La rivista che vorrei

Registrazione Tribunale di Monza n. 1927 del 24/9/2008 N° ROC 17857 ISSN 2283-3269 Colophon completo

Intervista a Giorgio Fontana

Culture ~ Emma Altomare

Intervista a Giorgio Fontana

Lo scrittore Giorgio Fontana, premio Campiello 2014, ha chiuso l'ottava edizione della rassegna culturale BruMa 2014. Tra storie di esistenze robuste e riflessioni sul ruolo dell'intellettuale oggi, ecco la nostra intervista.

Steve McCurry, la popstar della fotografia a Monza

Culture ~ Antonio Cornacchia

Steve McCurry, la popstar della fotografia a Monza

Una prima lettura fotografica di “Oltre lo sguardo”, la grande mostra in Villa Reale della fotostar di Philadelphia con l'allestimento di Peter Bottazzi

Il lavoro? Qualcosa di più dell'articolo 18

Lavori ~ Giacomo Correale Santacroce

Il lavoro? Qualcosa di più dell'articolo 18

   La causa principale del problema del lavoro sta nel progresso tecnologico. Assisteremo a una grande ulteriore contrazione del lavoro dipendente e a un grande aumento di attività indipendenti, più rispondenti alle vocazioni delle singole persone, al limite tra lavoro e svago

FabLab. Quando l'immaginazione è un dovere

Lavori ~ Marco Caruso

FabLab. Quando l'immaginazione è un dovere

Il primo FabLab in territorio brianzolo figlio della crisi, soprattutto quella di immaginazione. Intervista agli ideatori del progetto, in cui ci raccontano scelte, speranze e caratteristiche di un'avventura in tutto e per tutto nuova, ma per certi versi legata ad uno scambio più diretto e non troppo mediato da esigenze economiche o comunicative.

Eugenio Finardi e l'Italia che non scappa dalla realtà

Culture ~ Antonio Cornacchia

Eugenio Finardi e l'Italia che non scappa dalla realtà

 Intervista esclusiva al grande rocker. Il nuovo album, i grandi rivoluzionari, la dittatura delle multinazionali, gli esempi di oggi, il piacere di cantare canzoni altrui, il ritorno alle utopie.

Gigi Ponti «L'Expo e la cultura per rilanciare la Brianza»

Persone ~ Pino Timpani

Gigi Ponti «L'Expo e la cultura per rilanciare la Brianza»

Il nuovo Presidente dell'area vasta di Monza e Brianza ci parla dei progetti di rilancio per la Brianza, delle criticità da affrontare e dei problemi legati al riassetto amministrativo

La verità sull'Articolo 18

Lavori ~ Ivan Commisso

La verità sull'Articolo 18

Tutti presi dalla discussione sulla riforma dell’articolo 18... senza sapere di cosa si parla  

Renzi e la solita idea di sviluppo: cemento, asfalto e trivelle

Ambiente ~ Vorrei

Renzi e la solita idea di sviluppo: cemento, asfalto e trivelle

L'intervento di Carlo Petrini in “Rottama Italia” , l'ebook di Altreconomia. «Oggi persino il Governo Monti, grazie all’iniziativa dell’allora ministro dell’Agricoltura Mario Catania, può apparire più progressista e innovatore dell’esecutivo guidato da Matteo Renzi. Anziché fermare la colata di cemento, lo Sblocca-Italia la rilancia, la promuove, la incentiva. E lo stesso fa con le trivellazioni offshore in Adriatico o con...

