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La dolce melodia de "La parola cantata"

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Riepilogo con video e foto della tre giorni di musica e parole a Brugherio
per il festival diretto da Mauro Ermanno Giovanardi

 

Il festival “La parola cantata” di Brugherio è stato molto divertente. Per chi l'ha seguito da spettatore perché si è tenuto in un luogo molto bello e comodo, perché buona parte degli appuntamenti erano a ingresso gratuito o, quelli a pagamento, costavano solo 10 euro con almeno 4 esibizioni diverse per volta. Molto divertente anche perché il livello delle esibizioni è stato notevole (salvo un paio di eccezioni che non staremo qui a sottolineare). Ma il festival è stato divertente anche per chi il festival l'ha messo su e questo possiamo dirlo perché l'abbiamo potuto seguire dal backstage. Visi soddisfatti, dichiarazioni non di circostanza, set generosi, partecipazione e disponibilità. Insomma un'atmosfera piacevole e tutt'altro che cialtrona come, ahi noi, spesso capita di riscontrare in kermesse dove trionfano tromboni, maestri a mazzi, autorità e salamelecchi.

 

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A Brugherio abbiamo visto musicisti con carriere lunghissime alle spalle, Nada, non solo dare la polvere ai giovani e spaccare sul palco trascinando almeno 3-4 generazioni di spettatori, ma anche scucire le corazze sotto le impietose domande di Tiziana Cera Rosco. La poetessa l'ha letteralmente portata a svuotarsi sul palchetto dei dibattiti della Casa del Popolo come fossero nel tinello di casa, davanti ad un bicchiere di rosso, al riparo da orecchie indiscrete. E invece eravamo lì, come decine di altri. Quasi in imbarazzo per l'intimità messa a nudo.

Abbiamo visto vecchi leoni come Finardi tirare fuori dalla cassapanca il repertorio classico e riverniciarlo con questa voce caldissima che con gli anni ha messo su. Canzoni politiche che a 30-40 anni di distanza probabilmente suonano astratte a chi le ascolta ora per la prima volta (Giai Phong cosa?) e canzoni dense come l'asfalto su cui Finardi continua a far scorrere il suo ritmo diesel, quello che scuote “dentro” anche chi scrive da quando pischello lo rincorreva per regalargli inguardabili disegni da fan.

 

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Accanto a questi vecchi saggi abbiamo visto saggi più giovani, nella sorprendente verve di Niccolò Fabi (guardate quel che dice dei talent show nel filmato e capirete) e nella sulfurea presenza scenica di Roberta Carrieri, la cui ironia e istrionicità poco riesce a nascondere di una delicatezza adorabile.

Abbiamo riso tanto e con gran soddisfazione nella serata dei dialetti, perché abbiamo visto calabresi, lombardi, laziali, siciliani usarli non come vessilli di guerra, bandiere per cui combattere, ma come profumate lenzuola dentro cui rotolarsi, far l'amore, ripararsi dal sole o dalla pioggia. Abbiamo visto il padrone di casa, Joe Giovanardi, accompagnare il comasco Davide Van De Sfroos e il terronissimo Peppe Voltarelli e allo stesso modo strapparci il sorriso e l'applauso. Abbiamo visto la fantastica Syria (la vera sorpresa per chi scrive, abituato a snobbare bellamente il pop) indossare il repertorio di Gabriella Ferri con grinta invidiabile e, wow, con che voce!

 

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A Voltarelli va la nostra personale palma di animale da palcoscenico, l'avevamo lasciato anni fa con il Parto, l'abbiamo ritrovato all'indomani dell'uscita di un album molto interessante (“Ultima notte a Mala Strana”) e ci siamo resi conto di quanto bene il sudismo di Modugno e la vena lirica di Endrigo possano trovare in lui un erede profondo, trascinante, sincero.

Abbiamo visto star acclamate come Vinicio Capossela e star di stagione come Nina Zilli. Il primo a far da spalla ad un icastico e caustico Vincenzo Costantino Cinaski (ok, ufficialmente la spalla era costui...), la seconda in un set molto soul e generoso.

Ci sono stati anche Kaballà, Mario Venuti, Lele Battista, Violante Placido, Pino Marino, Luca Morino, Frankie Hi Nrg, Emidio Clementi, Ascanio Celestini e Simone Cristicchi, più i presentatori e i curatori dei dj set. Troppi per stare in queste poche righe.

 

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Sono stati 3 giorni molto intensi, pieni zeppi di musica e di parole che abbiamo voluto registrare con le tante testimonianze video che ancora stiamo montando (li troverete tutti qui). “La parola cantata” ha dimostrato di avere un spirito che a Vorrei non poteva non piacere, aperto, divertente, democratico e rilassato. Un evento frutto di passione e di serietà non seriosa in cui la mano dei personaggi nascosti - come Camilla Corsellini e l'assessore Recalcati – si è sentita eccome.

L'impegno economico (intorno ai 150 mila euro) è stato notevole, un piccolo Comune come quello di Brugherio difficilmente potrà permettersi il bis in questa misura. È più che auspicabile che la taciturna Provincia di Monza e Brianza colga l'occasione e dia man forte per le prossime edizioni. Ne beneficeremmo tutti.

 

Il fotoalbum di Paola Rizzi

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