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La volontà dell'Amministrazione comunale di Lissone di dedicare una strada a Bettino Craxi negli scorsi giorni ha provocato un vespaio, proteste e polemiche che - in piccolo - hanno riprodotto quello che è successo a Roma quando Alemanno ha dichiarato di voler fare altrettanto per Giorgio Almirante.

Sulla via lissonese al socialismo abbiamo pensato di raccogliere due posizioni distinte, forti e motivate. La prima è di Carlo Arcari e punta l'attenzione sulla figura di Craxi statista, "l'unico capace di dire no agli USA". L'altra, del PD della cittadina briantea, che ricorda che prima di Craxi, ci sarebbero altri socialisti - ben più retti e integerrimi - a cui poter dedicare una via, come Sandro Pertini ad esempio. Date loro torto, se ci riuscite.

 

Perché Craxi merita una via a Lissone (Dal blog di Carlo Arcari)
(Il PSI di Craxi) "interpreta le domande di dinamicità di una società che cambia" “La sfida con Craxi colse i comunisti impreparati e mise a nudo il loro ritardo nel misurarsi con la modernità". “Mi è capitato spesso di pensare a Berlinguer come a un campione di scacchi che sta giocando la partita più importante della sua vita: la partita dura ormai molte ore; sta giungendo alle battute finali e guardando la scacchiera il campione si accorge che, con la prossima mossa, l’avversario gli darà scacco matto. Ha un solo modo per evitarlo: morire un minuto prima che l’altro muova”.

Queste cose ha scritto sul rapporto tra Craxi e il PCI, Piero Fassino nel suo libro “Per Passione” (Rusconi 2003). L’ex segretario DS oggi figura di primo piano del PD da tempo ha avuto il coraggio di dichiarare a modo suo quello che molti nella sinistra pensano, e cioè che il Pci di Berlinguer sbagliò a indicare il Psi craxiano come il “male assoluto” e a fare di tutto per distruggere lo storico partito della sinistra pur di non riconoscere il proprio ritardo culturale e politico. L’anno scorso Fassino fece ancora di più, dichiarò che Bettino Craxi faceva parte a pieno titolo “del Pantheon del Pd come Rosselli, Matteotti, Nenni, e Pertini".
Tutto questo evidentemente non è bastato alla maggior parte dei diessini e della ex sinistra comunista italiana per assumere nei confronti del leader socialista, l’unico uomo politico che è stato capace di dire no agli Usa ordinando ai Carabinieri di difendere, con le armi se necessario, la nostra dignità nazionale sulla pista della base Nato di Sigonella, un atteggiamento più equilibrato. Lo dimostra il caso di Lissone dove un’opposizione di centrosinistra, che non ha ancora capito le ragioni del suo essere minoritaria e perdente, è insorta contro la decisione della giunta di centrodestra di intitolare una via della città al “nemico” Bettino.
Gli argomenti usati dall’opposizione sono i soliti, Mario Chiesa, Tangentopoli, ecc. come se le idee e la storia politica di Craxi si potessero ancora oggi ridurre a questo. Insomma gli ex del PCI piuttosto che fare i conti con la figura dell’ex leader socialista e chiudere così una assurda guerra a sinistra, che li ha portati alla sconfitta alle ultime elezioni (non a caso il governo Berlusconi è pieno di ministri che vengono da quel PSI) preferiscono continuare come Tafazzi a martellarsi le parti molli. Berlinguer era una brava persona, ma non aveva capito niente della nuova Italia che stava affrontando da sola la ristrutturazione tecnologica ed economica mondiale che avrebbe portato, con la caduta del Muro di Berlino alla grande globalizzazione che oggi rappresenta il nuovo ordine mondiale. Craxi aveva ragione, ma era un “leninista”: i soldi raccolti dai Mario Chiesa gli servivano per fare politica e lui, sbagliando, li usava. Era un rivoluzionario che voleva cambiare l'Italia portandola, magari a spintoni, nella modernità, e la rivoluzione si serve anche dei mariuoli.
Quando lo conobbi nel 1976 subito dopo la sua ascesa alla segreteria del PSI passai con lui un paio d’ore nella sua casa di via Foppa. Lo intervistai e lo fotografai da solo e con i suoi familiari per un servizio che apparve sul settimanale “Sorrisi e Canzoni” già allora edito da Berlusconi. Mi confermò che la sua linea era quella dell’autonomia tra DC e PCI. Voleva essere la terza forza dello scacchiere politico per impedire il compromesso storico che allora già si profilava all’orizzonte. Gli chiesi come poteva sperare di cavarsela stretto com’era tra la Balena bianca e il rullo compressore comunista. Mi rispose. “Noi socialisti autonomisti abbiamo fatto la lunga marcia dentro il PSI e abbiamo vinto. Faremo la lunga marcia anche dentro la sinistra e dentro le istituzioni”. Continuo a credere che se il Pci avesse avuto un altro segretario forse Bettino ce l’avrebbe fatta e oggi Veltroni si occuperebbe di cinema assieme a Pillitteri che è la cosa che sanno fare meglio i due ex sindaci.

