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La volgarità! La vogarità! Stampa E-mail
Di LRCV   
Mercoledì 09 Luglio 2008

Dal blog di Massimo Mantellini a proposito della manifestazione di ieri a Roma e dei commenti sui giornali di oggi:

«(...)le penne piu' affilate avranno nella nottata inchiostrato di indignazione il proprio spazio morale e tuttavia, tutti, indistintamente, parteciperanno oggi a questo bagno purificatore evitando di porsi la domanda centrale: su quale giornale scrivo di etica e volgarita'? Quale Corriere della Sera o quale Repubblica puo' oggi concedersi il lusso della ventata moralizzatrice ad uso dei propri lettori? Le manifestazioni pubbliche di Sabina Guzzanti da un lato consentono al redattore di vergare (finalmente!) la parola "pompini" nell'inchiostro del grande quotidiano (fino a ieri il massimo della trasgressione sarebbe stato "pomp...") dall'altro consegnano alla stampa una illusione etica (il ruolo etico del giornalismo nella societa') che e', oggi in questo paese, completamente fuori luogo.
Con quale coraggio il Corriere dara' sfogo alla indignazione delle proprie migliori penne sulla volgarita' ascoltate ieri (davvero nessuno di voi aveva mai ascoltato storielle sulla ipotetica omosessualita' del papa? ehi ma in che mondo vivete?) dopo aver per settimane (online e su carta) dissertato finemente delle orgie sado-maso di Mosley (che giustamente ieri ben accampato in testa alla homepage di Corriere.it dichiarava che se non capiamo la raffinatezza dell'SM saranno poi affari nostri).
Quanti Ceccarelli e Berselli si sono indignati in questi anni per le camionate di spazzatura volgare e ruffiana che i quotidiani che li stipendiano scaricano ogni giorno nelle edicole e online? Il punto, l'unico punto valido per oggi, e' che praticamente nessuno dei grandi quotidiani italiani ha oggi titolo per indignarsi per i modi e la forma delle proteste di ieri. Se di modi e di forma vogliamo discutere, prima di passare il dito sopra la credenza della casa altrui forse sarebbe il caso di dare una occhiata sotto il comodo divano di casa propria. Che la morale a giorni alterni e' anche peggio di nessuna morale».

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Commenti
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Pasquale "Oneiros" Cicchetti   |137.204.30.xxx |09-07-2008 18:52:47
Non si dovrebbe commentare solo per dirsi d'accordo, ma - al diavolo - sono d'accordo.

Parlare di ruolo etico del giornalismo nella società italiana è più che fuori luogo.

Chi scuote il capo sconsolato dinanzi alla satira e al sarcasmo sembra perdersi il punto che quel modo di fare opposizione sarà anche antipolitico, ma è l'unica forma diffusa di resistenza culturale al berlusconismo che ci rimane.

I comici fanno satira, i giornalisti facciano giornalismo, e
Moretti - invece di tirarsi indietro deluso dalla piazza - faccia un film, se ha una proposta migliore.
Gimmi Perego  - Benaltrismo     |88.42.96.xxx |10-07-2008 10:37:36
L'articolo di Mantellini mi sembra un classico caso di "benaltrismo".
L'arte di chi di fronte ad un caso concreto è subito pronto a proclamare che il vero problema è ben altro.

Certo che il Corriere sguazza nella volgarità, ma restiamo sul caso concreto: E' lecito rispondere alla volgarità con la volgarità?

O meglio: la satira può sostituire la politica?

Gimmi
Ant   |78.12.250.xxx |10-07-2008 10:41:18
A me sembra che sia successo il contrario. È la politica di questi anni a sostituirsi alla satira, fa ridere.
Gimmi Perego  - Satira e politica     |88.42.96.xxx |10-07-2008 11:03:17
Hai ragione.

Mettiamola così: come usciamo da questa spettacolarizzazione, dove solo chi ha il controllo dei mass media e li sa usare la fa da padrone?
Ant  - Il dito e la luna   |78.12.250.xxx |10-07-2008 11:26:38
Non so come uscirne. Ma credo che un buon inizio possa essere parlare della sostanza senza farsi travolgere dalla forma. Come sempre quando si parla di politica si finisce con il gioco delle parti e si tralascia la sostanza: intercettazioni? è una questione di privacy, non conta se due persone pubbliche dicono cose vergognose in quelle telefonate; migliaia di persone in piazza? turpiloquio! non importa se erano lì perchè nonostante la tv e i media addormentati c'è ancora qualcuno che non ci sta e scende in strada a dimostrarlo.
Allora potremmo rimettere al centro le questioni e non gli equilibrismi da segreterie.
Riporto il pezzo di Travaglio, una lettera mandata ad uno dei "suoi" giornali, l'Unità.

