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Anima migrante. Al quadrato

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C'è sempre un Sud che è più Sud del tuo.
E
al mondo c'è sicuramente qualcuno più forte di te

C'è sempre un Sud che è più Sud del tuo. Di conseguenza c'è sempre un'anima migrante che migra, si trasferisce, vive e ama più lontano della tua. È bene dirselo, ogni tanto. Così, per tenerlo in mente. È pedagogico e dovrebbe diventare come la fredda certezza del pugile: puoi essere anche campione dei massimi ma sai benissimo che al mondo c'è sicuramente qualcuno più forte di te.

C'è chi si sposta di mille chilometri mantenendo la carta d'identità, e chi ne fa qualche migliaio in più, ha bisogno di un timbro sul passaporto e, spesso, nemmeno quello basta. La differenza tra i primi e i secondi è che di solito i primi, migranti interni, vorrebbero riavvicinarsi al luogo di provenienza mentre una fetta (forse crescente) dei secondi, non italiani, desidererebbe migrare ancora più in là.

Le anime migranti, quindi, non hanno percorsi paralleli. L'origine più a Sud rischia di portarti ancora più a Nord. A maggior ragione qui e ora.

Origliando le conversazioni altrui si impara qualcosa. Seduto negli ultimi posti di un autobus che porta in periferia, puoi sorridere nel vedere una bambina curiosa che, seduta di fianco alla mamma, attacca bottone con un signore che non ha molto dell'italiano, scoprire che è egiziano, ha tre figli, che (la bambina spara domande a raffica) fa il muratore, è in Italia da sette anni e «purtroppo non è più come prima» (il signore egiziano ora parla alla mamma guardando la bambina), «ho un cugino in Belgio, sto pensando di andarmene lì».

Se accompagni un'amica laureata in lingue, su quello stesso bus, e tale amica è curiosa quanto la bambina tanto da intavolare una conversazione con le due giovani donne dalla carnagione scura che ti siedono di fronte, alla fine puoi avere un rapido resoconto di quel che si sono dette in quell'improvvisato mini gineceo. Le donne, peruviane, sono da qualche anno in Italia ma ora vorrebbero andare via, in un altro paese, forse in Germania, perché avvertono che qualcosa si è rotto, che gli sguardi, i toni, i modi con cui le persone si relazionano con loro si sono fatti più rudi e carichi di pregiudizio.

Poi, in un giorno che preannuncia la primavera, ti imbatti in pieno centro in una manifestazione sindacale e la classe operaia è nera, del Camerun, del Benin, della Costa D'Avorio, ugandese, maghrebina. Sono loro che lottano, anche per te, insieme a qualche bianco pensionato in cui riconosci il volto di tuo padre. Tu, comoda anima migrante con carta d'identità, sei solo uno spettatore con un gelato tra le mani. Tu, che magari desideri casa tua e non fai nulla, e loro, più migranti di te, che gridano e marciano eppure da questo Paese vorrebbero forse andarsene.

 


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