Nostrano festival. Il menu del cambiamento

Persone ~ Vorrei

Nostrano festival. Il menu del cambiamento

Meladailabrianza al Bloom di Mezzago il 25 e 26 ottobre: «La manifestazione a tema lgbtq vuole essere un punto di inizio per un cambiamento vero e concreto: si incontreranno associazioni, collettivi e movimenti di tutta Italia»

Noi stiamo con la sposa

Culture ~ Silvia Giacon

Noi stiamo con la sposa

Il lungo cammino del film “Io sto con la sposa”, con le interviste a Gabriele del Grande, Khaled Soliman Al Nassiry e Antonio Augugliaro

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La televisione, cattiva maestra

20091114-schifano

Una televisione rispettabile dovrebbe smettere di invitare i cafoni.
Esistono strumenti tecnici per disinnescare queste forme di teleteppismo

Se è vero che la formazione individuale dipende dalla comunicazione (ambientale, scolastica, religiosa, politica, mediatica etc.), dovremmo cominciare a familiarizzare con la critica della comunicazione al più presto possibile, magari dalle medie inferiori. Dotarci, cioè, di nozioni e strumenti di difesa, in modo da essere meno inconsapevoli degli effetti prodotti dall’ascolto di questa o quella campana sul nostro modo di sentire e ragionare. Sprovvisti come siamo, in larga maggioranza, di questi utensili di controllo, rischiamo di comprimere la nostra libertà di pensiero e d’azione entro canoni fissati da terzi senza sottoporli al filtro del dubbio o, in generale, della nostra coscienza. Tutto ciò che apprendiamo diventa allora ambiguo e confuso. Quando al liceo (scientifico) dei miei tempi si studiavano ore e ore di Iliade e Odissea, credevamo di assorbire il beat omerico mentre invece respiravamo aria di classicismo italiano sette-ottocentesco, dal momento che i nostri testi erano le versioni di Vincenzo Monti (1754-1828) e Ippolito Pindemonte (1753-1828). Niente di male, beninteso: purché te lo dicessero e, magari, ti istruissero sulle trappole di ogni traduzione letteraria, specialmente se poetica. Ma finché si è nell’ambito della letteratura, le distorsioni non sono quasi mai così pericolose da suscitare preoccupazione. Di certo più allarmante sarebbe se un buontempone insegnasse a un bambino di quattro anni che la strada bisogna attraversarla col rosso. «Vai, vai». E lui va.

Nel mondo contemporaneo il coro delle fonti di comunicazione, spesso interessate e amplificate dai mass media, ci mette nella condizione del bambino pronto ad attraversare la strada col rosso, il giallo e il verde accesi in contemporanea. La televisione è, di tutti i semafori, quello dal segnale più luccicante. Ci insegna a scegliere il partito da votare, ad alzare la voce quando parlano gli altri, a litigare con chi non la pensa come noi, a tracannare idee come si tracanna una birra, a insultare le donne e gli avversari politici, a odiare gli stranieri e i diversi, a preferire certa musica anziché altra, a sognare di diventare VIP senza l’obbligo di coltivare una qualsiasi competenza. Ci insegna per fortuna anche altre cose, più formative e meno volgari: ma sarebbe in ogni caso utilissimo imparare a districarsi nel labirinto delle voci, a sottoporle a giudizio, a far prevalere la nostra capacità di elaborazione sul menu che ci viene somministrato.

Una delle campane più squillanti suonate dai mass media è la pubblicità. Fra tutte è forse la più innocua, anche quando ci infastidisce o ci disgusta; è nella sua natura avvertirci che mira a farci comprare questo o quel prodotto o servizio, e sapendolo siamo liberi di lasciarci persuadere o di ignorare le sue esortazioni. Ma mentre sappiamo riconoscere a colpo sicuro uno spot pubblicitario, non sempre possiamo dirci altrettanto abili nel riconoscere uno spot propagandistico. La propaganda differisce dalla pubblicità proprio in questo: non porta scritto in fronte «mi chiamo propaganda». Finge di essere informazione disinteressata, mentre mira allo stesso obiettivo della pubblicità: conquistare la nostra adesione, il nostro consenso.

Negli ultimi anni la televisione ha prodotto in Italia più danni che in qualsiasi altro paese, a causa del pesante uso politico, propagandistico e nazionalpopolare che se ne è fatto e se ne fa. Ha contribuito a scardinare valori indispensabili alla convivenza civile, alla cultura e all’istruzione in generale, all’emancipazione delle classi più indifese, alla diffusione del rispetto delle minoranze. E ha sistematicamente ucciso quella forma di civiltà che una volta si chiamava “buona educazione”, porgendo a ogni pie’ sospinto la telecamera e il microfono a ringhiosi personaggi della politica e del potere, a creature senz’arte né parte di un neo-avanspettacolo teleautarchico, a giornalisti più portati alla rissa che alla penna, a migliaia di cittadini convinti che un’apparizione sullo schermo vale più di un terno al lotto e va quindi arraffata ad ogni costo, compreso quello di esibire gli aspetti più personali e talvolta imbarazzanti della propria vita privata.

