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La pubblicità che vorrei

20110312-dizionario-eretico-a

Se fossi Fiat, se fossi un'acqua minerale, se fossi Sipra, se fossi una banca, se fossi una carta igienica, se fossi una compagnia telefonica...

S

e fossi Fiat, sceglierei come testimonial pubblicitari alcuni operai perché dicano di un’auto: «Sono affezionato a questa macchina perché l’ho fatta anch’io.»

Se fossi sadico, condannerei quelli della Tim ad ascoltare mille volte di seguito la canzone Well well well tenendoli seduti e legati tutto il giorno sul water.

Se fossi Sipra, aumenterei un tantino le tariffe ma in compenso offrirei ogni mese una pianificazione gratuita alla “Campagna del Giornoâ€, selezionata per speciali meriti da un’apposita commissione nominata dall’Art Directors Club Italiano.

Se fossi un assorbente, tratterei con maggior rispetto e riservatezza chi ha bisogno di me, senza strombazzare al mondo intero che la signora puzza di urina in ascensore.

Se fossi un’acqua minerale, la pianterei con questa eterna menata del bere di più per pisciare di più. Non si vive di solo piscio.

Se fossi un’azienda che paga le tasse e ha i bilanci a posto, inviterei mediante pubblicità tutte le altre a fare altrettanto, spiegando che i problemi dell’economia si risolvono soprattutto con la correttezza fiscale.

Se fossi un’azienda del Nord investirei tutto il budget di quest’anno in una campagna educativa sull’Unità d’Italia.

Se fossi un’impresa veronese o trevigiana, userei la pubblicità per ringraziare i cittadini di qualunque regione, nazione o credo politico, perché senza il loro apprezzamento non saremmo nessuno.

Se fossi una banca, eviterei di propinare musical ballerecci e altre forme di spasso carnevalesco nei periodi di crisi economica.

Se fossi una carta igienica, mi sentirei a mio agio nella penombra e nel silenzio; troverei sconveniente srotolarmi per la città e farmi inseguire da una moltitudine di coprofili esagitati.

Se fossi una catena di grandi magazzini a prezzi medio-bassi, userei la pubblicità per spiegare come si fa a essere eleganti senza spendere una fortuna.

Se fossi una compagnia aerea, userei la pubblicità per illustrare le cause dei disagi più frequenti sofferti dai passeggeri; direi che facciamo del nostro meglio per limitarli o ridurne l’impatto, e che comunque siamo gli unici a scusarcene pubblicamente.

Se fossi una compagnia telefonica, abiliterei il mio call center a fornire anche assistenza domestica anziché solo assistenza verbale, e userei questo argomento nella pubblicità.

Se fossi una ghigliottina, taglierei la gola a quelli che strillano senza motivo negli spot radiofonici.

Se fossi una griffe d’alta moda, investirei metà del mio budget in una campagna di prevenzione dell’anoressia. Anche firmata, purché sincera ed efficace.

Se fossi una marca di cioccolato o di gelati al cioccolato, spiegherei che il cioccolato non ha nulla a che fare col sesso orale; il nostro è ottimo da mangiare e non serve necessariamente a procurarsi un orgasmo.

Se fossi una società alimentare, eviterei di inventare e registrare nomi pseudoscientifici come Bifidus ActiRegularis e di far dire ai miei testimonial frasi ripugnanti come «mi sento gonfia».

Se fossi una società maniaca del testimonial, rinuncerei ai soliti vip e arruolerei al loro posto immigrati e disoccupati, persone spesso più interessanti di una Belen o di un Bonolis e sicuramente meno costose. E se proprio non sapessi fare a meno di una Belen o di un Bonolis, esigerei dai miei sceneggiatori storie e dialoghi meno infantili e più brillanti.

Se fossi un responsabile di marketing, smetterei di trattare il cittadino come “consumatore†e spesso come deficiente cronico: alla lunga non gioverebbe a nessuno, e farebbe sembrare scemo anche me. Vorrei essere più ambizioso di come sono, e farmi ricordare come colui o colei che ha promosso la migliore comunicazione degli ultimi vent’anni.

