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C'era una volta un'isola felice. Intervista a Nicola Lecca sull'Islanda,
la sua crisi e la sua richiesta di entrare nell'Unione

 



C'era una volta un'isola felice. Poi dall'Atlantico, con la stessa velocità con cui un tempo arrivavano mode e prodotti da consumare, arrivò una grave crisi finanziaria. L'isola smise di essere felice, o almeno di esserlo abbastanza da poter continuare a fare a meno degli altri.
Fu allora che gli islandesi, in tutta fretta, chiesero all'Unione Europea di diventarne membri. E l'Unione, che non ha mai disdegnato l'idea di allargare la famiglia, avviò le trattative che nel giro di tre anni portarono l'Islanda ad essere il ventottesimo pilastro su cui poggia la casa comune europea.

Forse la storia non la racconteranno porprio così, ma è abbastanza certo che nel 2012, oltre alla Croazia, anche lo stato più periferico del continente siederà negli scranni di Bruxelles.

Qualche tempo ho visto un film. A dire il vero, quell'siola non mi era sembrata tanto felice, ma piena di fascino, quello di sicuro. “Nói Albínói” è la storia di un ragazzo intrappolato dal freddo e dalla solitudine, che sogna di fuggire via.

Il film di Dagur Kari è ambientato a Bolungarvík, uno di quei posti che stenti a credere possano davvero esistere. E non ci crederei se Nicola Lecca non mi avesse assicurato che no, non è frutto della finzione cinematografica. E bisogna credergli, perchè lui a Bolungarvík ci è stato davvero. E ne è rimasto talmente affascinato da farne lo scenario di uno dei suoi primi racconti. Da allora Nicola Lecca ha percorso molte strade in Europa, e ha fatto molta strada come scrittore, ma pur avendo vissuto in diverse città europee, il suo amore per l'Islanda non è mai tramontato. Per questo mi è sembrata la persona più indicata alla quale rivolgere qualche domanda su questa sul possibile ingresso dell'Islanda nell'Unione Europea.

Tu hai vissuto a lungo in Islanda. Ci sei stato di recente? Qual è il sentimento della gente rispetto alla grave crisi finanziaria che si è abbattuta sul paese?
Ho vissuto in Islanda soprattutto in inverno. Inverni bui, lunghi. Il termometro segnava anche sedici gradi sotto lo zero e l’alba era vicinissima al tramonto. E’ stata una grande passione per me l’Islanda, eppure negli ultimi anni non ci sono più tronato. Nemmeno dopo la crisi, voglio dire. Fortuna che nessuno dei miei amici ne è stato particolarmente colpito. Invece c’è chi ha perso tutto. Da un giorno all’altro. In proposito mi ha colpito la battuta sarcastica dello scrittore Einar Orn Gunnarsson: "Da quando le colf non girano più in Porche l'Islanda è diventato un paese diverso". Come a dire.... le banche concedevano prestiti a chiunque e senza garanzia! Ecco il motivo della crisi. Ricordo che le banche concedevano prestiti anche agli adolescenti che volevano comprarsi l’Ipod.


Dagur Kari, interrogato sulla sua posizione sull'Europa unita ha risposto: "Ogni capitale europea sta diventando identica alle altre, hanno perso la loro identità, per trasformarsi in un unico costoso sushi bar".
Tu che si sei sempre contraddistinto come uno scrittore a forte connotazione europea, come vedi la recente richiesta dell'Islanda di entrare nell'Unione?

Piuttosto opportunistica. Fino a che gli è convenuto se ne sono tenuti fuori. Sul fatto che le capitali stiano diventando identiche beh... non mi trovo d'accordo. Forse a Kari farebbe bene un viaggio a Sarajevo o a Zagabria.

Cosa ha da guadagnare (o da perdere) l'Europa dall'ingresso di un piccolo paese come l'Islanda, per giunta da qualche tempo in balia di un grave dissesto finanziario?
Il mare dell'islanda è pescosissimo e vale quanto un giacimento di petrolio. Sul lungo termine l'Europa ha da guadagnarci parecchio.

 


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