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    Verità e etica. Roberto Mordacci

    Dettagli
    Domenica, 22 Maggio 2011
    Azzurra Scattarella

    20110522-mordacci-a

    Penultimo appuntamento per Abitatori del tempo con il filosofo della San Raffaele:
    l'uomo ha bisogno della sua morale, che sia collegata a una sua verità

    La morale ha bisogno della verità? Questo il tema fondamentale del penultimo incontro di Abitatori del tempo 2011, tenutosi il 10 maggio a Brugherio, argomentato da Roberto Mordacci, professore di filosofia morale all'Università San Raffaele di Milano.

    Come già lo stesso Kant aveva riconosciuto, anche l'uomo comune arriva facilmente ai principi morali senza bisogno di troppa teoretica; è compito del filosofo, dunque, rintracciare la vera base dell'etica e tracciare le applicazioni corrette della stessa.

    C'è un cambiamento nella storia della filosofia morale in merito al rapporto tra verità e morale: se la scuola classica ha sempre visto un nesso tra i due concetti, la scuola moderna, invece, ha posto il problema dell'ontologia del rapporto stesso, ribaltando la situazione.

    Prima, l'assunto fondamentale era “dal falso non può venire nulla di buono”

    Prima, l'assunto fondamentale era “dal falso non può venire nulla di buono”. Esempio eclatante di questo semplice motto è l'etica platonica, che parte dal presupposto della conoscenza per giungere all'eticità. La giustizia è un'idea metafisica, per poterla applicare, bisogna conoscerla (o platonicamente contemplarla). Anche Aristotele sarà dello stesso parere e così anche i filosofi del Cattolicesimo, che incarneranno questa teoria nelle parole “La Verità vi renderà liberi”, cui legheranno l'auctorictas ecclesiae nel discettare la Verità, e quindi la Salvezza.

    Come premesso, le cose cambiano nell'età moderna. Il primo filosofo a porre il problema secondo una luce diversa è David Hume. Cosa c'entra con il comando morale “non uccidere” con il concetto “è vero?”, chiede Mordacci/Hume? Non diciamo che uccidere è falso, ma che è sbagliato. L'analisi del linguaggio fatta da Hume rivela la diversità delle categorie di appartenenza di moralità e verità, rivoluzionando la filosofia morale che fino a quel punto vi era basata.

    Conoscere il bene non significa direttamente farlo

    Il percorso storico-filosofico esposto da Mordacci passa in rassegna i principali punti di vista dei pensatori dell'età moderna, giudicando il Seicento come il secolo più “scettico” della storia. “L'idea che si trova in tutti i pensatori moderni è che l'autorità morale pone la sfida di poter dare al soggetto la possibilità di essere buono e giusto” dice Mordacci, sfida nient'affatto scontata. Conoscere il bene non significa direttamente farlo (purtroppo!). Il comando morale interiore richiede un inpegno morale, che esula dalla conoscenza del bene. L'autorità politica, la legge, ha il compito di guardare alla morale dei cittadini – addirittura, in Hobbes, la morale non esiste prima della legge, è essa che stabilisce cosa è moralmente accettabile e cosa no.

    Il relatore si infervora parlando del '700, in particolare di Kant e della sua rivoluzione coperinicana della morale. La straordinarietà della filosofia morale di Kant, dice Mordacci, sta nell'aver messo le fondamenta della morale nella ragione. “ Agisci secondo quella massima che tu puoi volere come regola universale. Fa che le persone siano sempre il fine e mai il mezzo” questi sono gli imperativi della morale kantiana, che rendono la ragione umana il centro capace di risolvere ogni interrogstivo filosofico.

    A sentire Mordacci viene da chiedersi com'è possibile che nel corso degli anni la moralità invece di andare rinsaldandosi si sfasci sempre più. O com'è possibile che vi siano secoli più scettici del nostro. Ma tant'è, che certe teorie così valide, degne e antiche, invece di essere diventate dei capisaldi universalmente accettati, sembrano essere giornalmente sbeffeggiate e ridicolizzate. Il dibattito contemporaneo ha portato alla volontà di legare la filosofia morale alla conoscenza o a processi di naturalizzazione, rinnegando l'idea settecentesca della praticità della morale che sorge dalla ragione umana. Dopo l'Ottocento, l'unione tra ragione pratica e morale viene vista in modo sempre più negativo, fino ad esser osteggiata come "falsa coscienza". Questo è dovuto, spiega Mordacci, al fatto che nel tempo, i tentativi razionalistici in ambito di etica e morale hanno creato dei veri e propri mostri. Si è passati dall'autoritarismo al relativismo, alla pretesa di enti e istituzioni di essere gli unici detentori di verità – e quindi di principî morali.

    Il postmoderno ha a sua volta generato l'incubo della futilità della ragione come di qualunque altro mezzo (natura, scienza o Dio) per raggiungere una qualsivoglia statica verità: tutto è un gioco di opinioni, che cambiano, che mutano, che non sono eterne, che non sono verità.

    Nella situazione in cui ci troviamo, il vento che tira sembra essere quello del qualunquismo

    Nella situazione in cui ci troviamo, il vento che tira sembra essere quello del qualunquismo, in cui ci si uniforma a ciò che viene imposto, lasciando che siano altri a pensare e decidere per noi, o del'indifferenza, della rinuncia al pensiero, poiché tanto giunge a conclusioni fallaci. E conclude anche Mordacci ponendo il dilemma della bioetica - materia nel quale egli è particolarmente ferrato, suo insegnamento in Università e tema di sue pubblicazioni - che più di altre questioni richiama soprattutto ad un pensiero/scelta quanto mai privata e personale. Il pericolo che si corre è che comandi imposti dall'alto decidano univocamente per la massa sempre più informe e atona. Se la morale abbia bisogno della verità, in fondo, non è chiaro, ma forse non è neanche rilevante: ciò che Roberto Mordacci sembra comunicare è piuttosto  che di sicuro l'uomo ha bisogno della sua morale, che sia collegata a una sua verità.

     


    Chi è Roberto Mordacci

    Dal novembre 2010 è Professore Straordinario di Filosofia morale presso l’Università Vita-Salute San Raffaele, dove insegna Filosofia morale (Laurea triennale) e Etica e soggettività e Storia della filosofia morale (Laurea magistrale). Ha fondato e coordina il Centro Studi di Etica Pubblica presso il medesimo Ateneo. Dal 2007 è membro del Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze per la Vita della Presidenza del Consiglio dei Ministri. È attualmente Direttore Scientifico della Fondazione AEM di Milano, della quale cura le attività culturali e di ricerca. Ha fondato e coordina il blog www.moraliaontheweb.com, dedicato a temi di etica e politica. (da www.unisr.it)

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    Anima migrante, dall'assolata Puglia si è recentemente trasferita nella pianura padana, inseguendo amori e onori dei suoi sogni. Ora si trova impantanta negli oneri che ne conseguono, cercando di pedalare al ritmo giusto. A suo ricordo, i libri l'hanno sempre appassionata più di ogni altra cosa ed ora si trova allegramente a farne il mercato, imparando ad essere una buona librivendola. Sogna un mondo senza Bruno Vespa, Stephenie Meyer e Melissa P e con premi letterari non macchinati a priori. Piccolo fiore all'occhiello della sua precaria carriera è un sito internet fondato per divertimento diventato un gratificante più-che-hobby.

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