Se fossi Cecco, come sono e fui, torrei le idee giovani e leggiadre e vecchie e laide lasserei altrui.

 

20110312-dizionario-eretico

Un famoso annuncio di Bob Levinson, Doyle Dane Bernbach, New York, anni Sessanta.

 

Comments:

Commenti 

 
-10 #1 claudio 2011-03-12 12:35
Se fossi Barbarella mi chiederei perche' le mie idee non sono considerate.
se cosi non fosse dinnazi alla sua porta si assieperebbero i committenti carichi di talleri alla stregua dei magi.
Forse questo e' quello che desidera la gente: parlare come un buffone in un momento di triste crisi e' meglio che un grave economista che ci ricorda che siamo st_upidi affogati nella M.

Barbarella pernsavo di averlo sentito in una giornata no: una conferenza one band man in cui aveva la verve monocorde di una pentola di fagioli stracotti lasciati a sobbollire.
Da suicidio. Altro che un tormentone musicale.
Adesso penso che sia la sua indole e gli ricordo che gli operai fiat grazie alle esagerazione dei sindacalisti che andavano in giro in opel odiavano la propria azienda.
Gia', in itaGlia successero tante cose coe emmerson e dumont.
Penso che questo sfogo del barbarella sia assurdo, lui stesso come pubblicitario SA che le leve dei bisogni sono quelle e sono proprio le stesse toccate delle pubblicita' che non gli piacciono.
Cosa rimane? l'invidia per non averle fatte lui?
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+3 #2 Fabio Ghirelli 2011-03-12 13:00
... adesso lo rileggo due o tre volte, prima di stamparlo, incorniciarlo, appenderlo, e rileggerlo.
Grazie.
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0 #3 Roberta 2011-03-12 15:51
grazie a ancora grazie!
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+7 #4 Massimo Guastini 2011-03-12 16:06
Se fossi Claudio non parlerei di suicidio a sproposito. Mi limiterei ad attuarlo.Certe persone non hanno altre vie per migliorare il mondo.
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+10 #5 Fabio Gasparrini 2011-03-12 16:17
S'io fossi Fabio, quale sono e fui, rileggerei quello che ha scritto Barbella, quello che ha scritto Bernbach nello splendido annuncio allegato, poi anche quello che ha scritto Claudio e mi domanderei: "Perché oggi in Italia non è più di moda l'intelligenza?"

Vanno di moda altre cose: la furbizia (che non è sinonimo di intelligenza), la velocità, gli effetti speciali, la superficialità, gli eventi, le prospettive corte. Abbiamo l'attention span di un pesce rosso, e questo purtroppo come comunicatori, come clienti, come popolo.

E poi magari capita che qualcuno scriva qualcosa di intelligente, e che Claudio non capisca e - comprensibilmen te - si annoi.
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+3 #6 Pino Timpani 2011-03-12 16:34
Denunce e contro accuse.

Uno "sfogo" alla Cecco Angiolieri non fa male a nessuno, specie in un sistema di consumatori rassegnati e spesso consci della propria frustrante condizione.

Le contro accuse di Claudio hanno il sapore amaro dell'incomprensione o peggio dell'intolleranza verso chi la pensa diversamente.

Una precisazione: avendo lavorato in fabbrica 36 anni so con certezza che quando il lavoratore disprezza il luogo, la fabbrica che dovrebbe essere la sua felicità di vita, è perché la struttura repressiva dll'organizzazione produttiva lo ha eccessivamente disumanizzato.

Si fossi Pino come sono e fui terrei la mente giovane e leggiadra e le minchiate lasceri altrui.
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0 #7 Stefania Ferro 2011-03-12 19:27
Io ti farei una statua.
Non ti conosco di persona ma ho letto di te su tanti libri.
Non lavorerò mai insieme a te.
Ma sarai sempre un punto di riferimento.
Grazie per il tuo contributo.
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-3 #8 claudio 2011-03-13 05:26
Bizzarri, permettetetemi, i post sul mio commento.
Evidentemente una presa di posizione e una sottolineatura sulla stupi_dita' del mondo lascia coloro che la provocano... interdetti.

