La rivista che vorrei

Registrazione Tribunale di Monza
n. 1927 del 24/9/2008
N° ROC 17857
ISSN 2283-3269

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Abitatori del tempo 2011. Riflessioni finali.

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Conclusa la rassegna filosofica, tanti relatori un solo tema, la verità. Una cosa è stata ben dimostrata: parlarne non è mai fuori moda.

Come tutti ormai sanno, la verità è stato il fil rouge dell'edizione 2011 di Abitatori del tempo, rassegna che, ricordiamo, è nata grazie alla scomparsa Rosanna Lissoni, ex vicensindaco e assessore alla cultura di Villasanta.

Il progetto prosegue da circa dieci anni grazie alla volontà di vari comuni di Monza e Brianza e gode del sostegno della Provincia, ma soprattutto va avanti grazie al grande successo che ogni anno riscuote. Può sembrare incredibile, eppure questi incontri filosofici - complice anche la gratuità dell'evento e il richiamo di nomi noti - continuano ad attirare un buon numero di ascoltatori, spesso portatori di arzigogolate domande.

Anche quest'anno abbiamo riascoltato con piacere alcuni dei filosofi ormai cari alla rassegna, quali ad esempio Emanuele Severino, Elio Franzini o Salvatore Natoli, cui si sono aggiunte deliziose new entry come Laura Boella, Kevin Mulligan o il controverso Massimo Cacciari.

In questa serie di ben undici incontri si è cercato di sviscerare il tema della verità in tutte, o quasi tutte, le sue declinazioni. La verità vista in rapporto con morale, bellezza, tecnica, significato e sinonimi, con i suoi nemici e con i suoi amici. Ma, andiamo con ordine. Il ciclo è iniziato con l'intervento di Mulligan su verità e follia, incontro che ha saggiamente evidenziato come la verità sia un valore freddo, che non stimola l'emotività umana, e che gli stolti siano quei folli che non vogliono conoscere la verità. Il secondo incontro è servito a dare a tutti i partecipanti, colti o meno, una cornice storico-filosofica dell'idea di verità: compito di Enrico Berti fare al pubblico una carrellata delle varie teorie filosfiche sulla verità, ribadendo l'importanza del concetto classico di verità. A Monza, Emanuele Severino, dal cui libro si è ripreso il nome della rassegna, ci ha portato davanti all'evidenza del mondo attuale: la tecnica ha preso il sopravvento sulla società umana, se prima le macchine erano costruite per servirsi di esse, adesso sono loro a servirsi di noi. L'unica verità è che siamo schiavi delle nostre invenzioni e dei nostri progressi tecnologici – a quanto pare, Matrix è vicina.

 

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Non potevano assolutamente mancare i nemici della verità, giustamente presentatici da Diego Marconi, che mette in guardia da ogni forma di mistificatore, relativista, abolizionista della verità. Per risollevarci il morale e rinfrancare lo spirito, l'arte ci viene deliziosamente incontro, attraverso i quadri e le parole che Elio Franzini ha proposto nel suo incontro su arte e verità, durante il quale persino l'arte contemporanea è risultata più chiara e concreta, ricca di sensi che, in verità, molti non avrebbero mai colto.

Ancora una luce sulla verità è data da Giulio Giorello, che ritrova la funzione storica degli scettici, i primi veri free thinkers, e che ripropone il falsificazionismo come metodo per scovare la verità. La vita della verità è stata raccontata nel suo rapporto con l'amicizia, inteso come rapporto nel quale si può vivere secondo verità: con coerenza, lealtà, rispetto, onestà. E la sincerità? La sincerità è, potremmo parafrasare, un'ancilla veritatis: essa concorre ad arrivare ad essa ma non coincide con essa, perché "essere sinceri" non sempre significa "avere la verità". Allo stesso modo, conoscere il bene non significa farlo di conseguenza (purtroppo per noi!). A Roberto Mordacci l'arduo compito di analizzare il rapporto tra verità e etica: contro il qualunquismo moderno, il giovane filosofo si batte per un'etica che sia legata alla verità, ma che non per questo sia assolutista o integralista, anzi sia assolutamente libera e quanto mai necessaria.

Curiosamente, gli ideatori della rassegna hanno deciso di tenere per ultimo l'incontro su "cos'è la verità". Perché, dopo tutto questo filosofeggiare, forse, si ha bisogno di ritornare al nocciolo della questione. Nocciolo molto critico, dall'origine etimologica tuttora sconosciuta, dalla definizione sfuggente e indimostrabile, ma non per questo meno vera, meno perseguibile, anzi.

