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il detector di Ivano Marescotti

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Un uomo, ormai anziano, che non ha più voglia di fare niente né di vedere nessuno, chiamato a scandagliare la sabbia e la sua memoria. Ivano Marescotti racconta la sua storia, anche se "non c'ha voglia".

 

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erz'ultimo appuntamento per la prosa al Teatro Binario7 di Monza, un divertente e commovente monologo di Francesco Gabellini, grandissimo poeta romagnolo. La performance dell'attore, sul palco unicamente con lo scenografo Gino Pellegrini, in veste di aiutante – pittore muto, è perfetta: comica nel ritrarre i momenti più ridicoli dell'uomo, coinvolgente grazie alla mimica che lascia intendere, emozionale quando il testo si fa tale.

Libero è un uomo che non ha voluto molto né ha dato molto, un uomo preso in giro perché ha trovato il lavoro giusto, quello di non far niente tutto il tempo: è infatti portiere notturno in un albergo. Nelle ore solitarie della notte, Libero ha la possibilità di pensare, arrivando a concludere che, talvolta, è meglio "non pensare niente"; solo che la sua è una conclusione ponderata: cioè, lui, ha dovuto pensare per arrivare a non pensare, non come altri, che non pensano e basta.

Le sorprese della vita - anche la più immobile e piatta del mondo – sono inimmaginabili, basta cercare un po'. E mentre Libero/Marescotti avanza descrivendo anni di immobilità, l'ironia della sorte si ripresenta in un oggetto perduto, ricoperto da salsedine e qualche grosso rimpianto.

Ivano Marescotti 

Del tutto aderente al personaggio, intercalando dialetto romagnolo ad un inglese maccheronico, smorfie e pose buffe ed esilaranti, Marescotti mette in mostra il lato drammatico della vita, con spontaneità ed allegria. E conclude con un'appendice su Gabellini e la Romagna che va oltre il campanilismo: contrario allo standard da luoghi di divertimenti per antonomasia con cui viene rappresentata la sua regione, Marescotti rivendica il carattere tragicominco e un po' misantropo dei romagnoli, lontano anni luce dalla felliniana idea della Riviera, recitando a posteriori al pubblico in sala, poesie di Gabellini e qualcun'altra di Nino Pedretti, miste a ricordi e riflessioni personali, donando altri momenti di ilarità pura a tutti.

"Ci sono cose che succedono in dialetto", come dice Gabellini, sottolineando quanto l'arte delle piccole cose, della vita di tutti i giorni, sia quella che permette la magia che fa fare il salto dal particolare al generale, fino alla verità universale.

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