
Trovo molto interessante la provocazione che Gianfranco Franchi muove contro i Social Network (accusati di livellare verso il basso la comunicazione e disperdere le energie intellettuali) nell’editoriale di Lankelot.eu di novembre 2008.
Lankelot è un sito per gli amanti del buon leggere, nel quale scrivono e si confrontano addetti ai lavori, scrittori e semplici appassionati. I comuni denominatori sono la serietà di analisi e approfondimento e, appunto, la passione con cui il lavoro di studio viene affrontato. Questa base ne fa un sito di riferimento per chiunque ami il libro e la letteratura.
L’intervento in oggetto, pur non riguardando la letteratura in senso stretto, ha però centrato il colpo avviando la discussione più lunga mai verificatasi sul sito. Sono già stati superati i duecento commenti, a conferma del fatto che le righe di Franchi colgono nel vivo sbugiardando uno dei vizietti più alla moda del momento.
Fatta questa doverosa specifica, ribadisco il piacere di leggere un parere critico nei confronti di Facebook e soci, pur prendendone le distanze in più punti.
Fate le vostre considerazioni.
Qual è il primo rivale di un sito letterario? Non certo la carta stampata, con la quale andiamo al limite a integrarci, nel caso di Lankelot, preferendo quelle opere, quegli artisti e quegli editori che quotidiani e periodici trascurano o scartano (cfr. questa pagina per promemoria); non certo la televisione, condannata dalla sua natura, niente affatto interattiva e democratica, e dalla sua programmazione, mai o quasi letteraria (e quando letteraria: mainstream), a venire sconfitta se non saprà essere protagonista di una metamorfosi. I nostri rivali sono i social network.
Spiego.
Cos’è un social network? Secondo Wikipedia (qui la fonte) “la versione di Internet delle reti sociali è una delle forme più evolute di comunicazione in rete (…). La rete delle relazioni sociali che ciascuno di noi tesse ogni giorno, in maniera più o meno casuale, nei vari ambiti della nostra vita, si può così (…) organizzare in una mappa consultabile, e arricchire di nuovi contatti. Il fenomeno delle social network nacque negli Stati Uniti e si è sviluppato attorno a tre grandi filoni tematici: l’ambito professionale, quello dell’amicizia e quello delle relazioni amorose. Le social network online ebbero un’esplosione nel 2003, grazie alla popolarità di siti web come Friendster, Tribe.net e LinkedIn. (…) Attualmente, i due social network più gettonati sarebbero Facebook e Myspace, rispettivamente con 132 e 117 milioni di utenti, con il sorpasso del primo sul secondo nell’aprile del 2008”.
Qual è il problema? Il problema è che la struttura di social network come myspace e facebook semplifica l’approccio al web, illude l’iscritto d’essere protagonista, livella verso il basso la comunicazione, appiattendola sulla quotidianità e sulle frivolezze. Se myspace poteva e doveva restare una grande risorsa riservata solo e soltanto ai musicisti di tutto il mondo, che potevano scambiarsi pareri e confrontare le loro creazioni, facebook è partita con un approccio più simile all’ex “massoneria del web”, cioè small world: schede di ogni iscritto, rete di contatti accessibile ai nuovi amici, comunicazioni funzionali e utilitaristiche o ludiche. Uno può chiedersi: a cosa mi serve? Se ho già il mio software di messaggistica/telefonia (Skype, Messenger…), se ho già il mio forum specialistico, se ho già l’e-mail e gli sms, a che pro?
In effetti, il “pro” è uno e uno soltanto: l’esibizionismo.
Facebook – esattamente come Myspace per chi non era musicista – diventa un formidabile strumento di deconcentrazione durante gli orari di lavoro, uno svago e una deviazione durante la giornata, una demenziale agenda setting (quanti amici devo guadagnare oggi? A chi devo scrivere per diventare più popolare?), uno scarso veicolo pubblicitario (ogni giorno veniamo bombardati da segnalazioni di eventi e da comunicati di qualsiasi genere: che visibilità rimane se nessuno fa selezione?), un vacuo strumento per accertarsi che i vecchi compagni di classe siano in vita. C’è una ragione per cui avete smesso di frequentarvi: non avete più nulla da dire. Facebook ne dà conferma. Così come Myspace. Così come Linkedin, prima ancora, e Small World.
A cosa possono servire, in realtà, i social network?