In un paese in cui parlamentari e senatori strillano come galline, s’insultano, si picchiano, mangiano insaccati e stappano bottiglie nei luoghi istituzionali le poche volte in cui si ricordano di frequentarli, i talk show a più voci costituiscono – per coerenza – il ring ideale ove sfoggiare i peggiori istinti polemici, dove la polemica non è però confronto di opinioni ma pura e cacofonica babele di suoni sovrapposti: vince chi grida e insulta di più, sopraffacendo l’antagonista con la dinamite delle proprie corde vocali. Si dirà: che colpa ha la televisione se i suoi ospiti sono così? Due risposte: la prima è che una televisione rispettabile dovrebbe smettere di invitare i cafoni; la seconda è che esistono strumenti tecnici per disinnescare queste forme di teleteppismo. Come? Semplice: basta volerlo. Ogni contendente, se di contesa si tratta, ha diritto a tot minuti di tempo per rispondere all’intervistatore; durante la sua risposta i microfoni degli astanti vengono scollegati e la telecamera inquadra il parlante di turno, non le smorfie di dileggio e i gestacci degli altri. Si può fare? Certo che si può: nelle ultime settimane di campagna per le elezioni presidenziali negli Stati Uniti i due candidati si confrontano in televisione tre volte, devono rispondere entrambi alle stesse domande, hanno gli stessi minuti a disposizione e non possono essere interrotti da nessuno, nemmeno – ovviamente – dall’anchorman. Scaduto il tempo il microfono passa all’antagonista. Di più: questi confronti d’opinione e di programma sono talmente importanti che i sondaggi del giorno dopo registrano di solito significative variazioni di orientamento nell’opinione pubblica: e non perché uno dei due ha alzato la voce, ma perché l’uditorio ha avuto modo di ascoltare e comprendere entrambe le posizioni. Quanto all’intervistatore o anchorman che dir si voglia, lo si intravede appena, di spalle; porge la domanda e sparisce con discrezione fuori campo, senza sfarfallare in studio come una danzatrice del ventre.

Ora, è vero che gli Obama e i McCain parlano in pubblico con maggior misura e autorevolezza dei nostri, indipendentemente dalle posizioni politiche e dalla regia dei talk show; ma a maggior ragione una televisione seria (e indipendente) dovrebbe evitare che una Santanché insulti ripetutamente Maometto in diretta o che un avvocato di grido gridi «mavalà» a tutti quelli di cui non condivide l’opinione.

 

