| Romani, la Cascinazza e il Cittadino |
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| Di Antonio Cornacchia |
| Venerdì 31 Ottobre 2008 |
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Nelle ultime settimane è tornata alla ribalta della cronaca di Monza una vecchia questione, quella della Cascinazza, un'area a destinazione agricola nel territorio comunale, da decenni sotto la mira degli immobiliaristi perchè fra le ormai pochissime, residue aree "libere" da condomini e villette. Complice un dibattito organizzato dalla nuova proprietà dell'area e della scorsa seduta del Consiglio comunale, durante la quale - finalmente - l'assessore part-time all'urbanistica del Comune di Monza, Paolo Romani, dopo mesi di chiacchiericcio ha presentato le linee generali della variante al Piano Generale del Territorio; un piano, va ricordato, preparato dall'Amministrazione precedente ma approvato dall'attuale appena l'anno scorso. È molto interessante vedere come tutta la questione è stata presentata negli ultimi due numeri del giovedì dello storico giornale monzese, il Cittadino. A scriverne sono stati Andrea Trentini, Monica Bonalumi e Federico Berni. In più i due editoriali del direttore Luigi Losa che da mesi non nasconde il suo entusiasmo per la grandeur ricercata dall'assessore per il futuro di Monza. Una grandeur e un futuro che sanno di molto antico, anzi vecchio: costruzioni su costruzioni, cemento su cemento. Proprio mentre in tutto il mondo (Cina a parte e vorrà dire qualcosa...) urbanisti e progettisti spingono verso la fine del consumo di territorio, l'unica risorsa davvero irriproducibile. Ma davvero è così ineluttabile la convinzione che un'area agricola diventi area edificabile? davvero la popolazione di Monza è talmente aumentata che c'è bisogno di andare a costruire sui pochi spazi liberi?
Ne abbiamo parlato già in passato: Qui di seguito gli articoli apparsi sui due numeri. |




















