La rivista che vorrei

Registrazione Tribunale di Monza n. 1927 del 24/9/2008 N° ROC 17857 ISSN 2283-3269 Colophon completo

"Ossa Carne", l'ultima fatica di Dome Bulfaro

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La rivista che vorrei

Il poeta, che in Brianza si impegna da sempre per diffondere la confidenza con la poesia, ha pubblicato di recente una nuova raccolta, primo passo di un lavoro più complesso

Ancora prima di aprirlo, il libro di Dome Bulfaro Ossa Carne (edito da Dot.Com Press - Le voci della Luna, 2012) regala un impatto forte, grazie all'immagine di copertina: un braccio umano, in parte già scarnificato, conservato in barattolo, foto tratta dal repertorio dell'artista Simone Casetta. Effetto voluto, dato che il braccio cadente, a detta dell'autore, ricorda Raffaello, David e Caravaggio, e pur appartenendo al regno della morte riesce invece a raccontare la vita. D'altronde, come spiega lo stesso Bulfaro, il rapporto fra vita e morte è il tema portante della silloge.

 

L'immagine di copertina proviene dalla serie "Fanno finta di non esserci" di Simone Casetta

Come nasce questa raccolta?

Il libro raccoglie poesie già edite in tre pubblicazioni differenti: Ossa. 16 reperti uscita nel 2001 per Marcos y Marcos, Carne. 16 contatti pubblicato nel 2007 dalla D'If di Napoli e poi altri 16 contatti frontali inseriti nell'antologia Tutta la forza della poesia edita da Lietocolle nel 2008. Se avessi potuto scegliere di pubblicare queste tre sillogi tutte assieme, l'avrei fatto subito, ma ci sono voluti anni per comporle e soprattutto per trovare l’editore giusto per stampare un libro il più vicino possibile al mio progetto: a partire dalle immagini in copertina e in quarta di copertina fino alle curate traduzioni in inglese di Cristina Viti, che permettono al libro di circolare a livello internazionale.

I testi di Ossa Carne dovevano "tenere" contemporaneamente su tre fronti: quello visivo, quello della scrittura e quello dell’oratura. In particolare l'attenzione all'aspetto visivo della poesia me l'ha trasmessa Roberto Sanesi (il libro rappresenta per me un debito saldato col maestro), facendomi innamorare di autori immaginifici come Simia di Rodi, Dylan Thomas e William Blake. Sostanzialmente è questa la triplice sfida di Ossa Carne, sfida che in Italia hanno perseguito e perseguono, oggi più che in passato, davvero in pochi. L'impaginazione del libro, curata da Simona Cesana, serve ad amplificare e far risuonare il valore polisemico della parola iconica, scritta e detta, determinandone una quarta, indecifrabile.

Nella prima sezione, Ossa. 16 reperti, si racconta del rinvenimento di uno scheletro che presenta diverse, inspiegabili, stranezze: è completo e integro in ogni sua parte ma ogni segmento osseo proviene da persone diverse vissute in epoche sospese tra passato, presente e futuro; ciascun osso presenta dei versi incisi da chi in vita è stato proprietario di quelle stesse ossa. Le stranezze non finiscono qui perché nella seconda sezione del libro, Carne. 32 contatti, questo scheletro ad un certo punto riprende a vivere, carnifica. Su questo scheletro millenario, adamitico, si ricompongono e prendono inserzione altre vite, altre voci, con cui il poeta entra in contatto e a cui restituisce la parola.

In sostanza, dal 1997, sto componendo un lavoro poetico unico, dove è il corpo a guidare l’uomo verso se stesso. Ossa Carne è solo il primo di tre libri: nel secondo, che comprende 16 ictus e 32 donazioni, questo corpo restituito alla vita dopo essersi completato anche di organi interni, apparati e sistemi, dona ogni parte di sé. Il terzo volume sarà costituito da 10 spartiti, componimenti esclusivamente orali. La poesia che compongo, o meglio, che si compone attraverso il mio lavoro di ascolto è e sarà sempre più nei 10 spartiti, transpersonale, perché non una sola voce ma più voci vanno a comporre lo stesso testo. Con gli spartiti si completerà questa trasmutazione dell'essere e della parola cominciata con Ossa. Un ritorno dello spirito dalla non esistenza per poi tornarvi nuovamente, ma solo dopo aver compiuto, tutta in salita, un'esperienza materiale ultima.

La poesia che si compone attraverso il mio lavoro di ascolto sarà sempre più transpersonale

Per poter indagare il senso ultimo, la poesia deve passare dal corpo?

La poesia è nel corpo. Il corpo è intessuto di poesia. La poesia però non è solo corpo. In Ossa Carne non esiste un poeta che ha scritto poesie, ma solo un archeologo (un ricercatore dell'arché) che ritrova iscrizioni lasciate da altri e decide di classificarle in reperti e ricollocarle ad arte nella pagina. Poeta è colui, in fondo si sostiene nel libro, che si mette in ascolto di voci preesistenti le quali ingravidano di senso il corpo, trasformandolo in una vera mappa del senso, permettendo al corpo di entrare in uno stato di attesa ontologica. Poeta è colui che sa ascoltare il silenzio con artificio e restituisce fedelmente con altrettanto artificio quanto ascoltato dal silenzio.

Dome Bulfaro durante un evento di PoesiaPresente (Foto di Marco Zanirato)

Sembra quindi che per te la ricerca interiore debba passare attraverso un attento esame dell'interiorità fisica, come scoprendo le tracce dell'anima nei segni lasciati sulle ossa e sui muscoli, provati da questo contatto, che al tempo stesso attrae e incuriosisce, ma costa anche molta fatica. È così?

