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Brianza, terra di Poesia

20090519-poesia-presente

Intervista a Dome Bulfaro, anima di PoesiaPresente,
in vista del Simposio Internazionale di sabato prossimo al Teatro Binario 7

 

La terza stagione di PoesiaPresente si appresta a tirare le somme. Sabato prossimo si apriranno i primi lavori del CReO, Centro Ricerca e Osservatorio, che ospiterà incontri e tavole rotonde sulle problematiche che investono la poesia contemporanea: didattica, traduzione, diffusione. Gli ospiti chiamati a raccontare o analizzare questi temi saranno sia italiani che stranieri, e non mancheranno i giovani, la cui individuazione e il cui inserimento nel progetto sono sempre stati tra gli obiettivi dichiarati di PoesiaPresente. Tra le altre iniziative che saranno presentate quel giorno, «una delle più belle», secondo lo stesso Dome Bulfaro, che della stagione poetica organizzata da MilleGru è la spina dorsale, è il "Progetto Bontempi" curato da Vera Tisot e dedicato al maestro elementare di Agrate che tra il 1957 e il 1963 fece scrivere ai suoi scolari delle lettere indirizzate ai più grandi artisti contemporanei. Dalla raccolta delle missive e delle risposte degli artisti, spesso corredate anche di disegni e scritti letterari, è nata una "collezione Bontempi", che Poesia Presente sta cercando di riscoprire insieme alle istituzioni di Agrate.

A Bulfaro abbiamo chiesto di spiegarci cosa potrà fare il CReO per il territorio e per la poesia in generale.

Prendiamola larga: la Brianza è terra di poesia?
Ritengo di sì, per più ragioni. Innanzitutto, il territorio e la lingua brianzoli sono risorse da valorizzare. La risposta che abbiamo avuto, poi, sia dalle istituzioni - politicamente trasversali, sottolinea - che dal pubblico, è stata indubbiamente incoraggiante. Per PoesiaPresente, il confronto con i suoi omologhi di altre realtà territoriali, come Roma, Torino e Riccione, per citare quelle con cui abbiamo un contatto diretto, è decisamente positivo, sia in termini di pubblico che in termini progettuali. Il nostro progetto è decisamente il più articolato a livello nazionale. La conferma è nel fatto che il dipartimento di italianistica dell'università scozzese di St Andrews si è interessato a noi, considerandoci il più rilevante progetto riguardo la poesia italiana.

In Italia, si dice spesso, ci sono più scrittori che lettori. Che ne pensa? E al riguardo cosa può fare l'attività di ricerca del CReO per distinguere i veri poeti dai dilettanti allo sbaraglio?
Anch'io penso che sia vero. Il fenomeno, però, va trattato con attenzione: chi scrive ha la necessità naturale e antropologica di raccontare, di esprimersi. È una prima fase di cui tenere conto, e non va analizzata da "letterati". Io non giudico la qualità o il grado di chi scrive. Il CReO, di sicuro, tra tutti questi poeti, potrà aiutare quelli che cercheranno di compiere un passo ulteriore, quelli cioè alla ricerca del confronto con gli altri scrittori. Lo vorrei come uno strumento dialogico, che permetta di pensare a se stessi non solo come un guscio, ma anche come un complesso di relazioni con l'esterno.

Il CReO consentirà alla Brianza di mantenere i contatti con i circuiti internazionali già coinvolti? Come?
Questo è senz'altro uno degli obiettivi principali che si prefigge. Adesso però il CReO è solo sulla carta, il simposio di sabato sarà la prima azione ufficiale. Per esistere, il Centro ha bisogno di due sedi. Una è quella virtuale costituita da Internet, per la sua multimedialità, e ovviamente è facile da ottenere. L'altra invece è la sede fisica, molto più ardua da trovare.

Come immagina la sede reale del CReO? E dove?
Inizialmente non avrei molte pretese, basterebbe una semplice stanza con un terminale collegato ad Internet e con i libri degli autori coinvolti. La postazione multimediale permetterebbe di vedere e ascoltare gli stessi autori di cui si possono leggere gli scritti. Vorrei anche poter allestire, con il tempo, un repertorio fotografico con i documenti raccolti da tutti gli incontri fin qui svolti. Come luogo vero e proprio, l'ideale sarebbe una biblioteca.

Immagino che lei consideri il Centro solo come un punto di partenza, non di arrivo. Quali sono i prossimi passi?
Il gruppo di persone che porta avanti il progetto PoesiaPresente deve ancora riunirsi a tracciare il bilancio, sia della stagione che sta terminando, sia dei tre anni complessivi, quindi forse un discorso del genere è ancora precoce. Di sicuro, cercheremo di potenziare la didattica e gli intrecci nazionali e internazionali. Ci piacerebbe anche riuscire a coinvolgere ancora di più l'intero territorio. PoesiaPresente vuole muoversi in una direzione Glocal, al tempo stesso locale e globale.

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