Home Ambiente Ambiente Abbracciato il Bosco delle Querce 35 anni dopo il disastro dell'Icmesa


Abbracciato il Bosco delle Querce 35 anni dopo il disastro dell'Icmesa

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Siamo noi i cittadini: circa un migliaio di persone forma una catena umana per scongiurare lo sbancamento progettato dall'autostrada Pedemontana


Nel piazzale del parco c'è un clima di festa: le numerose bancarelle delle associazioni espongono brochure, gadget e documentazioni del lavoro che svolgono quotidianamente nel territorio. Ci sono persone di ogni fascia d'età: famiglie con bimbi, giovani, pensionati, signore di mezza età, come a voler rappresentare una campionatura della società che vive e lavora nei territori circostanti. Sui visi si possono leggere le espressioni di persone consapevoli, quella parte di società maggiormente motivata e cosciente dell'importanza fondamentale di vivere in un luogo salubre.

Dopo alcuni interventi fatti dagli organizzatori per spiegare la motivazione della manifestazione, al ritmo dei tamburi africani un lungo serpentone di persone si avvia nel sentiero che costeggia il torrente Seveso: l'odore maleodorante del fiume, un corso contornato da mura in cemento che scorre al lato di capannoni industriali, occultato o meglio rimosso dal resto dell'abitato e ricco di rifiuti di ogni genere, non impedisce alla folla di procedere verso una delle zone meno note del bosco: nella zona dove è sepolta la maggior parte della diossina, raccolta in una enorme vasca e successivamente ricoperta di terra a formare una collina artificiale.

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L'ingresso della manifestazione abbracciamo il Bosco delle Querce

 

Proprio in quella zona del bosco, quella a rischio di sbancamento e circoscritta nel grande svincolo della Milano-Meda, un gruppo di danzatrici si esibisce in un balletto angoscioso e nello stesso tempo simboleggiante con crudezza l'evento del disastro ambientale di 35 anni fa. Fa molto caldo, lo spettacolo non è per nulla piacevole a vedersi, così prepotentemente carico di drammaticità, tuttavia la folla assiste e resiste e anzi successivamente si sposta con un certo entusiasmo verso la collina per formare un grande cerchio, quell'abbraccio simbolico al bosco minacciato.

 

 

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 La rappresentazione nel bosco che fu gravemente contaminato dalla diossina, sullo sfondo si intavede una recente discarica abusiva

 

Siamo noi i cittadini. Con queste parole scandite in ritmi africaneggianti la manifestazione si carica di energia, le persone si tengono per mano e per qualche attimo si percepisce, forse grazie alla musicalità africana, quel forte legame che lega gli esseri umani alla terra, una sensazione dimenticata nel vivere quotidiano, qui in questo gigantesco agglomerato in cui milioni di persone vivono freneticamente la loro vita. Ma oggi è un giorno speciale, ci si può fermare, condividere con naturalezza la gioia della vita, anche sopra una bomba ecologica creata dalla mania del progresso e relegata in un angolo dimenticato.

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 L'abbraccio in cima alla collina della diossina

 

Dopo la conclusione dell'evento fa capolino nei discorsi un'altra manifestazione svoltasi qualche ora prima e poco distante, nei pressi dell'Ontano di Montorfano, organizzata dal Comitato per il Parco Regionale della Brughiera e da Salvabrughiera:una singolare iniziativa per simulare l’impatto dell’Autostrada Varese-Como-Lecco fra i boschi fra Capiago e Orsenigo. Si tratta della vera Pedemontana, quella famosa autostrada che doveva essere costruita a metà degli anni sessanta, poi modificata nel suo progetto originale e spostata molto più in basso in piena pianura. Ora che la Pedemontana ha ottenuto il via libera, qualcuno si è ricordato del vecchio progetto e ha cominciato a reclamare una nuova ennesima autostrada, o meglio un doppione.

 

Il video realizzato da Roldano Radaelli per il Corriere della Sera

 

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