È una visione in cui potrei riconoscermi, specie se intesa in chiave simbolica: se esaminassimo la muscolatura di un uomo, non solo troveremmo contratture, stiramenti, strappi ma anche ricordi, storie, ruoli mai riassorbiti del tutto, corpi contro corpi... Se non direttamente quantomeno simbolicamente potremmo considerare la muscolatura, come qualsiasi parte del corpo umano, la cartina di tornasole della salute (parola che, ci ricorda Raimond Panikkar, ha la stessa radice di salvezza) spirituale di ogni uomo.

In Ossa Carne convivono quindi due scritture, da un lato quella sibillina e oracolare di Ossa, una scrittura enigmatica tutta da svelare, dall'altro quella di Carne, più diretta, sanguigna, emotivamente scossa. Certo, nella massa muscolare che di contatto in contatto fiorisce sulle ossa, le esperienze si accumulano e accalcano in maniera repentina e continua, rendendo difficile carpire il significato di ciascuna esperienza singola. La massa poetica di Carne è michelangiolesca, ancora imprigionata nel non finito scabro dolore.

Nella muscolatura di un uomo troveremmo non solo contratture e strappi, ma anche ricordi, storie, ruoli mai assorbiti del tutto, corpi contro corpi

Reperti, contatti: bisogna prima scoprire qualcosa per poi cercarlo e trovarlo?

Non c'è un mistero, non c'è un'oscurità a priori: l'oscurità è data dal non ascolto, dall'incapacità di sintonizzarsi con la poesia, ciò che eleva il grado di umanità di un individuo. Per me questa è una discriminante decisiva. È l'esperienza in prima persona attraverso la parola creatrice di senso a permettere all'uomo di avviare questo cammino di disvelamento non solo di sé come persona che agisce in un dato contesto storico, ma anche e soprattutto dell'essere umano in quanto tale.

Il compito del poeta è di poggiare l'orecchio nel punto migliore per l'ascolto, trascrivendo sulla carta ciò che ogni rivolo mi detta. È inevitabile che il vissuto personale di chi ascolta si mischi e corrompa l'inaudito della poesia. La poesia risente, inevitabilmente, del corpo che la sente e la trascrive con il filtro di tutte le sue esperienze. Tuttavia, come afferma Dante io sono uno che quando Amore m'ispira, noto, e a quel modo che ditta dentro vo' significando: anche se sei tu col tuo corpo a restituire voce alla poesia, è la poesia che, lasciata dittare, conferisce senso a te, rivelandoti quanto e come sei umano.

I testi sono ricchi di citazioni: cosa cercavi nel ripercorrere quei suoni e quelle immagini?

Le citazioni più evidenti secondo me non sono tanto quelle letterarie quanto quelle legate alla storia dell'arte, specie quella italiana. Le immagini del Mausoleo di Galla Placidia, la Deposizione di Raffaello, le Pietà di Michelangelo, solo per fare tre esempi, costituiscono non solo per gli italiani ma per l’umanità intera un paesaggio interiore comune. I luoghi e il linguaggio dell’immagine definiscono un canale sotterraneo di cominicazione con gli altri uomini.

Sulla scena (Foto di Anna Laviosa)

La disposizione grafica dei testi ricorda molto i calligrammi. Cosa puoi dirci al riguardo?

A differenza del calligramma (penso soprattutto ad Apollinaire), che con le parole disegna una forma, le poesie di questo libro vogliono più che altro evocare l’immagine. In Ossa Carne sono la ritmica della metrica e il suono delle parole a determinare l'immagine. L’immagine nasce dal suono: ecco lo scarto fondamentale con i calligrammi. Per fare un esempio, il reperto n°8, Denti morse, è costituito da due ottonari doppi, cioè una dentatura vera e propria, formata da due arcate di sedici sillabe ciascuna, in cui risalta il suono dentale della t. I denti sono evocati, non disegnati. La collocazione di questo distico ottonario doppio in basso al centro della pagina non fa altro che specificare quanto la pagina bianca sia un volto con denti che parlano un alfabeto metaforico.

Come mai la traduzione in inglese per l'edizione italiana? Credi che la traduzione abbia esteso nel tuo testo qualcosa che in originale restava meno espresso, o espresso in una forma diversa?

Il libro circolerà anche nel Regno Unito, grazie all'impegno della traduttrice Cristina Viti, con cui sento grande affinità. La sua versione in inglese di Ossa Carne, dato il rapporto dialogico che questo libro ha con la tradizione letteraria anglosassone, è sopraggiunta come naturale conseguenza. Non a caso una delle sue poesie preferite di Ossa Carne è Frangetta endecasillaba di Ofelia.

Gli autori di Vorrei
Author: Simone Camassa

Nato a Brindisi il 7 maggio del 1985. Laureato in Lettere, in Culture e Linguaggi per la Comunicazione e in Lettere Moderne presso l'Università degli studi di Milano. Suona la chitarra elettrica (ha militato in due gruppi rock, LUST WAVE e BLACK MAMBA), scrive poesie e ha collaborato in passato con un'altra redazione online. Appassionato di sport, ha praticato il nuoto a livello agonistico fino ai diciotto anni, per un anno ha anche giocato a pallacanestro. È innamorato della letteratura in tutti i suoi aspetti, dalla poesia fino al fumetto supereroistico statunitense. Sogna di realizzare un supercolossal hollywoodiano della Divina Commedia, ovviamente in forma di trilogia e abbondando con gli effetti speciali.

Qui trovi la sua scheda personale con l'elenco dei suoi articoli su Vorrei


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