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Quando la giustizia diventa ad personam

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Misure cautelari per tre agenti di polizia locale a Monza
e l'assessore Romeo "scende in campo"

Ci siamo sempre trattenuti dall’indugiare in dettagli riguardo alla politica nazionale e al becerume che infesta i palinsesti, dato il taglio prettamente  locale della nostra rivista. Ma il comunicato giunto ieri mattina in redazione ha superato il sottile  confine tra libertà di espressione e buonsenso. Il che certo, in televisione accade tutti i giorni, dati i tempi. Ma  nel piccolo di un "paesone" come Monza stona, ancora, fortunatamente, e molto.

I fatti. Qualche settimana fa due romeni sono stati, dicono, aggrediti da tre agenti durante un servizio antiaccattonaggio.  I due hanno sporto denuncia, e la notizia di oggi è che gli agenti del ROIS (Reparto Operativo Interventi Speciali) coinvolti sono stati sottoposti a misura cautelare: due agli arresti domiciliari, il terzo sospeso dal servizio per tre mesi. Tra i reati contestati, violenza privata, danneggiamento di un cellulare e rapina di carta d’identità.

Le dichiarazioni dell’assessore alla Sicurezza Massimiliano  Romeo  al riguardo meritano di essere riportate integralmente. “Non posso che esprimere – afferma in una nota  l'esponente leghista - il mio più grande sconcerto per quanto è capitato a questi pubblici ufficiali. Ricordo infatti che i tre uomini fanno parte del ROIS e quindi di un’unità che, come i cittadini monzesi sanno e hanno potuto personalmente constatare, ha dato ottimi risultati sul piano della sicurezza e della tutela del territorio. Certo che resteremmo interdetti se l’adozione di tale misura fosse stata presa solo sulla base della parola delle due parti che si dichiarano (sic) offese”.

Il rampante assessore  sembra  a digiuno di qualche nozione elementare di teoria politica e diritto, di quelle, per intenderci,  che  farebbero comodo a ogni candidato a fare l'amministratore.  Romeo sembra, ad esempio, non considerare il basilare principio della separazione dei poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario)  che da Montesquieu in avanti fonda gli stati democratici. E su cui è “costruita”, metaforicamente, anche la poltrona su cui egli stesso siede in Comune. L’illustre  pensatore francese prescriveva, in sostanza,  di lasciare ad ognuno il proprio  lavoro: al parlamento le leggi, al governo il compito di applicarle, e alla magistratura quello di vigilare.   Secondo questa logica,  Romeo dovrebbe  evitare di intereferire con l'attività  i magistrati.

Non sta a noi entrare  sul merito della vicenda, se i due rumeni siano sinceri o millantatori.  Per questo ci sono i processi.  Si può  addirittura comprendere la volontà umana  di non voltare le spalle a tre agenti che, a quanto si apprende, sia il sindaco che lo stesso Romeo conoscevano bene, vedendoli in servizio tutti i giorni.

Ma è impossibile fare a meno di rilevare che la politica dovrebbe porsi su un piano diverso,  di terzietà, rispetto alle parti di qualunque processo.  Sarebbe bastata una dichiarazione in cui ci si augurasse l’accertamento pronto della verità. In cui si esprimesse rammarico per l’accaduto, e una rapida soluzione del caso secondo giustizia. E invece. Si arriva a mettere in dubbio la serietà del lavoro di un giudice (che ovviamente per procedere all'arresto deve aver ascoltato entrambe le campane) perché ha disposto una misura cautelare basandosi “solo sulla parola delle due parti che si dichiarano offese” (i rumeni).  Cosa avrebbe detto Romeo se a denunciare gli agenti fossero stati due italiani, confessiamo, ci piacerebbe saperlo.

In democrazia si preferisce affidare ai magistrati il compito  di giudicare  sulla buona o cattiva fede delle persone.  Questo,  non disponendo noi del dono della Grazia per giudicare a priori. Forse Romeo fa eccezione. Ma, più prosasticamente,  sono  fin troppo evidenti i parallelismi con le note vicende politiche nazionali. Il clima da campagna elettorale permanente  e la foga per accaparrarsi voti in vista delle imminenti Regionali  hanno forse  giocato un brutto scherzo al politico lumbard, facendogli perdere la  calma e la ragionevolezza che ne hanno  sempre (...) caratterizzato l'agire. Speriamo che le sue parole siano solamente il frutto di uno spiacevole equivoco. Non vorremmo  trovarci un giorno (pardon, solo voi che abitate a Monza) con un  assessore alla Sicurezza da cui, invece,  doverci  difendere.

 

Ecco il comunicato stampa dell'Assessore Romeo

Misura cautelare per tre agenti della Polizia Locale
denunciati da due rumeni


Ieri pomeriggio, giovedì 10 dicembre, la Procura della Repubblica, presso il Tribunale di Monza, ha informato il Sindaco Marco Mariani della misura cautelare adottata nei confronti di tre operatori della Polizia Locale, un ufficiale e due agenti, tutti facenti parte del ROIS (Reparto Operativo Interventi Speciali). A due dei tre dipendenti dell’Amministrazione è stata applicata la misura degli arresti domiciliari, mentre per il terzo è stata adottata la sospensione per tre mesi dall’esercizio del pubblico ufficio.
Tra i reati contestati, violenza privata, danneggiamento di un cellulare e rapina di carta d’identità. La denuncia è partita da due cittadini rumeni che erano stati fermati dagli uomini della Polizia Locale per il contrasto dell’accattonaggio.

“Sono sorpreso e nel contempo amareggiato – afferma il Sindaco Marco Mariani - per quanto accaduto a questi pubblici ufficiali che conosco personalmente e di cui, pertanto, ho potuto apprezzare serietà, professionalità e dedizione nello svolgimento dei loro incarichi. Ritengo quindi che siamo in presenza di un abbaglio verosimilmente agevolato da persone che hanno interesse a dare una loro ricostruzione dei fatti in contrasto con la realtà. Noi crediamo ai nostri agenti e non ai due cittadini rumeni.
Auspico comunque una repentina chiusura delle indagini in corso nella convinzione che i successivi accertamenti faranno totale chiarezza sulla bontà e liceità della condotta dei tre pubblici ufficiali nell’espletamento del loro servizio”.

“Non posso che esprimere – afferma l’Assessore alla Sicurezza Massimiliano Romeo - il mio più grande sconcerto per quanto è capitato a questi pubblici ufficiali. Ricordo infatti che i tre uomini fanno parte del ROIS e quindi di un’unità che, come i cittadini monzesi sanno e hanno potuto personalmente constatare, ha dato ottimi risultati sul piano della sicurezza e della tutela del territorio.
Certo che resteremmo interdetti se l’adozione di tale misura fosse stata presa solo sulla base della parola delle due parti che si dichiarano offese.
Devo aggiungere che, come Amministrazione, ci stiamo comunque impegnando per ricostituire il Reparto Operativo Interventi Speciali ma devo però rilevare un’oggettiva difficoltà nella sua ricostituzione a causa della comprensibile sfiducia manifestata dai colleghi dei tre uomini loro malgrado coinvolte nella vicenda: grande è la paura, il disagio oltre che lo sconforto, che questo inspiegabile rigore della giustizia ha generato in tutti i dipendenti dell’Amministrazione e in particolare, in coloro che sono chiamati a svolgere delicati compiti di sorveglianza e di tutela del territorio facendo spesso fronte a situazioni difficili”.

Monza, 11 dicembre 2009
Ufficio Stampa

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