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20091210-woodman

Lunedì 14 dicembre tradizionale lettura scenica alla Biblioteca. Cristina Crippa,
Elio De Capitani ed Elena Russo Arman con "Mecurio" di Amélie Nothomb

 

Amélie Nothomb
Mercurio
adattamento teatrale di
Monica Capuani e Agnese Nano
Lettura scenica a cura di Cristina Crippa
Voci: Cristina Crippa, Elio De Capitani, Elena Russo Arman
Colonna sonora dal vivo: Francesca Breschi
Luci e suono di Nando Frigerio


14 dicembre 2009 ore 21.00
Biblioteca Civica
Via P. Giuliani 1 – Monza tel. 039 382272
INGRESSO LIBERO
Si ringraziano :Teatro dell’Elfo e Scuola Civica Paolo Grassi

 

Cristina Crippa
Fondatrice dell’Elfo e ideatrice di molti progetti drammaturgici tra cui Libri da ardere della Nothomb e Lola che dilati la camicia da Adalgisa Conti per la regia di Baliani. Ha partecipato alla trilogia di Fassbinder allestita da Bruni-De Capitani. Diretta da Roberto Valerio ha lavorato in Bambole di Fontana e Le donne di Trachis, da Sofocle. E’ stata diretta in più occasioni da De Capitani, ricordiamo in particolare: Alla Greca di Berkoff; La morte e la fanciulla di Dorfman; Tango americano di D’Onghia; Giochi di famiglia di Serbljanovic; Polaroid molto esplicite di Ravenhill; La numero 13 di Fontana; La Monaca di Monza di Testori; Le Presidentesse di Schwab, Medea di Muller; lo spettacolo firmato Bruni e De Capitani: Angels in America di Kushner; Il giardino dei ciliegi di Cechov e La trilogia della signora K della Kristoff e dove ha anche curato la regia con De Capitani.

 

Elio De Capitani
Regista, attore, autore, ha legato il suo nome a quello del Teatro dell’Elfo entrandone a far parte non ancora ventenne nel 1973. Nei primi dieci anni di storia dell’Elfo è stato protagonista in oltre una dozzina di spettacoli diretti da Gabriele Salvatores. Nell’82 firma la sua prima regia con Nemico di classe di Williams. Tra le sue regie ricordiamo: Morte accidentale di un anarchico di Fo, Turcs tal Friul di Pasolini, I due gemelli veneziani di Goldoni, Polaroid molto esplicite di Ravenhill, Sogno di una notte di mezza estate, Amleto e Il mercante di Venezia di Shakespeare, La Monaca di Monza di Testori e Le Presidentesse di Schwab; l’opera Giro di vite di Britte e La vera costanza di Haydn. Per il cinema è stato il Caimano nel film di Moretti. A teatro, interpreta il ruolo di Gaev nel Giardino dei ciliegi di Cechov; Ridolfo ne La bottega del caffè di Fassbinder; il Professore in Libri da ardere di Nothomb; il cliente e il marito in La trilogia della signora K della Kristoff; e Roy M. Cohn in Angels in America di Kushner; per questo personaggio ha ricevuto il Premio Ubu come miglior attore non protagonista; lo spettacolo Angels in America ha ricevuto anche il Premio della Critica come miglior regia; i Premi Olimpici del Teatro come miglior spettacolo e miglior regia; il Premio Istrio come miglior regia. De Capitani ora ha firmato la regia del recentissimo testo della Kane Blasted.

 

Elena Russo Arman
diplomata alla Scuola del Teatro Stabile di Torino, sotto la direzione di Ronconi. Dal 2002 fa parte della compagnia del Teatro dell'Elfo. Giovane e bravissima attrice, interprete di memorabili personaggi; tra questi: la figlia in Tango americano di D’0nghia, Roma B. de I rifiuti, la città e la morte di Fassbinder, il ragazzino di Giochi di famiglia di Serblianovic, Ermia del Sogno di una notte di mezza estate, Laura di Zoo di vetro di Williams. Tra gli ultimi lavori: Come gocce su pietre roventi di Fassbinder; Il mercante di Venezia e Amleto di Shakespeare; Le muse orfane di Bouchard; Il giardino dei ciliegi di Cechov; Libri da ardere di Nothomb; Blasted della Kane e Angels in America di Kushner.

