Vorrei | Rivista non profit

20091119-corpi

L’attenzione attorno al tema del corpo, il corpo delle donne, è crescente.
Dibattiti, convegni, libri, inchieste.

 

 

L’attenzione attorno al tema del corpo, il corpo delle donne, è crescente. Dibattiti, convegni, libri, inchieste. Come se fosse la grande emergenza di questo momento: scoprire e imporne il rispetto, la riappropriazione, la dignità. Riportare a galla tematiche a cui si è dato fondo in un momento storico di vera scoperta e analisi, durante il quale, pur con gli errori di prospettiva e gli eccessi, sono stati posti alcuni punti di partenza ancora oggi incrollabili. Tutto questo potrebbe essere un tema importante, se non ci fosse quel retrogusto da pubblicità progresso che si esaurisce nella sintesi di uno spot pubblicitario. A fronte di una cultura generale sempre più misogina e quindi impoverita di quello che è l’elemento fondamentale del pluralismo e del gioco degli opposti, del confronto mentale e intellettuale privo di pregiudizi, mi chiedo a cosa serva fare campagne tutte giocate su messaggi e iniziative che non lasceranno nulla a chi non ha gli strumenti mentali e l’educazione per comprenderne il significato vero e profondo. A chi non è mai stato insegnato il rispetto per l’individuo, prima ancora che per la donna, in un Paese dove ogni giorno i soggetti che rivestono ruoli che dovrebbero essere di esempio morale non fanno altro che mostrare con orgoglio le regole della sopraffazione, dello svilimento, del più forte.
Chi ha bisogno di crescere, di imparare e di capire, non è in platea ad ascoltare. Non lo è mai. Allora, io mi chiedo a chi stiamo parlando. A chi queste cose le sa già? E per quale motivo? Per il gusto dell’esercizio di stile? L’inutilità di questioni poste male ed esaurite peggio, lascia solo una grande stanchezza mentale, e rischia di sfociare in una sorta di insofferenza per il metodo. Uguale, ripetitivo, inutile quando non addirittura dannoso. Sono convinta, ormai da tempo, che parlare di certi problemi – o presunti tali – serva solo a crearli. A generare le differenze, le polemiche, i rallentamenti. A spostare l’attenzione sul contorno mentre la sostanza si impoverisce fino a scomparire. Considerarsi parte di una “specie protetta” è il primo passo che si può compiere consapevolmente verso l’autoemarginazione, ponendo le basi di una insicurezza che sarà subito cavalcata e strumentalizzata.
“Creare una cultura positiva del corpo”: mi ronza nelle orecchie questa frase che ora viene troppo usata. Ma cosa significa? Si può fare lo sforzo di tradurre questo concetto sterile in atti concreti? Minimi, ma concreti. E allora da dove si inizia? Innanzi tutto smettendo di mortificarlo, questo corpo. Iniziando a considerare la valorizzazione dell’estetica come qualcosa di costruttivo e non demoniaco. Separandolo, una volta per tutte, dall’idea di peccato. Occorre iniziare a parlare in modo diretto, rivolgersi agli interlocutori che hanno bisogno di formarsi un’opinione, non a chi ce l’ha già e la coltiva: entrare nelle scuole, guardare in faccia gli adolescenti, creare spazi nelle carceri. E’ qui che si crea la distorsione, è a loro che occorre rivolgersi, prima di tutto, in un clima disteso e costruttivo. Assieme all’educazione civica dalle scuole è stato tolto anche l’insegnamento della civiltà, uno spazio che oggi potrebbe essere utilizzato per tamponare l’emergenza dell’ignoranza sessuale, relazionale e morale. Smettendola di far finta che la famiglia e la società abbiano il diritto di impartire per primi un’educazione che nemmeno loro stessi hanno ricevuto, condizionati da lacune che non sanno di avere.

Cosa leggere:
Corpi. Ventuno racconti e una ballata tra terra e cielo (Mondadori, 280 pagg. 9.50 euro). Il libro nella foto di apertura è un'antologia di racconti sul tema del corpo che raccoglie contributi di autrici italiane come Alessandra Appiano, Geppi Cucciari, Tiziana Ferrario, Chiara Gamberale, Maria Rita Parsi Nicoletta Sipos, Rosa Teruzzi, I proventi della vendita del libro saranno devoluti alla Fondazione Francesco Rava per la tutela dell'infanzia abbandonata.
Valentina Crepax, Gli uomini: istruzioni per l'uso (Calypso, 157 pagg., 16 euro). Gli uomini non sono tutti uguali, quindi ecco una ricca classificazione per categorie con tutti i tipi da scegliere per ogni occasione. Le illustrazioni sono di Guido Crepax.
Marina Valcarenghi, L'aggressività femminile (Bruno Mondadori, 174 pagg., 16 euro). Un testo irrinunciabile, che analizza la compressione dell'aggressività nella donna già da tempi lontanissimi, e ne ricostruisce le conseguenze sul piano comportamentale ed emotivo: autolesionismo, senso di colpa, abitudine al lamento, insicurezza, ansia e insofferenza.
Paolo Sorcinelli, Avventure del corpo (Bruno Mondadori, 198 pagg., 15 euro). Il corpo nelle culture e nelle pratiche dell'intimità quotidiana, fonte di piacere e oggetto di desiderio, entità materiale e organica tra letteratura libertina e precetto religioso. Una storia sotterranea che passa attraverso i gesti minimi.
Paola Borgna, Sociologia del corpo (Laterza,158 pagg., 10 euro) . I nuovi confini del corpo umano attraverso le realtà prodotte socialmente: tecnologie biomediche comunicazione mediatica, body building e anoressia. I corpi del femminismo, della medicina, del diritto, dell'etica e dell'arte.
Iaia Caputo, Le donne non invecchiano mai (Feltrinelli, 158 pagg., 14 euro). Fare i conti con il mito dell'eterna giovinezza, trasformato in esigenza da rincorrere e da replicare. Come invecchiano le donne nell'epoca della chirurgia estetica e delle creme miracolose. E soprattutto, esiste ancora il diritto di invecchiare?
Eve Ensler, I monologhi della vagina (Il Saggiatore, 218 pagg., 7.50 euro). Uno spettacolo teatrale del '98 diventato un classico, carrellata di interviste a donne di ogni età, estrazione sociale, razze e religione. Con il giusto humor.
Zaira Cattaneo e Tommaso Vecchi, Psicologia delle differenze sessuali (Carocci, 110 pagg, 10 euro). Esistono differenze tra gli individui legate al sesso? Un dibattito sulle diversità determinate dall'appartenenza sessuale, soprattutto dal punto di vista cognitivo ed emotivo.
Alain Touraine, Il mondo è delle donne (Il Saggiatore, 242 pagg., 20 euro). L'eredità del femminismo, il punto di vista su se stesse, le gabbie della globalizzazione culturale: lo studio sociologico di un gruppo di ricercatori francesi, su un campione estremamente vario, che arriva a individuare nelle donne il punto di partenza della rivoluzione culturale dominata dal "soggetto".

 

Dal blog di Paola Pioppi

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Author: Paola Pioppi

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