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Morte della campagna, morte della città

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Mentre la tendenza generale va verso la filosofia del consumo zero di suolo, a Monza si pianificano urbanizzazioni di dubbia utilità. A chi servono davvero? 

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iovedì 22 aprile si è tenuto all’Acquario civico di Milano un interessante meeting interdisciplinare, organizzato da Legambiente, Istituto Nazionale di Urbanistica, Società geografica italiana, dal titolo significativo: "Terra! conservare le superfici, tutelare la risorsa: il suolo, un bene comune". In quasi 7 ore di interventi si sono avvicendati ben 20 relatori di diverse università, i quali, ciascuno dal proprio punto di vista disciplinare, hanno illustrato la questione dei suoli liberi e agricoli.

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Per dare solo un'idea degli argomenti trattati: produttività dei suoli e sicurezza alimentare: conservare il suolo e nutrire il pianeta (Acutis); l'ambigua relazione tra paesaggio e comunità (Schmidt); consumo di suoli e sprawl di identità (Vallerani); effetto del consumo di suolo sul ciclo idrogelogico e sulla sicurezza dei territori (Puma); il consumo di suolo nella componente ambientale dei piani territoriali (Pedrazzini); quali alternative al consumo di suolo (Quaini); responsabilità e custodia del territorio nella società liquida (Colgiati Dezza); governare il territorio per ridurre il consumo di suolo (Arcidiacono); misure di consumo di suolo: metodi e quantità dei dati in Lombardia (Fasolini); evoluzione del consumo di suolo e dei bisogni insediativi (Pileri); sprawl: generazione di rendite immobiliari o di disagio insediativo? (Camagni); tra bene comune e proprietà individuale: quali riforme per la tutela dei suoli (Boscolo); consumo di suolo e perdita di biodiversità (Casiraghi); uso del suolo e cambiamenti climatici (Lavalle); i numeri e le tendenze della trasformazione edilizia del territorio (Polci).

I saluti iniziali sono stati portati da Marco Frey della Fondazione Cariplo e da Mario Nova della Direzione Generale Territorio della Regione Lombardia. L’introduzione è stata a cura di Damiano di Simine, presidente di Legambiente Lombardia e da Stefano Pareglio per l'INU. (Tutti gli interventi sono ora scaricabili qui).

Le comunicazioni hanno affrontato il tema della salvaguardia dei suoli da tutti i punti vista: da quello naturalistico, a quello agronomico, quello giuridico, urbanistico e territoriale, paesaggistico, economico, statistico-quantitativo e quello dei cambiamenti climatici prodotti.

Mentre il mondo della cultura, ma anche dell'economia, si confronta sui diversi aspetti causati della compromissione territoriale e dei suoli, la politica della nostrana maggioranza locale sembra invece tutta intenta a propone l'esatto contrario, cioè edificare in modo indiscriminato e massivo sulle residue aree agricole di Monza.

Si parla di almeno un milione e mezzo di metri cubi sparsi in tutti i punti cruciali della città con 6 poli (in colore blu nella cartina sotto riportata) cioè in zona Torneamento, viale Campania, la Cascinazza, zona ex Cave, Stadio nuovo e Policlinico, spesso definiti con nomi altisonanti (es. polo tecnologico, ambientale, ecc.), che però non possono nascondere la reale intenzione edificatoria e speculativa.

 

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Diverse sono state le iniziative pubbliche, sia con serate a tema, sia con petizioni, che hanno messo in evidenza il disastro annunciato dal nuovo PGT, in corso di redazione e pubblicato per la sua VAS (Valutazione ambientale strategica) dal 20 gennaio al 22 febbraio, nel sito del Comune.

In seguito a questa pubblicazione (peraltro dovuta per legge), sette associazioni ambientaliste di Monza (Legambiente, Italia Nostra, FAI, Monza in bici, Green man, CCR, Comitato per il Parco) in ben 32 pagine, tra considerazioni nel merito e allegati, hanno formulato circostanziati suggerimenti e proposte, chiedendo all'amministrazione comunale di voler rivedere e ripubblicare il Rapporto ambientale della VAS nonché riconsiderare  le pesantissime scelte territoriali ora proposte, anche attraverso una chiara valutazione della "opzione zero", cioè tutti i benefici che la città avrebbe qualora quelle corpose operazioni immobiliari (per chi?) non venissero realizzate. La città dei cittadini, non potrebbe che averne positivi effetti.

Con tutti i problemi irrisolti che Monza sta attraversando ormai da tempo, primo fra tutti quello del traffico urbano arrivato a livelli insostenibili, sia per le carenze nei trasporti pubblici, sia per la congestione urbana prodotta; in una situazione di saturazione del mercato edilizio locale, già sovrabbondante di edifici residenziali e di altra natura (commerciali, terziari, produttivi) spesso rimasti sfitti o sottoutilizzati, parlare ancora di voler costruire, anche e soprattutto su aree agricole, risulta essere del tutto dissennato.

Tutto questo mentre, per esempio, il Piano generale del traffico urbano (PGTU), pronto da anni, giace agli atti del Comune senza alcuna approvazione definitiva.

Comunque, solo per fornire un'indicazione delle enormi quantità messe in gioco dalla nuova variante urbanistica al PGT vigente, riportiamo di seguito alcune schede illustrative, per singola Circoscrizione amministrativa, tratte dal sito della Lista civica città persone e diffuse anche da tutte le forze di minoranza in Città.

 

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(Clicca per ingrandire)

 

C'è solo da auspicare un profondo ripensamento della maggioranza al governo cittadino, guidato dal senso di responsabilità e dal reale perseguimento dell'interesse pubblico complessivo. Diversamente, sarà necessaria una forte e chiara opposizione che impedisca quello scempio territoriale. La nostra Rivista  vi terrà comunque informati sul prosieguo degli eventi su quel delicato versante urbanistico.

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