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Scarabottolo in mostra alla Feltrinelli di Monza Stampa E-mail
Di Simone Camassa   
Venerdì 26 Settembre 2008

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I disegni invisibili. Sono le copertine dei libri che ancora non sono esposti nelle librerie, ancora nascosti quindi allo sguardo del lettore. «Si trovano nel regno di mezzo che c'è tra la pubblicazione e la bocciatura» ha detto al riguardo Michele Calzavara, curatore della mostra aperta ieri alla Feltrinelli di Monza, dal titolo "Disegni invisibili", per l'appunto. I disegni esposti sono quelli che l'artista Guido Scarabottolo ha proposto per i libri che Guanda pubblicherà da qui a febbraio.

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Il lavoro grafico è intenso e spesso, per i volumi che usciranno nell'arco di diversi mesi, è concentrato in pochi giorni. Le copertine sono ovviamente realizzate in base al titolo e al contenuto del libro in questione, ma il grafico ha ammesso che «al ritmo con cui ormai si lavora, è diventato impossibile leggere ogni singolo libro, bisogna basarsi su un riassunto». Anche il contatto con gli autori è limitato: «Di solito si fanno sentire solo per lamentarsi – ha detto ridendo Scarabottolo – ma per fortuna non succede quasi mai». È vero che la copertina influenza così tanto la scelta di comprare o non comprare un volume? «A giudicare da come mi trattano – ha risposto, sempre scherzosamente – direi di sì, e la cosa vale tanto più per quegli scrittori ancora poco noti al pubblico, mentre quelli già affermati possono aver meno bisogno di questo fattore. D'altro canto – ha aggiunto – le librerie stesse ordinano i libri sulla base della copertina». Quanto dura la vita media di una copertina prima di dover essere cambiata, magari in vista di una riedizione? «Sono abbastanza fortunato – ha detto – mi è capitato poche volte di dover rifare nell'arco di pochi anni diverse copertine per lo stesso libro. Per le edizioni tascabili realizzo semplicemente delle varianti isolando un elemento del disegno originario».

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In un'epoca in cui si disegna sempre di più con il computer e le opere nascono come files all'interno di programmi specializzati, Scarabottolo ha un rapporto molto distaccato con le proprie creazioni: «Non sacralizzo mai gli originali delle mie opere – ha dichiarato – accetto sempre le rese grafiche delle diverse macchine che le visualizzano o le stampano. In un certo senso – ha proseguito – è come se le traducessero, in qualche modo. Non mi piace nemmeno fornire interpretazioni o commenti sul mio lavoro. È un compito che spetta al pubblico».

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Per il megastore monzese si è come compiuto un ciclo, ospitando un'esposizione dell'artista che ne aveva curato la prima mostra fotografica. L'impegno culturale della Feltrinelli, ad ogni modo, non si fermerà: l'assessore alla Cultura di Vimercate Roberto Rampi, anch'egli ospite dell'evento di ieri sera, ha parlato della realizzazione, proprio assieme al negozio monzese, di uno spazio espositivo nel suo comune che promuova un circuito culturale tra Monza e quest'ultimo.

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