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Verità e Sincerità. Salvatore Natoli

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Il filosofo a Nova per "Abitatori del tempo": «il sincero mira alla fiducia e alla spontaneità nella società, basandosi sulla reciproca regola di sincerità tra gli uomini»

 

 

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o scorso venerdì, presso l'Auditorium di Nova Milanese, si è tenuto il nono incontro della rassegna Abitatori del Tempo con tema "Verità e sincerità". Il filosofo venuto a parlare dell'argomento è il messinese Salvatore Natoli, celebre per la sua originale visione etica, definita "neopaganesimo", che riprende caratteri del pensiero greco e la consepevolezza della limitatezza dell'essere umano.

la sincerità è il dire senza fingimenti. Certo, questo non significa assoltamente "dire il vero". La sincerità non coincide con la verità, una non presuppone l'altra, né viceversa

Dopo aver esplicitato il rapporto tra verità e amicizia nella precedente conferenza, ecco che un altro filosofo ci spiega il rapporto immediatamente seguente: quello tra verità e sincerità. Natoli parte dalla etimologia della parola "sincerità", (dal latino sine cera, senza velo), la sincerità è il dire senza fingimenti. Certo, questo non significa assoltamente "dire il vero". La sincerità non coincide con la verità, una non presuppone l'altra, né viceversa. Ci sono varie azioni ed altrettanti atteggiamenti che si hanno in relazione a "sincerità" e "verità": c'è il sincero che non conosce la verità, c'è chi conosce la verità e la dice, c'è anche il mentitore che conosce la verità ma la tiene per se. La sincerità, che dovrebbe essere un'atteggiamento che provoca fiducia, tende invece, a causa del suo elemento soggettivo, a innescare il dubbio; la menzogna, paradossalmente, quando creduta e ben costruita, tende a creare un clima di fiducia e sicurezza.

Per questo motivo Natoli parla dell'uomo sincero pragonandolo ad un missionario: il sincero mira alla fiducia e alla spontaneità nella società, basandosi sulla reciproca regola di sincerità tra gli uomini. Nel mondo di oggi non sapere o non darsi da fare per conoscere la verità è sbagliato ed iniquo, dice con forza Natoli, provocando applausi di approvazione nel pubblico. Oggi, che si domanda la verità a strutture e istituzioni senza ottenerla sempre o scontatamente, "conoscere la verità è un dovere morale".

Le quattro diverse modalità per approdare e definire la verità (da quella matematica basata su assiomi ed evidenze a quella di origine greca, di tipo pragmatico, che la fa sgorgare dalla discussione democratica) Natoli preferisce la verità socratica, la "parresia". Questo modo di fare, il parlar franco, il parlare senza peli sulla lingua, è una "urgenza della verità", una volontà di dire sempre la verità, di "doverla dire tutto di tutto e di tutti".In questo suo richiamo alla parresia, Natoli dimostra di aver interiorizzato la (ri)scoperta di Michel Foucault, che per primo ricordò la "parresia" greca, volontà di dire sempre la verità tale da comportare dei rischi. Foucault, che tenne un ciclo di conferenze sulla verità in Grecia, aveva analizzato il rapporto tra verità e potere, mostrando i rischi di questo lavoro molto probo: nel suo caso più rappresentativo, in Socrate, la morte.

Più che verità e sincerità, quindi, verità e verità

Riportando le parole di Natoli: "Se la verità non piace ai potenti, potete morire". La virtù di essere un alfiere della verità non è sempre così apprezzata in società!

Più che verità e sincerità, quindi, verità e verità: la voce ferma e quasi perentoria di Salvatore Natoli, (sommerso al termine dell'intervento da tantissime domande), sembra lanciare un messaggio alla nostra coscienza, quasi  a far risuonare un campanello d'allarme che ripete: cercate e dite la verità, siatele fedele, abbiate il coraggio di usare la "parresia".

 

 

Chi è Salvatore Natoli

Salvatore Natoli è nato a Patti (Me) nel 1942. Laureato in storia della filosofia, si è occupato recentemente della relazione tra linguaggio ed etica. Già docente di Logica presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Venezia, attualmente insegna Filosofia della Politica presso la facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Milano. Ha collaborato a molte riviste, tra cui Prospettive settanta, Il centauro, Democrazia e diritto, Religione e società, Leggere, Bailamme e Metaxù.

 

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