 

 

 

 

Via Bettino Craxi (Dal blog del PD di Lissone)
In uno degli ultimi consigli comunali alcuni esponenti della maggioranza hanno proposto di intitolare a Lissone una via a Bettino Craxi. Ecco: avanti così! Intitoliamo una via ad un politico, simbolo degli anni più bui e tristi della storia repubblicana, protagonista in negativo delle indagini di Tangentopoli. Un personaggio che ha preferito l’auto-esilio dorato di Hammamet, piuttosto che affrontare la magistratura ed i tribunali italiani. Come fanno, del resto, tanti cittadini innocenti o presunti tali per dimostrare la loro estraneità a fatti delittuosi a loro imputati. Bettino Craxi sarà stato anche un buon statista, ma il suo rovescio della medaglia fa ancora oggi arrossire di vergogna: ha avallato il finanziamento occulto dei partiti che fino a prova contraria in quegli anni era reato, ha maneggiato miliardi di tangenti per sè e per il suo partito, favorendo amici e finanziatori occulti, lucrando sulla cosa pubblica. Diciamo che dal punto di vista morale, Bettino, ha molto da far dimenticare e molto poco da far ricordare. Vale la pena ricordare che la Lega ha cavalcato l’onda di Tangentopoli, di cui Bettino Craxi è stato il simbolo negativo. Le posizioni della Lega Nord, oggi espressione della maggioranza di governo sia locale che nazionale, riguardanti il malgoverno di allora e grazie al quale ha ottenuto tanti consensi, sono forse cambiate? Una via comunale deve rappresentare qualcosa di condiviso: deve essere un segno di rispetto nei confronti di qualcosa o di qualcuno. Oggi pare ci sia la rincorsa ad intitolare vie che rappresentano idee e valori di singoli partiti. Non la collettività, ma lo sfogo di una singola forza politica. Gli esempi di Viale Padania e Via della Lega Nord parlano da sè. Mentre a Lissone manca, per esempio, Via o Piazza Firenze. Inoltre, è forse il caso di sottolineare che il revisionismo storico che ci viene continuamente propinato merita un’analisi più seria e approfondita, da condividere con i cittadini e non solo nelle segreterie di partito. Facciamo nostra, invece, la proposta del consigliere Dante Brivio. Di intitolare, cioè, una via a Sandro Pertini, altra mancanza nello stradario lissonese. Socialista anche lui, padre della patria e con un’integrità personale e politica ben più consistente di quella di Bettino Craxi. Nella convinzione che una iniziativa su questo tema, magari da condividere con altre forze politiche, sia da mettere in atto se il Comune di Lissone proseguirà con questa discutibile iniziativa.

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