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History Slam sull'Unità D'Italia

20110328-pugilato

"Pugilato letterario" alla Biblioteca Civica di Vimercate. Sul ring Geoffrey Pizzorni e Stefano Bruno Galli

In queste settimane tante sono le iniziative culturali o pseudo tali per celebrare i 150 anni di questa Italia unita, un appuntamento che ci fa piacere segnalare è quello che si è svolto il 26 marzo 2011 a Vimercate, nell'auditorium della Biblioteca Civica.

Mai sentito parlare di Poetry Slam? È una singolare forma di pugilato, in cui gli sfidanti non sono atleti professionisti, ma brillanti luminari. Nata a Chicago negli anni '80, questa avvincente pratica, in cui due poeti si sfidano in un botta e risposta di battute, odi, improvvisazioni, citazioni auliche e sferzanti liriche su un tema prestabilito, si sta diffondendo a macchia d'olio anche nella penisola, con risultati apprezzabili.

E così, a Vimercate, basandosi su questa esperienza americana, dal 2003 Luca Lissoni e i suoi hanno rielaborato il format creando il pugilato letterario, occasione di riflessione culturale e svago intellettuale. In ques'ultimo caso il tema è stato l'Unità d'Italia, con i suoi pro e i suoi contro, chiamando due sfidanti (Geoffrey Pizzorni, giornalista di Focus Storia e ciclista appassionato, e Stefano Bruno Galli, professore di Storia delle dottrine politiche dell'Università di Milano e Accademico degli Agiati di Rovereto), competenti a tenere banco e ad affascinare la gens italica venuta lì nel primo sabato pomeriggio di primavera a disposizione per deliziarci sull'argomento storico.

Pugilato letterario a tema storico, quindi. Nel primo round (perché ricalcando il modello del pugilato, ci sono 7 round ed un'arbitro precisamente vestito, il mattatore Eugenio Canton, in arte "il Baci") i due sfidanti hanno cercato di esprimere in tre minuti la loro posizione positiva e negativa: battaglia di date che sottolineavano lo sforzo per farla unita per Pizzorni, accusa ideologica per Bruno Galli. E così avanti, fino al quarto round, dove la platea ha votato esprimendo quale dei due oratori preferisse: cartoncino rosso per l'oratore contro l'Italia Unita, cartoncino blu  per il pugile pro. Ardemagni, dal canto suo, appunta le frasi più ad effetto dei duellanti, prendendoli in giro bonariamente come unico gigione super partes.

Ma la gara ricomincia al gong del quinto round, quello "dei testimoni": soltanto citazioni, fonti e parole di qualcun'altro per corroborare la propria tesi. E se da un lato abbiamo Proudhon, Cavour e il padre Giovanni Antonio Ranza con le loro espressioni scettiche e di sapor federalista, dall'altro abbiamo una serie di facezie irriverenti e strizzaocchi riportate nei secoli, da motivetti popolari sulle oscenità che Vittorio Emanuele II  commetteva in veste di Re d'Italia, al cinismo di Metternich, passando per la notizia che "Via Roma" è il nome più frequente per le vie italiane e la risposta di Totti su cosa ne pensasse del processo di unificazione dell'Italia: "è un  fatto normale". Nel penultimo round ci si batte con fairplay, ognuno riconoscendo alla causa dell'altro un po' di verità, arrivando alla stretta finale, in cui l'arringa conclusiva deve conquistare il pubblico definitivamente. Bruno Galli tira fuori il suo asso nella manica, anzi i suoi assi: Cavour, Gioberti e Daniele Manin, che a turno hanno designato il progetto dell'unità d'Italia come una demenza ed una corbelleria – e quale buona unità si possa fondare su queste parole, non è possibile a dirsi. Mentre Pizzorni sottolinea come l'Italia disunita "non può andare da nessuna parte" (e come dargli torto?) e che l'unico paese pronto ad un'adozione a distanza del nostro sarebbe la Corea del Nord, che oltre ad essere lontanuccia dal Mediterraneo, è anche abbastanza sconsigliabile da altri punti di vista non geografici.

Alle 19.30 circa termina lo slam, con l'ultima votazione del pubblico, che vede la vittoria finale del rosso Bruno Galli, sancendo l'inutilità e l'infondatezza dell'Unità di Italia. Qualche stupore? Potremmo dire che questo risultato è "molto italiano", popolo famoso per l'arte di arrangiarsi così come per quella di lamentarsi (Pizzorni), capace di fare una Rinascita dall'età Romana, un Risorgimento romantico, ma a cui manca ancora una Rivoluzione nazionale (Bruno Galli).

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