 

Francesca Breschi
In attività dal 1978, cantante, attrice, compositrice e didatta, è componente dal 1990 del Quartetto Vocale di Giovanna Marini della quale dal 1995 è anche assistente musicale e direttrice dei cori per spettacoli teatrali. Ha collaborato, tra gli altri, con Nicola Piovani, Giancarlo Cobelli, Hans Günther Heime, Patrice Kerbrat, Giulio Bosetti, Antoni Muntadas, Serena Nono, David Riondino, Emilio Isgrò, Ensemble Micrologus e con Marco Paolini e Mario Brunello, con i quali ha lavorato a fianco dei musicisti Paolo Fresu e Giovanni Sollima. Dal 1995 collabora col Teatro dell’Elfo di Milano come assistente musicale di Giovanna Marini e cantante, per gli spettacoli I Turcs tal Friul di Pasolini, Coefore ed Eumenidi di Eschilo nella traduzione di Pasolini, e inoltre occupandosi lei stessa delle musiche per lo spettacolo Medea di Müller, con Cristina Crippa, tutti spettacoli con la regia di Elio De Capitani. Al Teatro dell’Elfo ha presentato i suoi lavori Combat (Canti molesti/Il Combattimento di Tancredi e Clorinda) e Anghelos
(Festival MilanOltre ’08)

 

Mercurio: metallo liquido velenoso e affascinante, dio messaggero patrono dei ladri, dei furfanti mendaci, dei grandi affabulatori. Tutto è cominciato con Mercurio. Poteva essere il 2002. Vedi un libro che ti incuriosisce sullo scaffale di una libreria. Lo leggi. Così, per caso, ho “incontrato” Amélie Nothomb. 2004, leggiamo Libri da ardere di Nothomb alla Biblioteca, per festeggiare il quarantesimo anniversario della ristrutturazione. Idea bizzarra il teatro in quel luogo insolito. Ma tant’è, si produce un inaspettato colpo di fulmine quadrangolare tra noi gli spettatori il testo e la sua autrice. Libri da ardere col tempo è diventato un vero e proprio spettacolo, e quanto alla biblioteca, ci siamo fatti contagiare dal virus/vizio del festeggiamento: e via col 41°, 42°, 43°, 44°. E per il 45° vi propongo nuovamente Amélie Nothomb col suo Mercurio. Complice un’altra pazza idea. Monica Capuani, giornalista e traduttrice ha inventato e fondato qualche anno fa la Reading Theatre, piccola casa editrice specializzata nella coraggiosissima proposta di testi teatrali inediti e contemporanei: tra questi l’adattamento teatrale di Mercurio, eccezionalmente autorizzato dalla gelosissima autrice. Ho tanto detto e scritto in questi anni su Nothomb e sul senso del nostro ritrovarsi in biblioteca. Taccio, e rubo all’edizione della Reading Theatre la divertente prefazione di Jasmine Trinca a cui affido il compito di introdurvi a Mercurio.
Cristina Crippa, 30 novembre 2009.

 

La bella e la Bestia
Basterebbe la dedica – avversativa, “contro E.” – per capire che non siamo di fronte ad una romanziera
qualunque. La volontà e la capacità di Amélie Nothomb di rappresentare (essere e raccontare) il diverso,
l’esclusivo, emergono chiaramente dalla scrittura – spesso compiuta entro le 120 pagine precise dei suoi
libri – come dalla biografia di questa autrice belga [...]
Una storia di crudeltà – di quelle care ad Amélie – dove le carte vengono rimescolate continuamente e dove ciò che appare in un modo è in un altro.
La bella e la Bestia in versione tavoletta, col mostro che mantiene intatto il suo buon cuore proprio perché, avendo segregato la fanciulla, le evita rogne nel mondo dei qualunque, dove la Bellezza vera, pura, sarebbe bistrattata, stropicciata, perfino ignorata da uomini normali.
Ed invece, miracolo, la giovane ancora intonsa, non guasta, viene preservata su un’isola chissaddove dal capitano Omer Loncours, Omero che invece ci vede benissimo e che semmai non vuole che siano gli altri, la sequestrata in primis, a vedere, a conoscere la Bellezza. Cosa fa per mantenere il segreto?
Paradossalmente si comporta come un uomo normale. Le fa credere d’essere brutta. Ma essendo il capitano uomo non normale, personaggio nothombiano, nella sua crudeltà si dimostra il più generoso fra tutti. La preserva dal mondo e dalla Noia – vero spauracchio dell’universo Nothomb – dandole accesso alla letteratura. Considerato il potere salvifico che a questa Amélie attribuisce, di fatto la salva.
La scrittrice adora instillare continuamente dubbi nei suoi affezionati lettori. Che la Bellezza – in perfetta coerenza coi rapporti sadomaso di tanti altri romanzi della Nothomb – non ci tenga poi tanto alla libertà è chiaro. Lo dice l’esterna, l’amicizia femminile, la messaggera di verità Mercurio, la coscienza (che alla fine potrebbe però rivelarsi un po’ fetente, in pieno stile).
L’infermiera Françoise che nella scena I dell’atto II suggerisce: “[...]
come Del Dongo lei ama la sua segreta “. Certo, dato che l’abitudine alla peggiore delle condizioni è pur sempre sicurezza. Chi ci assicura che il peggio, l’orribile, sia poi veramente il peggio?
Amélie ci dona in un suo anti Happyending (eppure perché si chiude sempre il libro tanto soddisfatti?) un finale alternativo. Dove la buona coscienza femminile si trasforma nel carnefice privatore. Ecco allora che il cerchio si chiude. E che il quadrato nothombiano, infine, quadra.
Jasmine Trinca
Roma, novembre 2006

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