A garantire la possibilità ai neofiti del web di navigare e divertirsi con siti facili ed elementari; a mostrare le potenzialità del web a chi pensava, causa propaganda dei media rivali (tv e carta stampata in primis) che Internet fosse solo pornografia e contenuti deliranti e/o autoreferenziali; a perdere tanto tempo; a illudere chi non ha vita sociale o adeguata “visibilità” (torniamo alla questione narcisistica/pubblicitaria) di avere trovato una soluzione.
Intanto, fanno danni. Fanno danni a siti come il nostro, perché molti dei nostri iscritti passano le ore che potevano dedicare al Web creativo/utile, allo studio, alla consultazione delle fonti, alla scrittura di pagine di critica e al confronto intellettuale ed estetico altrove. E quell’altrove è il social network, a cazzeggiare e scambiare quattro parole con vecchi e nuovi “amici”.
Fanno danni sul lavoro, esattamente come le messaggerie, perché deviano l’impiegato dalla concentrazione sul suo lavoro.
E così, tornando al nostro problema, si riducono le visite; si riduce l’interazione; si riduce la proposta di nuovi articoli; si offende l’intelligenza. Anni fa, in coincidenza col boom di myspace, avevo notato che tutti quelli che scrivevano di musica su Lankelot erano spariti: dissolti, liquefatti, in un attimo. Non è stata soltanto colpa della crisi dell’industria del disco; è stato per via dell’apparizione di myspace. Era, in effetti, il loro paradiso: decine di migliaia di band amatoriali e pro, provenienti da tutto il mondo… come criticarli?
Adesso, invece, noto che tanti iscritti consegnano il tempo libero precedentemente riservato a questo e ad altri progetti analoghi direttamente a Facebook. Ho passato gli ultimi due anni a studiare metodicamente dinamiche interazionali dei social network, cancellandomi infine da entrambi i siti “mainstream” in questione, per tornare qui. Le ragioni, ormai, vi saranno chiare.
Credo che Internet sia una grande speranza di perfezionamento per lo studio, la ricerca, l’informazione: un’informazione libraria più completa, capillare e democratica, interattiva e critica, è il viatico a una rivoluzione culturale.
Smarrire intelligenze e idee per colpa della concorrenza di webzine e blog letterari di qualità mi sta bene. Smarrirle per colpa del cazzeggio colorato di facebook e myspace mi ferisce e mi irrita a morte. Non recedo dalla mia posizione e invito tutti al confronto su queste tematiche.
Lunga vita al Web di progetto, e alla piccola e media editoria di qualità, alla ricerca e al confronto autentico.
Franchi
Commenti
se il tono della sua rivista è questo, glielo spiego io perchè perdono lettori
Roberta: come negare il rischio di facebook, più presente che in altri siti: la dipendenza dell'appiattime nto? Come con la televisione, no? Una persona teledipendente è una cosa buona per l'alta cultura? Bisogna essere parrucconi per riconoscerne il pericolo?
Se si frequenta solo Petrarca c'è lo stesso identico pericolo di degenerazione che se si frequenta solo Maria de Filippi, per dire. Equlibrio, che ne caso di facebook, vista la sua natura palesemente assuefacente, è giusto vi si debba approcciare con consapevolezza e cautela.
Per il tono del sito: vieni e leggi gli ultimi due articoli pubblicati e poi uno qualunque preso a caso fra i migliaia. Ti renderai conto se serietà e rigore sfociano in pesantezza e accademismo, o in noia. Prova, può essere interessante.
www.lankelot.eu
Jack: sono fondalmente d'accordo con te. Ma il problema della democrazia, e della libertà individuale in genere, è sempre lo stesso ed è quello al quale allude Franchi: la frequente mancanza di igiene nelle scelte. La libertà è cosa sacra, ma se una persona è libera di impoverirsi potenzialmente, per quanto totalmente leggittimo, può e deve essere invitata a riflettere? Poi ognuno gestisce se stesso e i suoi rischi come più gli piace: io sono iscritto a facebook, ad esempio. Sono consapevole del pericolo ma non disdegno un'avvertenza perché mi rende più libero.
F.
Se non fosse stato per facebook non sarei arrivato qui da lei e scoprire questo sito; davvero! ;-)
Facebook come tutti i media ha i suoi pro e i suoi contro. Tra i contro ci sono problematiche serissime relative alla privacy che viene violata in maniera brutale.
Tra i pro (e scusate se è poco) c'è che è il mezzo di informazione e di veicolazione delle idee, per il momento senza censure.