Gli Abitatori del tempo hanno parlato della verità in tanti modi, narrandoci di episodi storici e facendo riferimento a quelli più attuali, stimolando l'attenzione con provocazioni e qualche artificio retorico. Forse, qualcuno avrebbe desiderato un incontro sul rapporto tra verità e politica, per esempio, ma magari avrebbero dovuto essere altri i conferenzieri interpellati; o magari tra verità e informazione, ma in questo caso sarebbero stato molto difficile e poco neutrale chiamare qualcuno a parlare. Gli Abitatori del Tempo del 2011 hanno saputo declinare le varie forme della verità, spesso lanciando frecciate sia a politica che informazione, affabulando la platea e sorprendendo per erudizione e vivacità intellettuale. Certo, una cosa l'hanno ben dimostrata: parlare della verità non è mai fuori moda.

Tutti gli Abitatori del Tempo del 2011

Kevin Mulligan

Enrico Berti

Emanuele Severino

Diego Marconi

Vittorio Possenti

Elio Franzini

Giulio Giorello

Laura Boella

Salvatore Natoli

Roberto Mordacci

Massimo Cacciari


Gli autori di Vorrei
Author: Azzurra Scattarella

Anima migrante, dall'assolata Puglia si è recentemente trasferita nella pianura padana, inseguendo amori e onori dei suoi sogni. Ora si trova impantanta negli oneri che ne conseguono, cercando di pedalare al ritmo giusto. A suo ricordo, i libri l'hanno sempre appassionata più di ogni altra cosa ed ora si trova allegramente a farne il mercato, imparando ad essere una buona librivendola. Sogna un mondo senza Bruno Vespa, Stephenie Meyer e Melissa P e con premi letterari non macchinati a priori. Piccolo fiore all'occhiello della sua precaria carriera è un sito internet fondato per divertimento diventato un gratificante più-che-hobby.

Qui trovi la sua scheda personale con l'elenco dei suoi articoli su Vorrei


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Commenti  

#1 michelangelo 2011-07-13 16:51
Ho un caro amico, che purtroppo nn vedo da almeno un anno. E' un ricercatore di valore internazionale riconosciuto, che ha un approccio alla ricerca di tipo olistico, leonardesco direi. Potrei affermare, con un po' di approssimazione data la molteplicità dei suoi spunti, che il cuore della sua ricerca è il rapporto tra visibile/invisi bile e i modi di rappresentarlo. Un percorso che poi si sviluppa appunto per percorsi molto articolati e privi di steccati disciplinari (spaziano dalle gemoetrie alle implicazioni fisiologiche, filosofiche, simboliche, storiche, mistiche, artistiche ecc.). Praticamente, un pozzo di sapere su qualsiasi cosa abbia a che fare con l'immagine, la visone, la forma, la sua decifrazione. In teoria, quindi, sarebbe un esperto sulle cui opinioni fondare qualsiasi progetto operativo nel campo dell'immagine, dell'architettu ra ecc. In pratica, rifugge totalmente dal metter naso in qualsiasi cosa operativa. Per dirla con le parole di Cacciari, non cerca la verità nella sua verifica funzionale ma altrove. Dove? Non so, penso proprio nel fatto che, così come cìè la convinzione che debba esistere una sorta di energia primordiale unitaria di base (quella che stan cercando i fisici da sempre, lo chiamino big bang o altro) esiste anche un reciproco riflettersi tra l'estetica e la funzionalità dei codici che utilizziamo per rappresentare i fenomeni concreti o astratti e la loro essenza "vera". Una formula o un grafico o una immagine anche astratta, insomma, oltre che belli, se son belli son veri. Penso sia questa la sua ricerca della verità e lo appassiona da sempre. Al punto che ad essa ha sacrificato volentieri le ambizioni pecuniarie, in cambio della libertà che quella sua ricerca personale gli assicura e al conempo gli chiede. Ogni tanto, però, e questo è davvero bello, di quelle ricerche parla in modo conviviale, di fronte a un buon bicchiere di vino o a tavola con gli amici, disponibile e curioso verso l'opinone di chiunque, anche se nn fondata su bibliografie e riferimenti dotti. Ed è sempre come se ti introducesse amichevolmente in un mondo un pò iniziatico, che proprio della convivialità ha bisogno. Dell'amiciza che la sorregge. Ecco: questa è la dimensione che, stranamente, a volte mi sembra mancare a troppi filosofi attuali, ed è un peccato. Perchè la verità che è possibile umanamente attingere, probabilmente, sta dentro l'intreccio di queste dimensioni. :-)
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