandi strutture di vendita settoriali, funzioni terziarie varie, e che altrettanto spesso si collocano lungo tangenziali e svincoli stradali e autostradali, si può ben comprendere che l’impatto ambientale è molto spesso insopportabile nei giorni e nelle ore di punta, alla faccia degli studi viabilistici che li accompagnano.

Nessuno, io penso, è pregiudizialmente contrario a quella tipologia di commercio, ma a tutto c’è un limite e la vera capacità è proprio quella di saper governare il territorio rispondendo ai reali fabbisogni pubblici collettivi, senza esagerazioni e senza lasciarsi travolgere dalle spinte del mercato speculativo. Se non peggio. Emblematica è, per esempio, la vicenda che ha visti coinvolti Paolo Berlusconi, Formigoni, l’Auchan e la discarica di Cerro Maggiore (si veda in proposito questa pagina).

Naturalmente non è sempre così e spesso i sindaci sono a caccia degli oneri di urbanizzazione per rimpinguare le casse comunali, ma siamo convinti che dopo pochi anni, in quei comuni, si avranno più “oneri che onori” e che i cittadini, in fondo, sarebbero anche disposti a pagare qualche euro in più pur di avere meno congestioni da traffico sulle strade e aria più pulita in città, piuttosto che il contrario. Anche perché quei centri commerciali certo non scarseggiano.

La corona ferrea dei centri commerciali intorno Monza

Clicca sull'immagine per avviare la fotogallery.

Clicca per ingrandire
Clicca per ingrandire
Clicca per ingrandire
Clicca per ingrandire
Clicca per ingrandire
Clicca per ingrandire
Clicca per ingrandire
Clicca per ingrandire
Clicca per ingrandire
Clicca per ingrandire
Clicca per ingrandire
Clicca per ingrandire
Clicca per ingrandire
Clicca per ingrandire



Shares:Google书签Yahoo书签雅虎收藏夹365Key网摘新浪ViVi百度收藏天极网摘diglog和讯网摘POCO网摘YouNote网摘博拉网天下图摘 spurl blogmarksBlinkListredditdiggDel.icio.us

Commenti
Nuovo Cerca RSS
giuseppe de santis   |85.20.222.xxx |06-09-2008 13:25:33
Cortese Giorgio, francamente il paragrafo "...Nessuno, io penso, è pregiudizialmente contrario a quella tipologia di commercio, ma a tutto c’è un limite e la vera capacità è proprio quella di saper governare il territorio rispondendo ai reali fabbisogni pubblici collettivi, senza esagerazioni e senza lasciarsi travolgere dalle spinte del mercato speculativo. Se non peggio..." mi lascia un po' perplesso.
La possibilità data alla pianificazione locale di disseminare centri commerciale ovunque nel nord milano, soggiace a questa logica: che vi sia in fondo qualcosa di positivo nella costruzione di un centro commerciale.
Dal mio punto di vista:
1) lavoro: umanamente dequalificante e tendenzialmente sottopagato e precario (ci hai mai lavorato?)
2) ambientale/urbanistico: degenere, centinaia di macchine e camion della logistica che convergono nello stesso punto a scapito di chi in quel punto ci vive
3)ambientale/culturale: un progressivo immeserimento della qualità dei prodotti sia in senso proprio sia della possibilità di scelta.
La mancanza di una riflessione -da sinistra sul senso del consumo, della vita nella città senza merci, di una logistica diversa ha creato mostri: i centri commerciali (ops e la coop?)
Giorgio Majoli  - Risposta   |151.47.151.xxx |10-09-2008 02:02:15
Caro Giuseppe, parlavo di "posizione pregiudizialmente contraria". Personalmente non ho mai trovato nessuno che fosse contario in termini assoluti, neppure tra i piccoli commercianti e le associazioni sindacali di categoria. A mio parere, solo una "cattiva" programmazione e pianificazione sovracomunale, ha permesso di "disseminare centri commerciali ovunque". Come dire che la questione non si risolve solo a livello locale. Come puoi notare nel mio articolo ne cito più di uno, dislocati in diversi Comuni. E, come noto, ciascun Ente locale può "pianificare" solo il proprio territorio, ma non quello degli altri. Quanto alle altre considerazioni che svolgi, sono anche condivisibili, con le precisiazioni fatte sopra.
Commenta
Nome:
Email:

 
Website:
Titolo:
Prima di premere invia assicurati di aver ricopiato correttamente il codice anti-spam che vedi nel riquadro colorato

3.26 Copyright (C) 2008 Compojoom.com / Copyright (C) 2007 Alain Georgette / Copyright (C) 2006 Frantisek Hliva. All rights reserved."

 

Altri articoli a proposito di:

FOA Boccaccio Intervista a Frangione Jazz a Bibbiena Intervista a Rovida Intervista a Renato Sarti
L'aggregatore che vorrei
L’aggregatore che vorrei


In una pagina i titoli di tutti i siti, i blog,
i giornali e i portali della Brianza.


Partecipa
Molto più che lettore


Scrivici, intervieni, commenta gli articoli,
suggerisci temi, collabora alla rivista.

Iscriviti alla newsletter!