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L'impero dei sensi, l'impero del buon gusto

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La moda, una questione di latitudine?

 

Chi pensa ad un Sud tremebondo, pudico e ingessato è meglio che riveda le sue idee. Parlo di moda. Certo non quella da passerella con jet-set, caviale e champagne. Mi riferisco a quella da strada con generone, pane e salame.
Fatevi un giro da Roma in giù da giugno in poi e vi parrà di essere in una specie di Sodoma e Gomorra dei sensi: un culotto lì, un filo interdentale uso lato b a destra, uno sballonzolamento generoso a manca, il top corto idoneo a visita medica ortopedica lombare a poppa o gastroenterologica a prua, la indubitabile trasparenza laggiù. Ne accennavo già in passato.
No, a un occhio del Sud i presunti costumi estetici aperti, liberali e libertini del Nord fanno un baffo. Lo sconcerto, ogni tanto, viene suscitato da altro.
Forse perché la natura (sociale e umana) in certe aree del Paese è stata generosa e di conseguenza la stagione da cicale ha un suo limite ontologico, l'impero dei sensi sudista di solito non vive a lungo. Tradizionalmente, alla primavera da meglio gioventù con l'ostensione del corpo segue una maturità matronale e composta, da classico buon gusto. C'è un tempo per l'estetica esposta e un tempo per l'estetica più intima e di stile.
Qui al Nord non mi pare che vada sempre così. Che dipenda dal censo? Sono ricca e lo faccio vedere prolungando la stagione da cicala, lo affermo con quello che mostro, mi dimentico del tempo che passa perché io, tramite i miei consumi, esisto e non ho bisogno di essere formica. Così come sono ora, uguale a così com'ero allora.
E vediamoli 'sti consumi. Pelliccia gonfia e piena di imprecisato animale costosissimo della taiga siberiana dalla quale spunta una chioma biondo platino cotonata senza licenza edilizia con ricercato trucco violetto intorno agli occhi. La pelliccia volutamente aperta lascia intravedere un maglione scollato di gran foggia che si prolunga in una gonna corta, gambe secche e, là sotto, incredibili scarpe sneakers (mi dicono che si chiamino così) della miglior marca. Con una mano, regge una sigaretta da femme fatale alla Mata Hari. Nell'altra il guinzaglio, di pelletteria fiorentina, che finisce in un cane piccino cotonato pure lui e col fiocchetto in testa. La posa è fissamente e fessamente statuaria, da kouros greco. Età: oltre i 70.
Dalle mie parti, di fronte a spettacoli simili, ci si avvicina con circospezione e tatto, si domanda alla signora come sta e, se si intuisce traccia di smarrimento, si chiama la neurodeliri. Tanto liberali prima, quanto conservatori poi: anche qui, una strana nemesi.

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