A MASSIMO, che non capendo desidera morire per vincere il premio Darwin.

A fabio che non capisce che scrivere qualcosa che SEMBRA intelligente perche' ci fa sentire "diversi dalla massa" (forse ho sottovalutato PB, se si cambia il motivo per cui lo scritto e' stato prodotto...)e' inutile. La pubblicita' deve rispettare il livello dei destinatari: se ti parlo in una lingua sconosciuta tu capisci?

Parafrasando: Le contro accuse SU Claudio hanno il sapore amaro dell'incomprensione o peggio dell'intolleranza verso chi la pensa diversamente.

E' bello che qualcuno scriva che tutti siamo intelligenti e facciamo parte di un elite(di sinistra, destra, pro, contro o gentechecapisce ) ma purtroppo non e' cosi'. l'elite e', ops, un'elite.

Lo dimostra la pubblicita': se si continua a sbattere 2 seni (e altre idiozie) in tv da 20anni vuol dire che o sono pazzi tutti i committenti e i pubblicitari o funziona.

SE funziona vuol dire che l'intelligenza che cita Fabio NON E' MAI STATA DI MODA.

La pubblicita' e' un animale particolare che parla la lingua del destinatario, Colui che ha deciso di trasformarsi dall'incerto CLIENTE al beota CONSUMATORE.
L'ignavo che ha glorificato il profittatore GDO, santificato l'azienda furba altroconsumo, glorificato il d.lgs.206/05 (che e' una vera porcheria) e fatto mancinare utili alle aziende piu' scaltre uccidendo le piu' corrette.

Il linguaggio pubblicitario cambiera' quando le persone cambieranmo divenendo piu' umili, informate e CLIENTI.

Fintanto che ad un ottenebrato anziche' avere una BUONA macchina fotografica che fa BUONE foto interessera' pisciare piu' lontano del suo amico nella campagna si parlera di feste, status, birra, seni e megapixel. Come fotografa l'oggetto al consumatore non interessa affatto e Barbella non potra' che confermare, come confermano le statistiche di vendita.
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0 #9 Roberta M. 2011-03-13 16:03
Pab grazie per avercii ricordato quello per cui continuare a lottare ogni giorno, E grazie per tutte le cose che mi hai insegnato in questi anni.
R
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+1 #10 Pino Timpani 2011-03-13 17:48
Claudio, scusa, ma tu hai lanciato alcune provocazioni, a mio parere fuori luogo.

Il tuo secondo post conferma che non hai capito una beata fava, ma quale elite, ma quali beoti?

Qui è messo in discussione l'esercizio del potere, ovvero come "trattare" gli individui della cosidetta civiltà dei consumi. Pasquale Barbella ha scritto una serie precisa di argomenti, con corrispondenti codici di comportamenti alternativi utilizzabili da chi esercita la mansione. Si il termine giusto è mansione: nella divisione del lavoro generato diecimila anni fa dal primo scolco dell'aratro e dalla vita sedentaria agricola, tutti i ruoli nella frammentazioni vengono attribuiti in forma casuale, senza distinzioni etniche ne territoriali e nemmeno di appartenenza sociale.