Chi è Pasquale Barbella

Nato a Ruvo di Puglia nel 1941, Pasquale Barbella inizia la carriera pubblicitaria a Milano nel 1967, dopo esperienze in altri settori (tra cui quattro anni di mail writing presso la Mondadori). Alla professione dedica 36 anni di attività come copywriter, direttore creativo e coordinatore creativo di network internazionali. Nel 1990 è tra i fondatori della BGS (Barbella Gagliardi Saffirio); dal 2000 al 2003 è membro del Worldwide Board of Directors del gruppo internazionale D’Arcy, per il quale è anche responsabile dei servizi creativi per l’Europa e il Nordamerica. Con i suoi team ha creato case histories di successo per Swatch, Lacoste, Champion, Infostrada e numerose altre marche. I suoi lavori sono stati spesso premiati in festival italiani e internazionali. È stato per due volte presidente dell’Art Directors Club Italiano, che lo ha eletto nella sua Hall of Fame. Nel 1992 è stato membro della giuria dell’International Advertising Film Festival di Cannes, nel 1998 membro della giuria dei CLIO Awards a Chicago, nel 1999 presidente della giuria TV del Festival Internazionale di Mosca. Nel 2002 è stato l’unico relatore europeo a One Show China, congresso sulla pubblicità tenutosi a Shanghai. Nel 2004 ha presieduto a Milano un convegno sulla creatività italiana organizzato dal videomagazine britannico Shots, e ha partecipato come lecturer al Masters Degree Program in Strategic Communications alla Columbia University di New York. Tra le pubblicazioni più recenti: interventi sulla creatività in Il dolce tuono. Marca e pubblicità nel terzo millennio, a cura di M. Lombardi, Franco Angeli Editore, 2000; Shakespeare graffiti, a cura di M. Cavecchi e S. Soncini, Cuem, 2002; La comunicazione d’azienda, a cura di U. Collesei e V. Ravà, Isedi/Utet, 2004; La comunicazione in corso. 7 anni di eccellenza alla Facoltà di Sociologia di Urbino di AAVV, Franco Angeli Editore, 2006; Bill Bernbach e la rivoluzione creativa di Mara Mancina, Franco Angeli Editore, 2007. Ha pubblicato anche racconti e un romanzo, Giardini neri, edito da Lupetti nel 1995.

Pasquale Barbella è stato ospite della nostra rivista alla presentazione del suo libro "Confessioni di una macchina per scrivere. La pubblicità tra visione di marca e visione del mondo", qui il resoconto.

Gli autori di Vorrei
Author: Pasquale Barbella

Nato a Ruvo di Puglia nel 1941, Pasquale Barbella inizia la carriera pubblicitaria a Milano nel 1967, dopo esperienze in altri settori (tra cui quattro anni di mail writing presso la Mondadori). Alla professione dedica 36 anni di attività come copywriter, direttore creativo e coordinatore creativo di network internazionali. Nel 1990 è tra i fondatori della BGS (Barbella Gagliardi Saffirio); dal 2000 al 2003 è membro del Worldwide Board of Directors del gruppo internazionale D’Arcy, per il quale è anche responsabile dei servizi creativi per l’Europa e il Nordamerica. Con i suoi team ha creato case histories di successo per Swatch, Lacoste, Champion, Infostrada e numerose altre marche. I suoi lavori sono stati spesso premiati in festival italiani e internazionali. È stato per due volte presidente dell’Art Directors Club Italiano, che lo ha eletto nella sua Hall of Fame.

Qui trovi la sua scheda personale con l'elenco dei suoi articoli su Vorrei


Comunicati stampa
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Marzo 2014

Marzo 2014

Il consumo consapevole

Febbraio 2014

Febbraio 2014

Start up, green economy, innovazione

Dicembre 2013

Dicembre 2013

Brianza che vieni. Brianza che vai.

Novembe 2013

Novembe 2013

Spiritualità vo cercando

Settembre 2013

Settembre 2013

Ecologia dell'informazione

Luglio 2013

Luglio 2013

Vecchie povertà, nuovi mestieri

Maggio 2013

Maggio 2013

Braccia ridate all'agricoltura

Aprile 2013

Aprile 2013

La verità, vi prego, sulla politica

Febbraio 2013

Febbraio 2013

Di che tribù sei?

Gennaio 2013

Gennaio 2013

Spazi comuni, luoghi di socializzazione.

Dicembre 2012

Dicembre 2012

L'amore (di questi tempi)

Novembre 2012

Novembre 2012

La Provincia di Monza e Brianza

Ottobre 2012

Ottobre 2012

Non si esce vivi dagli anni Ottanta

Primavera 2011

Primavera 2011

Ecomostri.

Inverno 2010

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Il pacco di Natale del sindaco a Monza

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Il povero Lambro

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Noi siamo quel che mangiamo (e beviamo)

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Elezioni regionali Lombardia 2010

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Lavoro cercasi.

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Casa, amara casa.

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Brianza, terra di cultura?

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Anime migranti

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Produci, consuma, crepa.  

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Allarmanti allarmi

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Uomini sull'orlo di una crisi economica

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  È la stampa bellezza.

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  Vent'anni. Senza condizionale.  

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