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Un business plan per la Villa del futuro

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ntervista a Paola Dubini, professoressa dell'università Bocconi che ha condotto uno studio di fattibilità sui possibili utilizzi della Villa Reale proposti dal progetto di restauro vincitore del bando comunale

Dopo decenni di abbandono, il progetto dell'architetto Carbonara, vincitore nel 2004 del bando di concorso per il restauro conservativo, intende finalmente valorizzare appieno la Villa Real di Monzae. Quale sarà verosimilmente il futuro di uno dei tesori attualmente meno sfruttati della città? Ne abbiamo discusso con Paola Dubini, docente di Strategie e Governance delle Istituzioni all'università Bocconi.

Professoressa Dubini, Qual è stato il lavoro che è stata chiamata a svolgere per la Villa Reale?
Su indicazione del progetto vincitore del bando di concorso per la riqualificazione della Villa si è effettuata un'analisi di fattibilità su differenti alternative di utilizzo degli spazi. Oltre al restauro e alla conservazione, era importante che ci fossero anche alcuni indirizzi sul modello di governo, poichè in tutti i progetti presentati erano sommari. Il nostro lavoro, insomma, ha avuto l'obiettivo di completare quello svolto dal gruppo vincitore, con alcune considerazioni, appunto, in merito alla possibilità di utilizzo di alcune aree.

Al momento di intraprendere lo studio, in quali condizioni ha trovato la Villa?
Alcune parti erano in corso di restauro, noi abbiamo immaginato e valutato differenti ipotesi di utilizzo anche in funzione del coinvolgimento di eventuali partner da parte della regione Lombardia.

Qual è stato in sostanza il suo progetto di riposizionamento?
Mettere a posto la Villa significa inevitabilmente tenere in considerazione almeno tre punti fondamentali, peraltro già chiari alle istituzioni coinvolte nel restauro e nella gestione. Innanzitutto il suo notevole valore artistico e culturale, che impone interventi rispettosi della funzione d'uso originaria sia del palazzo che del suo parco. Questo inevitabilmente porta a immaginare un utilizzo come museo o spazio espositivo. Le parti più belle e maestose, invece, potrebbero essere adibite a funzioni di rappresentanza. Il secondo elemento che abbiamo tenuto in considerazione è la fruibilità da parte della cittadinanza di Monza, che tutto sommato da anni non vive la Villa, simile più ad una bella addormentata. In parte, quindi, questo obiettivo si può raggiungere destinando alcuni spazi a museo, ma anche forse attrezzando una zona dei giardini con esercizi commerciali selezionati, ristoranti, caffetterie, per rendere la Villa una destinazione piacevole e interessante. Terzo punto di riflessione, la ricerca di un modello di gestione autofinanziata, o comunque in grado di generare adeguati flussi di reddito, cosa che rende tutto un po' più difficile. Le soluzioni più immediate in tal senso sembrano di certo l'organizzazione di eventi, o magari la realizzazione di un centro congressi (come previsto dal progetto) o di un albergo più o meno di lusso. Tenere insieme tutte queste istanze è difficile, perchè possono imporre scelte contrastanti tra loro. L'albergo di lusso ad esempio, avrebbe bisogno di una serie di interventi assolutamente non conservativi. Certo, lo spazio non manca, ma il progetto è per forza di cose complesso.

Quali sono dunque gli ostacoli principali per un utilizzo della Villa felice e ottimale?
Non ci sono dei veri e propri ostacoli. Da parte nostra si è trattato essenzialmente di immaginare diversi scenari e la loro applicabilità, destinando a ciascuno di essi degli spazi precisi, stimando i possibili ricavi e investimenti. Al committente sta la responsabilità di scegliere, anche in funzione dei possibili interlocutori avvicinati. La vera difficoltà, in un progetto di questo tenore, è l'orizzonte temporale molto lungo su cui si ragiona. Non stupisce, in casi del genere, realizzare dei business plan anche di quindici anni.

Il suo lavoro è stato sottoposto al giudizio di quale ente pubblico?
Il nostro committente era la Regione Lombardia attraverso la sua società che gestisce i beni patrimoniali. È poi evidente che per lavorare con serenità ci siamo confrontati anche con gli estensori del progetto vincitore e la Soprintendenza.

Si può secondo lei ambire a trasformare la Villa Reale in una vera e propria icona per Monza?
Potrebbe esserlo perchè è un edificio bellissimo con un parco meraviglioso. Il confronto con altri palazzi reali, come Venaria o Schönbrunn, è oggi impari. Parliamo di ville restaurate con cura ed attrezzate, in grado di attirare flussi consistenti di visitatori. La Villa è sempre stata poco utilizzata dai Savoia, anche a causa del regicidio. Non c'è una storia Reale a cui rifarsi, non c'è una principessa Sissi. Bisogna partire da zero, con tutte le difficoltà del caso. Il problema è anche a livello logistico. Monza come città è abbastanza accessibile, ma alla Villa si arriva praticamente solo con l'auto. Questo implica uno sviluppo urbano mirato, che veda anche la collaborazione con Milano e i Comuni limitrofi. Attualmente, la vera icona della città è più l'autodromo.

Secondo lei è applicabile il progetto che vede coinvolta la Villa come sede di rappresentanza per l'Expo 2015?
Quando abbiamo effettuato la nostra analisi, Milano non aveva ancora vinto, ma avevamo comunque ipotizzato un utilizzo di quel tipo. Se davvero si farà, potrebbe essere una buona occasione per iniziare a costruire un'immagine della Villa Reale, per farla conoscere. Non bisogna però dimenticarsi della sostenibilità, che va oltre l'Expo. Il programma di gestione deve essere lungimirante per mettere a frutto davvero gli investimenti significativi che le risorse messe a disposizione permetterebbero. L'Expo passerà, mentre la Villa Reale resta.

 


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