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Grazie al Signore, a Silvio e a Bertolaso

20110328-l-aquila

Va in scena su Canale 5 una mirabile commedia sulla rinascita dell’Aquila.Tra gli interpreti spicca un nuovo talento del cinema e del teatro: Marina Villa, nel ruolo di una battagliera venditrice di abiti da sposa.

Se è vero, come riportato da Repubblica e Il Fatto Quotidiano, che la signora Marina Villa di Popoli (provincia di Pescara) ha percepito trecento euro per sostenere su Canale 5 che all’Aquila il governo ha fatto miracoli, l’hanno pagata troppo poco. Altre donne, più giovani e piacenti, hanno intascato cachet di gran lunga più generosi per aver concesso a Silvio, in cambio, molto meno. Almeno in termini d’immagine.

La signora Villa meritava un budget più cospicuo, perché tra gli spettatori di “Forum†(1.642.000) solo una modestissima parte – gli aquilani – avrebbe potuto confutare i contenuti della sua appassionata performance. Quanto alle abitudini di lettura dei suddetti spettatori, dubito che essi leggano in massa Repubblica e Il Fatto Quotidiano.

La convincente interpretazione di Marina Villa può ora trovare nuovi aficionados su YouTube. Sembra un telefilm giudiziario, scritto e realizzato meglio delle cosiddette fiction. Il set, per esempio. Un tribunale degno di un B-movie da culto, se non fosse per l’onnipresente animatrice dello show che invade anche la platea allo scopo di estorcere dichiarazioni pro-regime da un cast di comparse selezionate ad arte. Ivi compreso un Anderson dalla pelle nera.

Rita Dalla Chiesa: «Io sono d’accordo con Anderson, anche se qui non si dovrebbe essere d’accordo con nessuno. Anderson ha detto: “Ma vi rendete conto di che cosa significa gestire un evento del genere?â€Â»

L’Aquila è una città piena di monumenti storici, non è come Milano!

Anderson incalza: «E poi L’Aquila è una città piena di monumenti storici, non è come Milano!» (Per ribadire che quanto è stato fatto per la città terremotata è stato davvero formidabile).

Ma né Anderson né gli altri comprimari improvvisati – compreso il finto marito di Marina, che in una prestazione scenica alquanto svogliata si dichiara «parsimonio» e «privilegiato perché ho un posto statale» – sono all’altezza della protagonista, che se fossimo in America proporrei per l’Academy Award. A chi ama il cinema tornano in mente gli storici exploit di Rossellini, di De Sica, di Olmi, di tutti i maestri che hanno saputo trasformare semplici cittadini presi dalla strada o dalle campagne in presenze carismatiche. Senza dimenticare il Visconti de “La terra tremaâ€, dal momento che all’Aquila la terra ha tremato davvero.

Sapete tutti che c’è stato il terremoto. Avevo un’attività grandissima. Vendevo abiti da sposa.

«Io sono abruzzese», dice Marina. «Sapete tutti che c’è stato il terremoto. Avevo un’attività grandissima. Vendevo abiti da sposa.»

E qui chapeau agli sceneggiatori. Il commercio di abiti da sposa mette in circolo emozioni più intense di quanto non possa fare un negozio di ferramenta o di ortofrutta. Lo si capirà meglio nello sviluppo drammaturgico dell’opera, quando Marina sosterrà che il successo della sua attività commerciale è stato seriamente compromesso dalle spose uccise dal terremoto. Per questo ora esige dal marito separato, Gualtiero, un contributo di 25.000 euro per riavviare il business. Il giudice togato, una donna dal contegno più bonario e responsabile di quello che gli spettatori abituali di “Forum†forse attribuiscono al pool di Milano, ascolta con attenzione le deposizioni.

Dunque: il taccagno ex-consorte trova la scusa del sisma per non scucire i soldi: dopotutto col terremoto ci hanno rimesso tutti, non è che lui se la passi tanto bene. Ed è qui che Marina Villa sfodera dalle viscere tutto ciò che ha appreso dal metodo Stanislavskij. Sembra un’aquilana autentica quando dice:

«Stanno riaprendo tutti! Hanno riaperto tutte le attività: manca solo la mia. Anzi bisogna ringraziare Qualcuno. Che non ci ha fatto mancare niente. I giovani sono andati via ma stanno ritornando. Io la terremotata fissa non la voglio fare.»

