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Francisco Gonzáles Ledesma, Storia di un Dio da marciapiede

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"Méndez è forse la persona che mangia peggio a Barcellona. Ci sono poche persone che riescono a fare peggio di lui senza andare incontro a conseguenze serie"

Méndez esce dalla Spagna, e non era mai accaduto. In Storia di un Dio da marciapiede, ultimo romanzo pubblicato in Italia da Giano (353 pagg., 17.50 euro) Francisco Gonzáles Ledesma porta il suo investigatore fino in Egitto, per proteggere una bambina down che si trova in pericolo. Si allontana così dalla sua Barcellona, quella città che da sempre - in una simbiosi tra autore e protagonista dei romanzi - porta attaccata alla pelle, che non ha mai abbandonato nemmeno per poche ore, in cui ha vissuto accanto alla sofferenza dei poveri, dei perseguitati e dei morti del franchismo. Una Barcellona dura e marginale di cui non si può avere nostalgia, se non per quella dignità che ha sempre mantenuto alta la speranza di un miglioramento, per l'affetto che Ledesma non riesce a nascondere. A ottant'anni, in perfetta forma, gira l'Europa per parlare del suo Méndez, come se raccontasse di se stesso. L'ultima tappa è stata a Lugano, a Tutti i colori del giallo.

Qual è la principale differenza tra Francisco Gonzáles Ledesma e Mèndez?

"Méndez è forse la persona che mangia peggio a Barcellona. Ci sono poche persone che riescono a fare peggio di lui senza andare incontro a conseguenze serie. Anni fa a La Vanguardia, il quotidiano dove lavoravo, mi hanno nominato critico gastronomico. Ho sempre saputo cucinare con poco, i piatti poveri della tradizione regionale. Ho anche sempre saputo come un ristorante poteva riuscire a far da mangiare con poca spesa. Così, dopo anni di girovagare per recensire grandi e piccoli locali della Spagna, mi sono reso conto  che il critico è una professione ad alto rischio di malattia professionale: mi sono ritrovato con pressione alta e diabete, grazie alla cucina di cui mi ero cibato negli ultimi mesi. Se vi propongono di fare il critico gastronomico, rifiutate subito!".

Perché per questo primo sconfinamento di Méndez ha scelto l'Egitto?

"Tempo fa avevo fatto un reportage al Cairo, e mi ero trovato in una città coperta di spazzatura, sporca. Avevo assistito ai matrimoni celebrati nei cimiteri: Mèndez fa i conti con queste cose. Era una situazione che andava bene per lui, uno che ha sempre affermato che l'aria buona fa male ai polmoni. Quando parte crede di andare in un luogo sano, e nonostante ciò decide di mettere a rischio la sua vita, ma poi si trova a suo agio. Ora le cose sono cambiate, ma tutto ciò che racconto è esistito".

Quanto di vero e quanto di inventato c'è in Storia di un Dio da marciapiede?

"C'è un episodio importante e realmente accaduto durante la Guerra Civile, e riguarda la bimba avuta da due spie fasciste, che stavano per essere fucilate ma poi si salvano. La notte prima dell'esecuzione, una giovane comunista sente pietà per loro e si offre ad entrambi, che non avevano mai conosciuto nessuna donna, perché dice che la pietà si sente con la pancia. Lei per questo gesto viene incarcerata e sottoposta a sevizie, la bambina nasce down e lei poi vene fucilata. I due uomini vengono a sapere di questa figlia, senza poter stabilire chi dei due è il padre, e decidono di occuparsene insieme. E' un episodio molto crudo, ma vero. Poi nel libro c'è l'umanità di poliziotti corrotti, killer che sanno essere anche buoni, un nucleo forte di gente che sa contrastare la meschinità, come in tutti i miei romanzi".

Oltre a Storia di un Dio da marciapiede, Francisco Gonzáles Ledesma in Italia ha pubblicato Mistero di strada (Giano) e Soldados (Meridiano Zero).

Dal blog di Paola Pioppi

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