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Il 13 dicembre alla Civica di via Camperio, torna la compagnia dell'Elfo con lo studio di Francesco D'Adamo. In scena Cristina Crippa, Valentina Paiano e Alessandro Frigerio.

Si rinnova lunedì 13 dicembre quella che ormai è una bella tradizione per Monza. Attori e autori dell'Elfo di Milano portano in scena lavori, studi, letture nella Biblioteca civica di via Camperio. Quest'anno sul palco quella che può essere considerata la "padrona di casa", Cristina Crippa, Valentina Paiano e Alessandro Frigerio con uno studio per "Antigone a Milano" di Francesco D'Adamo. Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti.

Siamo lieti di presentare ai nostri lettori la presentazione dell'autore e dell'attrice-curatrice.

Da qui è nata l'idea
di Francesco Dadamo


Non ricordo la data, diciamo un paio di anni fa. Due giovani extracomunitari con la faccia dell’Est attaccano a martellate la vetrina blindata di un gioielliere in una stradona che da Milano porta fuori, dove una volta era campagna. Gli fanno niente ai cristalli antiproiettile, giusto una crepa. Il gioielliere esce con la 44 Magnum. Uno dei due ragazzi riesce a scappare, l’altro viene freddato.

I cittadini della stradona scendono in piazza per esprimere solidarietà e conforto al gioielliere che ha difeso la sua sicurezza e la sua proprietà. Per giorni il corpo del ragazzo rimane all’obitorio, non ha documenti, non ha nome, non ha nazionalità.

Qualche mede dopo: dieci righe in una pagina interna. In un paese della Puglia muore – non ricordo come- un giovane clandestino, anche lui senza nome né patria. Nessuno vuole farsi carico delle spese funerarie, neanche il comune. Una vecchina svuota il libretto postale, gli dà onorata sepoltura, fa incidere sulla sua lapide: Al Dio che tutti ci conosce.

Da qui è nata l’idea di una moderna e milanese Antigone.

Francesco D’Adamo, estate 2008
Alcuni titoli più recenti di Francesco D’Adamo: Storia di Ouiah che era un leopardo, Fabbri 2006 Johnny il seminatore, Fabbri 2007 Storia di Ismaele che ha attraversato il mare, De Agostini 2009 Radio niente,; De Agostini 2010 Altri suggerimenti: Antigone, H. Bauchau, Giunti 1999. Edipo sulla strada, H. Giunti 1993. Antigone, variazioni sul mito, Sofocle, Anouilh, Brecht a cura di M. G. Ciani. Marsilio 2000. La speranza nel frattempo, A. Roy, J. Berger, M. Nadotti, Casagrande 2010. Storia di Antigone, C. Molinari, De Donato 1973. Dall’altra parte, A. Dorfman, Einaudi 2008.


Antigone a Milano
di Cristina Crippa


A Pasqua del 2009 ho trovato nella mia cassetta delle lettere un copione accompagnato da una lettera di un mio vecchio amico che lavora alla casa editrice De Agostini. Un loro autore, Francesco D’Adamo, di cui avevano appena pubblicato il romanzo Storia di Ismael che ha attraversato il mare, aveva scritto questo testo pensato per il teatro. Leggilo, diceva, che se ne può fare?

Il teatro appunto. Superfluo spiegare a voi, cari lettori/spettatori che seguite da sette anni questi “compleanni” della Biblioteca, che senso ha uscire di casa e ritrovarsi insieme fisicamente in un luogo che ci appartiene, parlare a interlocutori in carne e ossa guardandoli in faccia. Questo bisogno, e questo desiderio, appartengono sia all’autore che ovviamente all’attore, specie quando le storie che si vogliono trasmettere, belle o brutte, drammatiche o leggere, sono per noi urgenti e necessarie.

Antigone a Milano, il titolo di questa. Francesco spiega con molta incisività nell’introduzione al suo testo (vedi retro), cosa l’ha spinto a scrivere. La scrittrice indiana Arundhati Roy sostiene che “sono le storie a scegliere gli scrittori. Ci colonizzano. Ci affidano degli incarichi. Insistono per farsi narrare.” Credo che abbia un bel po’ di ragione. A me che faccio l’attrice succede con i personaggi: io leggo, e loro stanno lì, nella mia testa, ogni tanto si agitano, bussano più o meno discretamente, finché non mi decido a mettermeli addosso.

Bene, allora. Quest’anno Antigone a Milano.

Dice Shelley: “Ciascuno di noi, in una vita precedente, ha amato un’Antigone – e ciò fa che nessun legame umano possa più appagarci.” Mi manca un po’ di senso di assoluto per sottoscrivere una simile affermazione, ma credo possa dirci molto sul fascino che il personaggio della figlia di Edipo continua esercitare attraverso i secoli. Da Sofocle a Brecht, dalla Cavani al Living Theatre, da Holderlin ad Anouilh a Bauchau, letteratura, teatro, cinema continuano a produrre varianti di questo mito.