Il bisogno di trattare come pecore gli individui ha origini molto lontane, in quelle gerarchie nate con l'avvento dell'aratro e perpetuate fino ai nostri giorni da santa romana chiesa: ego sum pastor bonus (e conosco le mie pecorelle). Siccome adoro esercitarmi in ribaltamenti, provo in due righe a dimostrare che sei invece tu a credere di far parte di una elite di acculturati: Gia', in itaGlia successero tante cose coe emmerson e dumont. Ma che cavolo vuol dire? Non è un modo di disprezzare chi non ha avuto la possibilità, per ragioni meramente economiche, di superare l'esame di seconda elementare?
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0 #11 valeria Cornelio 2011-03-14 18:28
grazie.
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0 #12 Francesco Rizzi 2011-03-14 18:54
Se fossi Barbella, lo scrverei come Barbella.
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+1 #13 Gianluca Ruggiero 2011-03-14 22:29
Faccio parte di una generazione di pubblicitari assolutamente nuova, per cui sono totalmente incapace di provare nostalgia per i bei tempi andati ed anzi detesto parecchio l'industria nella sua attuale forma.

Però a me pare che Barbella, a parte qualche minuscola ma comprensibile sbavatura, dica tutte cose sacrosante. E soprattutto accusi la nostra industria di faciloneria e volgarità. E vogliamo dargli torto?
E poi mi stupisce la reazione di Claudio; prima scrive un commento altamente offensivo (Barbarella qui, Barbarella là) e volgare e poi si lamenta che la gente gli dà addosso.
Claudio, questo comportamento viene chiamato "trolling" dai ben informati, e di certo non è un buon viatico epr aprire un dialogo.
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0 #14 claudio 2011-03-15 13:04
X gianluca

Forse il mio italiano non e' all'altezza di comunicare alcunche' o qui si usa una diversa lingua.

Io avevo fatto un solo commento che diceva, in sostanza, che il linguaggio della pubblicita', a mio parere, deriva dal target ed e' quindi una conseguenza. Come tale non stravolgibile.

A questo aggiusi che un commento su questo mio secondo contatto con lo scrivente, condivisibile o meno.

Fine.

Mi sono sentito attaccato, fino alla morte (4).
La cosa divertente che qualunque cosa io abbia detto e' stato capito il contrario (come pino) che addirittura parte con filippiche sul "pecorinamento" delle popolazioni fin da arcaici tempi.
Sicuramente pino conosce il bisogno di appartenenza su cui si gioca parte del marketing (della chiesa, della sinistra, dei suv...) ma lasciamolo ai proclami deve averne passate molte da quello che scrive.

Mi dispiace: un mio commento raccontante semplicemente che un Mito (cosi'pare leggendo i commenti) racconta una favola carina e venga da me considerato fuoriluogo e' adesso bollato come offensivo.
Non mi sembra di trolleggiare, i troll cercano il litigio, io se permetti, sono stato attaccato.
Inoltre mi sembra...
no, non mi sembra, forse sono io fuoriluogo: pensandola diversamente dagli abituali fequentatori vengo immediatamente emaginato e additato come untore.

La dinamica tipica dei gruppi ben inquadrati.

E quest'ultima frase e' veramente offensiva e veramente travisabile come trolling ma e' semplicemente cattiveria gratuita di chi ne ha piene le tasche di "capire".
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0 #15 Edoardo 2011-03-15 20:16
Questa la incornicio in ufficio. E la rileggerò tutte le volte che mi chiederanno: "Il logo......più grande e più al centro"
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0 #16 Pino Timpani 2011-03-16 01:14
Claudio,
in fin dei conti non hai detto nulla, se non qualche attacco offensivo, gratuito, a Pasquale.
Essendo uno dei fondatori della rivista mi fa piacere che questa susciti un po di dibattito, quindi forse in questo caso ho sbagliato prendendo sul serio i tuoi post.
Niente di nuovo, ho visitato il tuo blog, c'è una foto degli occhi, solo degli occhi.
Ne ho le palle piene della gente che si nasconde. Ma di cosa avete paura? Si vive una volta sola, gettate la maschera e vivete questa avventura irripetibile, senza paura di esporre i somari dell'ego a qualche piccola brutta figura.
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0 #17 marziano 2011-05-23 13:47
se fossi una società petrolifera smetterei di regalare beni inutili ai clienti e gli farei pagare meno la benzina: quello che sì che sarebbe un "regalo" gradito (e il mercato ringrazierebbe) .
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