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Fauna delle steppe nordiche

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La Pianura Padana, a suo modo, è un eden di specie animali. Vediamo quali


Non è vero che il Nord padano è il regno del cemento e dell’asfalto, della rottura del legame con la natura, della violenza artificiale all’ambiente. Non sono d’accordo. Io non ho mai visto tanti animali come nella cintura milanese. Il mio “Mondo di Quark” inizia a S. Donato e finisce a Monza e spazia da S. Siro a Segrate. Troppa grazia per un rude e bifolco uomo del Sud peninsulare di fronte a cotanto rigoglìo.

Come un novello Darwin (ma cardellini e tartarughe scarseggiano), da mesi annoto le specie che più colpiscono il mio immaginario scientifico. Andiamo con ordine.

 

 

COLOMBO (Columba livia, o anche in calabrese “picciune”)

Premessa: si prega di non utilizzare il termine calabrese in presenza di donne accompagnate da uomini di quella regione, se non volete terminare anzitempo la vostra esistenza, poiché il sostantivo indica qualcosa di propriamente attinente alle gonadi femminili.

Il colombo, già conosciuto a latitudine Sud, prolifera in numero spropositato al Nord, in città e in campagna, su asfalto e su terra. Lo trovi in nugoli che seguono i trattori durante la semina. Ma lì non dà fastidio. Il fastidio lo avverti quando metti in inverno due briciolette di pane sul davanzale sperando di sfamare i passerotti e, invece, chiare prove (caconi che non possono uscire dal corpicino di un passero) indicano che hai pure tu, come l’agricoltore, sfamato loro.

 

 

CORVO (Corvus monedula, o anche in calabrese “corvu”)

Premessa: potete liberamente utilizzare il termine calabrese, senza timori per la vostra vita.

È il terrore e padrone dei cieli. Lo vedi appollaiato sul terrazzo dell’ufficio dove lavori e dal quale, nella stagione degli amori, lancia starnazzi lunghi e lenti da film horror. Dallo stesso terrazzo punta il cibo e parte in picchiata e non puoi fare meno di pensare che, se in USA hanno come simbolo la fiera e maestosa aquila dalla testa bianca, a Milano abbiamo quel che ci meritiamo. Ai più fortunati, può capitare di vedere scene puramente western, come i corvi che in gruppo attaccano e spennano vivo un piccione (vedi la voce precedente nel suo etimo zoologico), oppure che si librano in volo con un budello lungo così di cane morto dalla strada che stai attraversando.

 

ANATRA (Anas platyrhynchos, o anche in calabrese “papara”)

Premessa: il termine calabrese va usato con attenzione nei confronti del genere femminile, se non volete rovinarvi la serata («che hai detto? Ah, volevi dire che sono scema? Scherzavi? Devi vedere come scherzo poi io…»).

Le anatre popolano i canali cittadini, le lingue d’acqua e… pure i campi di mais a luglio dalle parti di Milano Sud. Guidare con prudenza, perché capita di incrociare la mamma anatra che porta a spasso i piccoli sull’asfalto per imparare la beccata sui chicchi caduti. Bisogna attendere che finiscano, perché pure suonando il clacson non si spostano… e fare una strage non sarebbe bello (Konrad Lorenz che mi hai fatto…).

 

AIRONE (Ardea cinerea, il calabrese non lo contempla)

Apri la finestra, esci a comprare il giornale e a volte la quiete viene rotta da grida inumane in alto nel cielo. Sulle prime ti spaventi, poi alzi lo sguardo e capisci: è un grosso uccello gobbo e dal becco aguzzo che ti sta passando sulla testa, in viaggio da uno stagno all’altro. È molto bello, ma non puoi fare a meno di pensare “se questo ora sgancia sono fottuto”.

 

RANA (Hyla arborea, in calabrese semplicemente “rana”)

A qualcuno piacerà (soprattutto da mangiare, come si usa in queste lande), ma vi assicuro che sentirne a viva forza il concerto notturno nelle sere d’estate perché il caldo è così insistente che non puoi chiudere gli infissi, rompe abbastanza le gioie di famiglia.

 

 

RATTO (rattus norvegicus, in calabrese e non solo “zoccola”)

Animale che abbonda anche a Sud, ma almeno a Nord puoi prenderti la soddisfazione di metterlo sotto con l’auto nelle sere nebbiose, circostanza che ha un ché di poetico, in quanto capisci che l’onomatopea fumettistica “puff” esiste, poiché il roditore morto ammazzato fa proprio quel rumore.