Qual è la peculiarità del nostro racconto? Sta ovviamente nel luogo, una Milano, anzi un Libero Ducato di Milano, di un futuro prossimo venturo, dove gli elementi di violenza, inospitalità, razzismo, paura sono cresciuti e incancreniti. E sta soprattutto nel punto di vista: a narrare la storia è un barbone, è lui che dal suo rifugio “en plain air” nei pressi di un supermercato ci descrive la città, le sue notti, i suoi risvegli, i suoi abitanti. E’ lui il testimone, non l’unico che ha visto ma l’unico disposto a dare una versione dei fatti che non collima con quella ufficiale. Ma a noi soli, borbottando, perché l’agire, l’opporsi “non spetta a me. Io appartengo alla stirpe dei vili”. Eccolo l’accaduto, il fatto: un giovane straniero tenta invano di scassinare la vetrina di un negozio. Viene ucciso dal proprietario, un macellaio. E poiché il morto era malvagio e ingrato, l’assassino è un eroe e il cadavere va lasciato insepolto, preda di cani e d’uccelli, a monito di chi dovesse covare pensieri di rivolta. E’ sempre lui a parlarci di Antigone: “così bella Antigone quindici anni, cavallina nervosa, Antigone culo di burro malmostosa e alabastro”. L’unica in tutta la città capace di un gesto di rivolta e di pietà. E’ lui infine a scardinare con un piccolo gesto miracoloso e il favore di un’innaturale tenebra il prevedibile tragico esito del gesto di Antigone.

Di tutti questi “lui” voi non ne vedrete e udrete alcuno, perché la prima cosa che ho fatto è stata trasformare impudentemente il vagabondo narratore in una vagabonda narratrice. Visto che volevo interpretarlo io che sono una donna. Trasformarlo poi, non esageriamo (tuttalpiù ho cancellato un “ho pisciato nel bancomat” decisamente scomodo), mi sono limitata a non preoccuparmi troppo del sesso del personaggio, cosa abbastanza frequente a teatro e nei giochi dei bambini. Basta mettersi d’accordo, ne convenite, cari spettatori? E forse neanche troppo impudente è stata questa trasformazione, se pensiamo che il personaggio del mito a cui fa riferimento il narratore è l’indovino Tiresia che nella sua vita ha sperimentato sia la condizione maschile che quella femminile.

A proposito di personaggi invasivi: in Angels in America di Tony Kushner interpreto, in una breve scena che mi piace molto, la donna del Bronx, una barbona fuori di testa con improvvisi scoppi di lucidità. Sospetto sia stata la voglia di sviluppo che quel personaggio conteneva ad acuire la mia affezione a questo testo.

E’ il momento di presentarvi i miei compagni di viaggio, persone e personaggi.

Antigone per prima, che accompagna tutta la narrazione con la sua presenza intensa, tesa e irrequieta, per restituirci nel finale le parole dell’eroina di Sofocle. A lei darà corpo e voce Valentina Paiano giovane attrice, regista, organizzatrice e tecnico tuttofare che ho conosciuto a Binario 7. Poi c’è il morto, lo straniero, e qui, cari spettatori, lusso sfrenato: trattandosi di una sola replica, ho chiesto a mio nipote Alessandro Frigerio, studente di filosofia con trascorsi teatrali, la disponibilità a fare il cadavere insepolto. Poi mi sono un po’ allargata a sfruttare la sua presenza di attore in fondo perfettamente vivo, e a farlo intervenire nel racconto, quasi una voce nella testa del narratore. Da ultimo viene, il vecchio Cafiero, cane anarchico, “pulcioso e storto, col passo sbilenco e il deretano peso”, compagno di strada del narratore. E poiché, passi il sesso del narratore, ma sull’anarchia del cane l’autore non transige, è impossibile disporre di una bestia teatrante anarchica e domestica. E poiché qualunque pupazzo o peluche sarebbe al di sotto di ciò che potete immaginarvi, datevi da fare. Del resto un’intera città dovete figurarvi. Anche se qui oltre alle nostre parole vi aiuteranno i suoni e le musiche che Giuseppe Marzoli ha scelto per accompagnare il nostro percorso. E anche quest’anno Nando Frigerio renderà possibile la trasformazione della sala di lettura in un micro palcoscenico.

Basta, vi aspetto il 13 dicembre. Buon S. Lucia, buon compleanno biblioteca.
Cristina Crippa, 30 novembre 2010.

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