Home Culture Culture Lella Costa e la Milano che merita di più


Lella Costa e la Milano che merita di più

20100609-lella-costa-a

Intervistata da Elisabetta Bucciarelli, l'attrice e scrittrice si racconta attraverso il teatro, l'ironia, la televisione, la famiglia e qualche rammarico per la sua città

 

 

C

arpineti-Reggio Emilia, terre di Matilde di Canossa, giornata d'esordio della prima edizione del festival Duemiladieci. Lella Costa, intervistata da Elisabetta Bucciarelli, si racconta attraverso il teatro, l'ironia, la televisione, la famiglia, qualche rammarico per una città, Milano, che meriterebbe qualcosa in più. Il suo ultimo libro, La sindrome di Gertrude (Rizzoli, 246 pagg., 18.50 euro) è "quasi" un'autobiografia: racconta e divaga, non sceglie la strada della scansione cronologica a ogni costo, ma piuttosto quella di un affresco fatto di luoghi, persone, episodi. Di passioni e di abiti, quelli di Antonio Marras, lo stilista che da anni la avvolge in tessuti impalpabili e colori morbidi. La sindrome di Gertrude "colpisce soprattutto le donne - sostiene Lella Costa - ed è quel meccanismo che ti spinge a dire di sì anche quando sarebbe stato meglio fare il contrario. E' una tendenza compulsiva e a tratti patologica che impedisce di valutare con attenzione le conseguenze. Non comporta necessariamente sventura, ma qualche volta forti ripensamenti". La conversazione, spazia e si allarga, il teatro prende la forma dei libri che sono, inevitabilmente, una sintesi e una suggestione di ciò che da anni avviene sul palco. Come Amleto, Alice e La Traviata (Feltrinelli, 189 pagg., 8 euro), spettacoli replicati centinaia di volte nei teatri di tutta Italia.

Perché la scelta di un teatro di narrazione, unica donna in Italia a percorrere questa strada?
Oggi ha una funzione che va al di là di ciò che si era pensato e voluto. C'è qualcosa che non va in un paese in cui la memoria del fatti storici e tragici è affidata ai comici, e dove attori, scrittori giornalisti hanno coperto un vuoto: io sono molto fiera di poter fare questo. Tempo fa mi hanno chiesto di fare un intervento in occasione dell'anniversario dello sbarco sulla Luna, nel 1969, e mi sono resa conto di non ricordare quasi nulla di quel momento, ma di avere un ricordo molto vivo della strage di piazza Fontana, avvenuta quello stesso anno. Oggi il dramma è che ci siamo abituati a tutto, anche a meccanismi agghiaccianti come quello che ci spinge a considerare meno grave di altre una strage che ha prodotto pochi morti.

 

20100609-lella-costa

Elisabetta Bucciarelli e Lella Costa

 

Qual è l'importanza della parola in questo momento?
C'è una svendita dei significati delle parole. Abbiamo peccato di superficialità e prodotto una caduta dell'attenzione, al punto che certe espressioni fondanti del linguaggio sono diventate titoli di trasmissioni televisive, trasformate in slogan e private del loro senso originario. Tendiamo sempre di più a dare valenze gergali a ciò che diciamo, usiamo i termini in modo approssimativo, ma quando ti trovi in situazioni in cui tutto il resto non esiste, come il carcere, capisci che è l'unico strumento importante che ti rimane, e che devi trattarlo bene. Da questo punto di vista, il contatto con i detenuti e con la loro privazione della libertà, mi ha fatto riflettere molto. Sono situazioni in cui impari che ogni parola deve avere un significato preciso, esattamente il suo e non un altro, senza sbavature, incomprensioni o possibilità di fraintendimenti. Questo, però, non ha a che fare con il fatto che non scrivo narrativa: il motivo, in questo caso, è che sono convinta che non si possano ormai più inventare nuove trame. E' bastato un personaggio come Shakespeare a raccontare tutto quello che serve. Io ho bisogno di qualcosa che duri di più rispetto all'attualità: i classici sono questo. Quando leggi le loro strie, capisci che c'è qualcosa che ti riguarda e ti viene voglia di raccontarlo. Allo stesso tempo ti accorgi che nessuno li conosce davvero, e tu stessa scopri cose che non sapevi: Amleto per me è stato questo.

Come si fa oggi ad allenare l'ironia?
Si fa fatica, soprattutto di questi tempi. L'ironia è l'attitudine che ti permette di cambiare il tuo punto di vista sulle cose. Se sai che non puoi cambiare le situazioni, almeno cerchi di avere uno sguardo diverso. Soprattutto è un modo per essere un po' meno concentrati su se stessi. Io amo molto l'autoironia, mi ci metto sempre per prima nelle cose che racconto. Una parte del senso dell'umorismo, quello più lieve e sobrio, mi arriva da Milano, dal suo saper essere città dalle bellezze nascoste con una sua discrezione, ma con molta forza.

 

Dal blog di Paola Pioppi

Comments:

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

 

Segnala questa pagina



Scrivere in Brianza. Tutte le interviste

Ultimi articoli

News image

Adesso Monza ha un (vero) sindaco

Le elezioni comunali restituiscono a Monza un volto civile, un profilo ambizioso e serio, rappresentato da Roberto Sca...

News image

Distributore nel Parco di Monza: una storia di ordinaria arroganza nazionale

   La vicenda del distributore di carburanti “a basso impatto ambientale” nel parco Reale di Monza è esemplar...

News image

La crisi produttiva in Brianza: intervista al segretario Cgil di Monza e Brianza Maurizio Laini

Video-intervista sui temi della crisi e sulle prospettive future del lavoro in Brianza

News image

Monza, venti anni fa

Anche Monza ha il suo ventennale. Ventennale di che cosa? Ma di Tangentopoli. E aggiungiamo che quella monzese fu una ...

I lettori commentano

I feed di Vorrei

Ambiente
Comunicati stampa
Copertina
Culture
Il blog
Lavori
Le ultime
Persone
Tutti

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti

Anteprime, aggiornamenti e segnalazioni gratis nella tua email. Iscrivendoti accetti le nostre norme e dichiari di aver letto le condizioni di utilizzo e trattamento dei tuoi dati.
Privacy e Termini d'uso