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Il patrimonio italiano secondo l'Unesco

20090923-unesco-mostra

Una mostra fotografica in occasione del Forum Mondiale,
14 autori per i luoghi più "preziosi" della penisola

Riceviamo e pubblichiamo

Attraverso gli sguardi colti e sensibili degli autori, rappresentati nelle oltre 120 opere, il visitatore è chiamato a ri-guardare il Patrimonio Culturale dell’Umanità non come un testo illustrato, ma come parte integrante della sua realtà quotidiana. L’idea non è solo quella di offrire al pubblico una visione del patrimonio archeologico, artistico architettonico e paesaggistico, ma anche quella di presentare un’antologia della fotografia italiana contemporanea. I fotografi chiamati, infatti, ne sono fra i maggiori esponenti e ne rappresentano alcune fra le principali tendenze.

Pur non avendo nessuna pretesa di completezza, la mostra segna un percorso di sviluppo cronologico, che parte dalle immagini di Gianni Berengo Gardin per giungere a foto attuali scattate proprio in occasione della mostra. I siti dell’Italia centrale sono per lo più rappresentati dalle inquadrature di Berengo: rigorose ed eleganti senza diventare mai rigide e fredde, le sue fotografie conservano sempre quella lievità dello sguardo dovuta all’immediatezza dello scatto. Il bianco e nero delle immagini di Assisi, Urbino, Val d’Orcia, San Gimignano e della struttura monumentale di Castel del Monte, la ruvidezza che talvolta sembra emergere nella descrizione delle strade deserte di questi luoghi, sono elementi stilistici che rimandano questa serie di immagini ad un periodo di tempo, limitato a pochi decenni, che però ha visto nella fotografia italiana grandi cambiamenti: questo conferisce a tutta la mostra una struttura cronologica.

Le immagini di Gabriele Basilico, invece, mostrano uno dei filoni della contemporaneità: la ricerca di una nuova immagine del mondo, straniante e triste. Tuttavia il rigore di Basilico, evidente nella sua sequenza su Crespi d’Adda, sembra addolcirsi nelle fotografie di Alberobello. Il paesaggio culturale delle Cinque Terre - descritte dal bianco e nero di un Ferdinando Scianna quasi espressionista - appare proiettato in un mondo dove la natura regna ancora incontrastata, il mare e il vento modellano le forme delle rocce e l’attività dell’uomo non è distruttiva, ma ancora in equilibrio con il resto del creato. Le fotografie in bianco e nero non sono numerose, oltre Berengo Gardin, Basilico e Scianna, Dario Coletti ha realizzato così le immagini di diversi siti come le tombe etrusche di Cerveteri e Tarquinia o Villa Adriana e Villa d’Este e ciò sembra sottolinearne il forte sentimento evocativo. L’evocazione che fa ricorso alla immaginazione e alla forte partecipazione dello spettatore per l’interpretazione è elemento molto importante anche nelle scelte di Olivo Barbieri, Vittore Fossati e William Guerrieri.

Questa visione del patrimonio immerso nella quotidianità è diversa da quella che Mimmo Jodice oltre che di Giuseppe Leone i cui scatti sono rivolti  ripetutamente sia alle loro città, sia al patrimonio archeologico interpretato con grande potere evocativo del passato. Sensazione presente, seppure con diverso rigore, anche nelle immagini di Luciano Romano: i monumenti, gli angoli di città, i particolari architettonici emergono nella loro bellezza, come se appartenessero ad un mondo senza tempo, solo raramente qualche oggetto contemporaneo appare per richiamarci al senso della realtà. Forte è il senso di proiezione nel passato che si percepisce anche nelle fotografie di Vicenza di Luca Campigotto che inoltre presenta alla mostra alcune immagini di Aquileia. Il fascino dei luoghi può essere molto forte al punto da coinvolgere un matematico come Marc Le Simple spingendolo a tentare di riprendere le variazioni delle stagioni nell’orto botanico di Padova. Due le donne a rappresentare quell’esiguo numero che in Italia si dedicano alla fotografia: Raffaela Mariniello e Giuseppina Caltagirone, personalità molto diverse fra loro e distanti, una focalizzata sul paesaggio urbano e l’altra sul ritratto.

 

Monza, Serrone di Villa
14 fotografi per UnescoItalia

da domenica 27 settembre a domenica 4 ottobre

feriali e festivi 10.00 - 19.00
ingresso gratuito

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