
Sono diventato un teorico delle 72 ore. 3 giorni. Di tempo. Di pausa. Di riflessione. Prima di decidere. Prima di rispondere. Dopo aver valutato. Dopo aver pensato. Vi arriva una qualsiasi proposta? Non rispondete subito. Dopo qualche ora, metà delle proposte - anche quelle a tutta prima entusiasmanti - vi sembreranno prive di significato o, addirittura, di nessun interesse. Lavoro, casa, famiglia. E, soprattutto, politica. Non vale la pena di precipitarsi a rispondere alle dichiarazioni di questo o di quello. Dopo qualche minuto, gran parte di esse perdono sapore, non hanno gusto, né ragion d'essere. Altre vengono falcidiate dalle smentite. In numero sempre più alto sono ridimensionate dalle precisazioni. E le frasi stentoree, ve l'assicuro, sbiadiscono dopo una notte (che porta consiglio, ma soprattutto allontana gli assilli), e le affermazioni definitive, dopo un giorno, un giorno e mezzo, vi faranno sorridere. E' un dato statistico. E il bello delle 72 ore è che anche il vostro parere può cambiare, perché le decisioni son come i corpi (i gravi, per dire) che cadono nell'acqua. Scendono a poco a poco, ondeggiano, possono cambiare posizione ma, dopo un intervallo significativo, si adagiano sul fondo nella posizione più corretta. E trovano il loro luogo naturale, si direbbe con lessico aristotelico. Così è per gli umani, in un tempo di fretta, di corsa, in cui tutto va a rotta-di-collo. Le 72 ore consentono di attutire l'impatto. Di farsi meno male, insomma. E di fare, a volte, anche del bene. A sé e agli altri.




































































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