Interviene Dalla Chiesa per sensibilizzare la audience sulle note di «positività» contenute nella testimonianza della signora Marina. La quale, incoraggiata, riprende:

«Quella notte è stata una cosa incredibile. Non riuscivo a capire se era la guerra o la fine del mondo. La casa si girava, cadevano tutti i lampadari, si sono staccati persino i termosifoni dal muro. Ma adesso sono cambiata... prendo la vita più... non possiamo stare sempre lì ad aspettare... Io vorrei ringraziare, oddio non lo so se posso, il presidente...»

Dalla Chiesa: «...il governo...»

Marina: «Il governo, certo. Perché non ci ha fatto mancare niente. Nessuno sta in mezzo alla strada. Tutti hanno le case: coi giardini, col garage. La gente lavora. [...] L’Aquila sta ritornando come prima! [...] Sono arrivati subito gli interventi, ringraziamo il Signore.»

La raffinata interprete sa che nella recitazione realistica less is more, e dimentica o tralascia volutamente una battuta infelice del copione: lo avrebbero fatto anche Anna Magnani e Meryl Streep, se si fossero trovate al posto suo. Ma ci pensa Rita Dalla Chiesa a restaurare, incongruamente, il suo omissis:

«Dovete ringraziare, secondo me – e adesso mi attirerò le ire di tutti – anche Bertolaso, perché ha fatto un grandissimo lavoro.» Scrosciano gli applausi.

Gli aquilani hanno avuto le case col giardino e il garage

Marina Villa capisce che a questo punto regista e producer si aspettano da lei meno understatement e più overacting. Allora dà fiato alle trombe, mettendo più enfasi in una recitazione che aveva fin qui tenuto sotto encomiabile controllo: gli aquilani hanno avuto le case col giardino e il garage, tranne «tre o quattrocento che stanno negli hotel e gli fa pure comodo. Mangiano e bevono senza pagare. Ci starei pure io.»

Contestata da Stefania Pezzopane, assessore alla cultura dell’Aquila, Rita Dalla Chiesa si arrampica sui vetri qui. Nel frattempo, suo padre si rivolta nella tomba.

Comments:

Commenti 

 
+1 #1 Fabio Ghirelli 2011-03-29 10:45
Il link dove la Dalla Chiesa si arrampica sugli specchi "non è più disponibile a causa di un reclamo di violazione del copyright da parte di R.T.I."
Le grandi interpretazioni vanno viste dal vivo, evidentemente. E nascoste subito dopo.
Grazie dell'analisi: rimanere lucidi parlando di una schifezza del genere dev'essere difficile.
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-1 #2 Viola 2011-03-29 12:55
Il Generale Dalla Chiesa si rivolterà sicuramente nella tomba, cosa che non potrà fare e forse non farebbe (?) Mike Bongiorno, Re indiscusso del marketing pro Mediaset/Berlusconi.
Da cittadina senza alcuna tessera eccetto quella dell'Esselunga mi rimane la voglia grande di andare sulla Luna. E il dispiacere di vedere andare in fumo anche le cose "buone" che la Dalla Chiesa si impegna a fare per gli animali.... tristezza per favore vai via.
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0 #3 Lionello 2011-03-29 13:36
Nel frattempo il video "incriminato" è stato rimosso a cura di RTI da YouTube
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0 #4 Biancamaria Rizzoli 2011-03-29 14:40
A parte l'ignoranza di Anderson che non capisce una H di monumenti (Milano è ricca di splendide opere d'arte)definire la ricostruzione (?) aquilana come uno splendido regalo governativo è come dire che vi hanno costruito le "Casette in Canada", con acqua, pesciolini e tanti fiori di lillà. Ho detto Canada per rimarcare l'estraneità del cosiddetto restauro dell'urbanistica aquilana, città che conosco benissimo, e che tuttora è un cumulo di macerie che ha perduto oltre le case e i monumenti anche tutto il suo tessuto sociale. Evidentemente la negoziante doveva avere bisogno di soldi e di pubblicità per i suoi abiti da sposa, che sarebbe stato meglio trasformare in abiti da lutto. Maliziosamente mi verrebbe da dire che le hanno dato solo 300 euro perchè non ha la taglia di una velina. Se no sai gli inviti ad Arcore?
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0 #5 alessandro boggiano 2011-03-31 08:15
Bah...
Mi chiedo fin dove bisogna arrivare per generare un sussulto d'orgoglio e mettere uno stop a questo scempio della dignità di un'intera nazione.
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0 #6 Ivan 2011-05-12 11:20
Non ci azzecca niente con l'articolo ma non avevo altro modo. Ho apprezzato il suo ricordo di Marco Vecchia, pubblicato sul Daily Media di oggi. Ho seguito una lezione di Vecchia in un master e ricordo poi una piacevola conversazione sull'arte manierista con modi e verbi che oggi non si usano (purtroppo) più.
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