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Monza, la città con il cemento in testa

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Costruire, costruire, costruire. Ma perché? per chi? per cosa? Il cemento è un male incurabile? Chi ha chiesto questi edifici? E chi sono i 20.000 monzesi in più che prospettano sindaco e assessori?
Contenuto extra: il film "Il suolo minacciato"

 

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erché c'è bisogno di cemento a Monza? Non si sa, o meglio si sa fin troppo bene. Perché se da una parte la città mantiene la sua popolazione stabile intorno ai 121.000 abitanti da più di 10 anni, dall'altra si continua a parlare di nuove costruzioni e – nel PGT in ballo in questi mesi – di ben 3 milioni di nuovi metri cubi con previsioni di addirittura 20.000 abitanti in più. Chi saranno mai questi fantomatici nuovi monzesi a cui sono pronti a dare il benvenuto Mariani (sindaco), Romani (ex assessore padre della variante al Piano Generale del Territorio) e Clerici (attuale assessore ed ex vicesindaco ai tempi della Giunta Colombo, tanto indigesta allo stesso Mariani)? Non certo milanesi in esilio, visto che anche nel capoluogo si preparano ad allargare la famiglia e le zone edificabili. Difficile immaginare che siano nuovi dipendenti delle aziende del territorio, visto che invece chiudono una dopo l'altra. E allora? Mistero. Ma come? Si costruiscono case e uffici senza sapere chi comprerà? Già. A quanto pare è da tempo che l'edilizia segue logiche tutte sue, dove la domanda non determina l'offerta, perché se così fosse nessuno costruirebbe in una città dove gli abitanti non aumentano, tutt'al più il settore si concentrerebbe nelle ristrutturazioni, nell'ammodernamento, nell'efficenza energetica. Nel miglioramento della qualità della vita di chi in quella città ci abita già, insomma.

Invece si pensa a costruire, non solo nelle aree dismesse dall'industria, ma pure nei pochi spazi ancora liberi, alla faccia di Allevi (presidente della Provincia) che pubblicamente dice stop alle nuove costruzioni in una terra – la Brianza – coperta per più della metà di cemento e asfalto, o addirittura in zone agricole, come la Cascinazza. Già perché, non si sa il motivo, si dà per scontato che costruire ovunque sia la normalità: anche in un campo agricolo che nessuno aveva mai destinato a edilizia.

 

Allora perché questa fame di calcestruzzo, plinti e travi? Perché gli enti locali, essenzialmente i Comuni, si nutrono di oneri di urbanizzazione, cioè dei soldi che chi costruisce deve versare perché poi l'ente faccia strade, servizi eccetera. In tempi di vacche magrissime grazie ai tagli drammatici del Governo ai trasferimenti (cioé la parte di tasse destinata a Regione, Provincia, Comune) e dopo la cancellazione dell'ICI sulla prima casa, è facile capire come per un sindaco sia difficile rinunciare anche a questi soldi facili e immediati.

Facili e immediati come il ragionamento che ne sta alla base: chi se ne frega se distruggo la terra su cui vivo, per ora basta sopravvivere, far lavorare i costruttori, ammirare gru in giro, far girare il grano. E se poi ci saranno ancora ingorghi, smog, PM10, strade da curare con soldi inesistenti, servizi da assicurare con trasferimenti scomparsi che importa. Ci penserà chi ci sarà dopo di noi.

Ma ve l'immaginate un padre di famiglia ragionare così? Pensare solo all'oggi, mettere nelle mani di speculatori il futuro dei propri figli? Uno sguardo cortissimo, un atteggiamento egoistico se non criminale. Perché è un crimine compromettere una risorsa ereditata da millenni di storia e irriproducibile come l'ambiente. Una volta che ci hai costruito su, mai più avrai un prato, un campo, dello spazio libero. Hai voglia a scappare via nel weekend per trovare aria fresca, un po' di quiete e qualche metro per muoverti. La tua vita sarà fra cemento, asfalto e vetrine.

Tutto ciò con l'applauso di palazzinari e speculatori, quelli che costruirebbero pure nel Parco di Monza e in Piazza San Pietro.

E un crimine è far passare queste soffocanti valanghe di cemento come progresso: l'assessore del Comune di Monza Clerici in un servizio del Corriere della Sera parla di sviluppo verticale della città (solo in periferia, per carità, in centro non è chic), di aree destinate all'innovazione (di cosa? dei sistemi di licenziamento delle aziende che vanno a produrre nel terzo mondo per assicurare i dividendi ai loro proprietari?). È vigliacco voler mitigare lo scempio annunciando che solo il 25% sarà residenziale, come se il cemento dei negozi e degli uffici fosse più digeribile, light, parzialmente scremato.
Sono crimini che nessun codice civile e penale cita, ma crimini restano.

Il problema è che c'è gente che nasce e cresce con il cemento nella testa. Soldi facili. Come la droga. E come la droga dà dipendenza. Non se ne può fare a meno e ad un certo punto non ti chiedi più perché costruire. Lo dai per scontato. Produci, consuma, crepa.

La differenza di visione della vita oggi non è più fra borghesi e proletari, fra ricchi e poveri, fra destra e sinistra, fra progressisti e conservatori. Oggi la differenza sostanziale è fra chi nel futuro vedere solo gru, carte di credito e aria condizionata (un cosmo entro cui fare cosa? produrre gru, carte di credito e aria condizionata) e chi invece spera ancora di poter vivere, pensare, crescere. Da una parte chi consuma la terra e la vita, dall'altra chi vorrebbe godersele lasciandole in eredità ai propri figli in condizioni dignitose.

 

L'articolo del Corriere della Sera

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Il film "Il suolo minacciato" di Nicola Dall'Olio


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Commenti 

 
0 #1 ivan 2010-07-20 15:15
Nonostante il surplus di offerta, la domanda di abitazioni resta alta (anche al netto del decremento che pur si
Citazione
 
 
+1 #2 Alberto 2010-07-21 12:43
Condivido l
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+1 #3 CINZIA 2010-07-22 16:37
Qualcuno ha gi
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