 

NUTRIA (Myocastor coypus, in Calabria non lo abbiamo mai visto)

La prima volta vis à vis con ‘sto coso ti fa venire il cuore in gola perchè ritieni di esserti imbattuto in un mostro creato dai veleni dell’industrializzazione e lo racconti pure agli amici del posto:

-          ia cchi zoccola ch’è vistu,

-          cosa?

-          ho visto un topo enorme, grosso così

-          ah, ma ne sei sicuro? Non è che era una nutria?

-          ‘na cosa?

-          una nutria, un castorino. Vicino ai corsi d’acqua è pieno

 

Scettico, hai bisogno di un google qualsiasi per verificare ed eccola, sul tuo schermo, la zoccola enorme del Sudamerica col pelo crespo e marroncino e le glabre gambe posteriori da coniglio, sputata sputata quella vista… e io che mi ero immaginato il castoro simpatico e biondo del Canada, bello tomo tomo e col pelo lucente che se ne va a fare le dighe nel Manitoba…  curi cazzi: a Milano, ti tocca fare i conti con suo cugino immigrato. Terroni, come te, pure gli animali.

Comments:

Commenti 

 
0 #1 Dario 2011-01-25 21:39
Il pezzo vuole essere di spirito - un po' greve invero- e dunque non è il caso di approfondire, tuttavia, per ristabilire un minimo di credibilità scientifica, vorrei ricordare all'autore e a tutti quelli che ne avessero curiosità, che il corvo è specie abbastanza rara e localizzata nell'Italia settentrionale, dove si osserva solo in inverno. Si tratta infatti di specie nordeuropea che presenta diverse caratteristiche morfologiche e biologiche molto differenti dalla specie di "corvu" che siamo abituati a vedere durante tutto l'anno "a bordo strada" come dice il Comisso; queste sono infatti cornacchie grigie(Corvus corone cornix), a loro volta molto differenti in tante particolarità e abitudini dalla specie (Corvus monedula) overo la "lorenziana" Taccola.
Un saluto, Dario
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0 #2 ivan 2011-01-26 13:48
Grazie per la precisazione.
Nelle parentesi non potevo elencare tutte le singole specie relative al genere osservato e, allo stesso tempo, limitarmi al solo genere mi sarebbe sembrato troppo limitativo. Per questo motivo, per ognuno degli animali elencati, ho indicato quello che vedo più spesso (nel caso specifico, mi imbatto più spesso in taccole).
Detto questo, poichè non sono un esperto, è probabile (non solo possibile) che abbia sbagliato specie.

Per quanto riguarda il tentativo di "spirito", mi scuso se ho arrecato disturbo/offesa. Effettivamente, sono di grana grossa.
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0 #3 George Kaplan 2011-01-30 11:32
Apprezzo lo spirito e l'ironia dell'articolo. A parte le giuste precisazioni scientifiche di Dario, avrei solo un'ulteriore considerazione da fare. Il territorio italiano (a nord come a sud) è sottoposto al pericolo costituito dall'eccessiva espansione edilizia e dalla speculazione immobiliare. Molto spesso le argomentazioni utilizzate da chi vuole deturpare l'ambiente sono che le aree dove vorrebbero costruire sono terreni improduttivi, che non hanno nessun valore economico né ambientale. Nella maggioranza dei casi questo costituisce una bugia. Infatti anche la Pianura Padana, ampiamente urbanizzata, anche le zone vicine, o addirittura interne alle grandi e piccole città, contengono elementi di rilevante valore naturalistico (alcuni dei quali tu hai elencato nel tuo articolo); io stesso ho avuto modo di osservarne parecchi altri, sia animali che vegetali. Credo che, usando anche le armi dell'ironia, sia importante far capire ai cittadini che l'ambiente che li circonda ha un grande valore, anche se magari ad un primo sguardo non si direbbe. Le persone hanno necessità di affezionarsi al posto dove vivono per capire quanto vale e per difenderlo. Il mio invito è semplicemente quello di stare attenti, quando parliamo o scriviamo, a non fornire, senza volerlo, un aiuto a chi ha interesse a fare in modo che invece le persone si disinteressino all'ambiente dove vivono, perché lo ritengono (a torto) senza valore.
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