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Ambientalisti e autodromo "Quel rinnovo non s'ha da fare"

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arco di Monza in pericolo e Autodromo svenduto al peggior offerente: queste la ragioni che hanno spinto nello scorso marzo gli ambientalisti a presentare un ricorso al TAR, a predisporre due esposti alla Corte dei Conti ed uno alla Commissione Europea e a lanciare la campagna di sensibilizzazione “Parco di Monza, Parco d’Europa”, che si articoa in una serie di attività informative e culturali. Una forte offensiva dunque contro il Comune di Monza, colpevole secondo le associazioni di aver perso un'ottima occasione per stipulare un contratto con la società che gestisce l'autodromo che tuteli il più grande Parco cintato del mondo. Il 21 dicembre 2007 infatti la Giunta Comunale di Monza ha deliberato l’affidamento in concessione alla SIAS S.p.A. l’Autodromo Nazionale di Monza per la durata di 19 anni. I contenuti di questa concessione però secondo Italia Nostra, Legambiente, Comitato per il Parco “Antonio Cederna” e WWF Italia sarebbero iniqui e pregiudizievoli per il Parco, che ha recentemente celebrato i suoi primi 200 anni di vita, e ne metterebbero in pericolo l'importanza storico-ambientale.

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Sono diversi gli aspetti che il Tribunale Amministrativo Regionale della Lombardia dovrà analizzare e che gli ambientalisti contestano: innanzitutto non è stata effettuata nessuna gara pubblica internazionale per l'assegnazione della concessione alla società SIAS ma il tutto si è svolto con una semplice trattativa privata, lo svolgersi di una regolare gara invece avrebbe potuto valorizzare proposte di gestione dell’impianto automobilistico più rispettose del contesto storico ambientale in cui esso è inserito. Il secondo punto riguarda l'irrisorietà del canone annuo che la società dovrà versare al Comune di Monza e di Milano: 800mila euro appaiono una cifra ridicola se si pensa alla consistenza delle strutture date in concessione e al loro intensivo utilizzo commerciale. Inoltre il canone non si avvicina nemmeno lontanamente al valore di mercato dell’impianto. Le associazioni contestano anche il fatto che il Piano Territoriale del Parco della Valle del Lambro, di cui il Parco di Monza è parte integrante, compreso la precedente convenzione, impone l’abbattimento delle fatiscenti sopraelevate della vecchia pista di alta velocità abbandonata da quarant’anni mentre la nuova concessione ne prevede il mantenimento, impedendo così la liberazione di aree verdi pregiate tra le quali anche 60 ettari di boschi e prati che da tempo non vengono utilizzate per lo svolgimento delle competizioni motoristiche che gli ambientalisti vorrebbero recuperare e destinare all’uso pubblico. Il TAR dovrà verificare anche come mai la nuova concessione non ponga alcun freno alle rilevanti emissioni acustiche: le norme vigenti, impongono, invece, il monitoraggio delle emissioni e l’attuazione di interventi specifici per eliminare o, comunque, ridurre l’impatto acustico del circuito. Infine le associazioni sollevano il problema della cauzione finanziaria da versare ai comuni proprietari del Parco: la cauzione è l’unico strumento in grado di garantire l’effettivo e puntuale adempimento degli obblighi contrattuali compresa la manutenzione degli spazi verdi. Le associazioni chiedono infine al Comune di Milano di non ratificare la concessione e di imporre al Comune di Monza il rispetto delle norme sino ad ora violate.

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«L’azione legale da noi intrapresa si inserisce in un contesto più vasto di valorizzazione e sensibilizzazione sull’importanza di questo nostro bene storico, paesaggistico e naturalistico che, fra i parchi storici d’Europa, è ancora troppo poco conosciuto» dichiara Bianca Montrasio portavoce delle associazioni. «Da qui il nome stesso della campagna “Parco di Monza, Parco d’Europa” che si articolerà in una serie di iniziative e nell’attivazione di un sito web dedicato».

 


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