A proposito, forse è la volta buona che riusciamo a far capire agli italiani cosa sia la P2, Licio Gelli, e come si è costruito il suo impero il nostro amato Silvio :-)
Vi consiglio un bellissimo gruppo a cui iscrivervi, nel quale si sta discutendo ad un test di ingresso da riservare ai politici per entrare nelle università, un pò come si fa per gli studenti e le università, dato che in questi ultimi anni di università statali, oramai i test saranno tutti a numero chiuso.
http://www.facebook.com/home.php#/group.php?gid=35559792019
Comunque io credo che Facebook, come qualsiasi altra cosa al mondo, non è una cosa nè buona nè cattiva a priori. E' un po' come la televisione, tutto dipende da come viene usata! Io ad esempio uso Facebook per fare, a modo mio, informazione. Mi permette di far arrivare le mie idee a persone che altrimenti non avrei mai conosciuto!
Facebook va bene per segnalare alcune cose, magari inviare link...se uno invece lo usa per dire i biiip suoi, allora codesto essere ha solo da perderci e io lo elimino.
Basta usarlo poco e bene, no?
Tuttavia credo che il problema non sia il mezzo, in questo caso facebook o myspace, ma il fine col quale viene utilizzato. Ecco perchè io, e sicuramente molti altri come me, si permettono ancora di utilizzare socialnetwork come facebook o myspace.
Come fare a sensibilizzare la gente ad un giusto e corretto utilizzo dei suddetti se non operando attraverso gli stessi?
Adesso che ho conosciuto lankelot sicuramente mi dedicherò anche ad esso.
Un saluto e a presto,
Blu...
se vi ho trovati è stato per un post su facebook.
che ha il pregio di farti seguire anche i percorsi degli altri, non solo i tuoi.
e quanto agli amici, non è detto che se con una persona non vuoi uscire a berci una birra tu non debba aver niente da dire... magari leggi i suoi blog e i suoi articoli.
aggiungerei che facebook è un surrogato di tante cose. quando poi si ha da fare davvero, la gente non ci va.
Personalmente, dopo un anno di attività in FB, la scorsa settimana, dopo essermi congedato dagli amici in FB, mi sono cancellato come utente.
Ho sentito questa esigenza perchè mi rincresceva la mancata possibilità di approfondire tematiche in modo costruttivo.
Nella quindicina di gruppi cui mi ero iscritto, purtroppo, il tenore dei dialoghi era piu improntato alla "chat" anzichè delle riflessioni; fors'anche perchè gli iscritti devono scrivere e rispondere ad altre mille persone e cosi si restano ad uno strato superficiale di un dialogo.
Non sono nè pro, nè contro FB, semplicemente non m'interessa conoscere ed avere mille amicizie se poi, realmente, faccio fatica ad avere un dialogo vero con una sola.
Sebbene avessi 300 amicizie in FB, avevo una sorta di "solitudine" perchè gli scambi non mi hanno edificato per nulla.
Certo non è una questione che FB o le persone che vi partecipano siano superficiali (ci mancherebbe che mi permettessi di dire cio' ...) ma bensì io stesso mi sentivo superficiale dopo aver effettuato il logout.
Per concludere non credo che la privacy, soprattutto quella dei nostri figli, sfoggiati nelle foto personali, siano veramente protetti ... un fenomeno cosi grande fa gola ... gola a chi della morale, del rispetto, dell'etica, ecc non gliene può fregar de meno ed alla fine credo che facebbok si rivelerà un grande boomerang che farà male, molto male.
Ai posteri ...
segnalo a chi interessato che ‘autorita’ garante della concorrenza e del mercato non ritiene messaggio pubblicitario, l’nvito a collegarsi a facebook rivolto da Radio 3 ai radioascoltator i, in quanto , cito testualmente “aderire ad un social network non costituisce un’ipotesi di messaggio pubblicitario, non essendo rivolto alla vendita di beni o servizi da parte di uno specifico professionista”.
Mi chiedo dunque come mai non si invitino i radioascoltator i a collegarsi ai siti Rai (visto che ci sono) e si preferisca reindirizzare i clienti su siti commerciali privati. Se non e’ pubblicita’ questa cosa sarebbe pubblicita? Sarebbe come se io invitassi delle persone a recarsi presso un centro commerciale specifico, in quanto il mio invito non costituisce un’ipotesi di messaggio pubblicitario, non essendo rivolto alla vendita di beni o servizi da parte di uno specifico negozio di quel centro commerciale.
Se i centri commerciali sono notoriamente punti di aggregazione dei nostri giovani, come uscire dall’equivoco? Aiutatemi a capire. Grazie
http://www.youtube.com/watch?v=DU4G9kZKOD0
spero vi piaccia!