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Città Persone "Il teleriscaldamento in città: la resa dei conti (delle bollette)"

Finito il freddo, spento il riscaldamento, politica in vacanza: in questi giorni stanno arrivando le bollette del teleriscaldamento delle case Aler e le sorprese.

 

 

Cittadini delle case Aler di via Fiume del quartiere San Rocco segnalano bollette in arrivo con SORPRESA: di nuovo costi molto superiori al vecchio sistema e in contrasto con quanto era stato concordato con l’amministrazione comunale e ACSM-AGAM. Bollette tra i 1.000 e i 1.800 euro, con riscaldamento acceso 3 o 4 ore al giorno e senza tener conto del metano per la cucina, il cui costo va a sommarsi a quello del riscaldamento.

 

L’azienda cittadina dell’energia si era impegnata a ridurre la tariffa e a mettere in atto controlli, sostituzione di alcuni cronotermostati, nonché campagne di rilevazione delle temperature in questi mesi; mentre l’amministrazione comunale aveva dichiarato la volontà di garantire per questo “anno termico†tariffe identiche a quelle che si sarebbero pagate con il sistema precedente di caldaiette a metano.

 

La crisi che sta investendo il Paese rende indispensabile l’attuazione di politiche per un’energia pulita ed economicamente vantaggiosa, soprattutto quando si trovano coinvolte le fasce più deboli. Queste bollette stratosferiche sono arrivate agli abitanti di stabili di edilizia pubblica ALER e un’azienda energetica a forte partecipazione pubblica, come AGAM-ACSM, deve tutelare i cittadini, soprattutto quelli che maggiormente possono risentirne economicamente.

 

La questione tariffe sarà quindi da chiarire nelle prossime settimane, sia in relazione agli accordi tra amministrazione e utenti ALER, sia in relazione alle tariffe da applicare, al tipo di contatore e al contratto di assistenza, anche per il futuro: chiediamo quindi che l’azienda fornitrice verifichi i consumi orari e i relativi costi, monitorati a distanza dall’azienda.

 

Negli ultimi anni Città Persone si è interessata alla tematica “teleriscaldamentoâ€, soluzione alternativa, rispettosa dell’ambiente, sicura per la produzione di acqua igienico sanitaria e soprattutto competitiva dal punto di vista economico, come in altre città.

Ma a Monza ciò non è accaduto: come mai? Cosa sta succedendo? E intanto come sempre sono i cittadini a rimetterci.

 

 

Monza, 29 luglio 2010

 

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