Caro direttore,
quando tutta la stampa (Unità compresa), tutte le tv e persino alcuni protagonisti dicono la stessa cosa, e cioè che l’altroieri in Piazza Navona due comici (Beppe Grillo e Sabina Guzzanti) e un giornalista (il sottoscritto) avrebbero “insultato” e addirittura “vilipeso” il capo dello Stato italiano e quello vaticano, la prima reazione è inevitabile: mi sono perso qualcosa? Mi sono distratto e non ho sentito alcune cose - le più gravi - dette da Beppe, da Sabina e da me stesso? Poi ho controllato direttamente sui video, tutti disponibili su you tube e sui siti di vari giornali, e sono spiacente di comunicarti che nulla di ciò che è stato scritto e detto da tv e giornali (Unità compresa) è realmente accaduto: nessuno ha insultato né vilipeso Giorgio Napolitano né Benedetto XVI. Nessuno ha “rovinato una bella piazza”. E’ stata, come tu hai potuto constatare de visu, una manifestazione di grande successo, sia per la folla, sia per la qualità degli interventi (escluso ovviamente il mio).

Per la prima volta si sono fuse in una cinque piazze che finora si erano soltanto sfiorate: quella di Di Pietro, quella di molti elettori del Pd, quella della sinistra cosiddetta radicale, quella dei girotondi e quella dei grillini, non sempre sovrapponibili. E un minimo di rigetto era da mettere in conto. Ma è stata una bella piazza plurale, sia sotto che sopra il palco: idee, linguaggi, culture, sensibilità, mestieri diversi, uniti da un solo obiettivo. Cacciare il Caimano. Le prese di distanza e i distinguo interni, per non parlare delle polemiche esterne, sono un prodotto autoreferenziale del Palazzo (chi fa politica deve tener conto degli alleati, delle opportunità, degli elettori, di cui per fortuna gli artisti e i giornalisti, essendo “impolitici”, possono tranquillamente infischiarsi). La gente invece ha applaudito Grillo e Sabina come Colombo (anche quando ha chiesto consensi per Napolitano), Di Pietro, Flores e gli altri oratori, ma anche i politici delle più varie provenienze venuti a manifestare silenziosamente. Applausi contraddittorii, visto che gli applauditi dicevano cose diverse? Non credo proprio. Era chiaro a tutti che il bersaglio era il regime berlusconiano con le sue leggi canaglia, compresi ovviamente quanti non gli si oppongono.

Come mai allora questa percezione non è emersa, nemmeno nei commenti delle persone più vicine, come per esempio te e Furio? Io temo che viviamo tutti nel Truman Show inaugurato 15 anni fa da Al Tappone, che ci ha imposto paletti (anche mentali) sempre più assurdi e ci ha costretti, senza nemmeno rendercene conto, a rinunciare ogni giorno a un pezzettino della nostra libertà. Per cui oggi troviamo eccessivo, o addirittura intollerabile, ciò che qualche anno fa era normale e lo è tuttora nel resto del mondo libero (dove tra l’altro, a parte lo Zimbabwe, non c’è nulla di simile al governo Al Tappone). In Italia l’elenco delle cose che non si possono dire si allunga di giorno in giorno. Negli Stati Uniti, qualche anno fa, uscì senz’alcuno scandalo un libro di Michael Moore dal titolo “Stupid White Man” (pubblicato in Italia da Mondadori…), tutto dedicato alle non eccelse qualità intellettive del presidente Bush. Da dieci anni l’ex presidente Clinton non riesce a uscire da quella che è stata chiamata la “sala orale”. In Francia, la tv pubblica ha trasmesso un programma satirico in cui un attore, parodiando il film “Pulp Fiction” in “Peuple fiction”, irrompe nello studio del presidente Chirac, lo processa sommariamente per le sue innumerevoli menzogne, e poi lo fredda col mitra. A nessuno è mai venuto in mente di parlare di “antibushismo”, di “anticlintonismo”, di “antichirachismo”, di “insulti alla Casa Bianca” o di “vilipendio all’Eliseo”. Tanto più alta è la poltrona su cui siede il politico, tanto più ampio è il diritto di critica e di satira e anche di attacco personale.

Quelli che son risuonati l’altroieri in piazza Navona non erano “insulti”. Erano critiche. Grillo, insolitamente moderato e perfino affettuoso, ha detto che “a Napolitano gli voglio bene, ma sonnecchia come Morfeo e firma tutto”, compreso il via libera al lodo Alfano che crea una “banda dei quattro” con licenza di delinquere. Ha sostenuto che Pertini, Scalfaro e Ciampi non l’avrebbero mai firmato (sui primi due ha ragione: non su Ciampi, che firmò il lodo Schifani). E ha ricordato che l’altro giorno, mentre Napoli boccheggia sotto la monnezza, il presidente era a Capri a festeggiare il compleanno con la signora Mastella, reduce dagli arresti domiciliari, e Bassolino, rinviato a giudizio per truffa alla regione che egli stesso presiede. Tutti dati di fatto che possono essere variamente commentati: non insulti o vilipendi.

Io, in tre parole tre, ho descritto la vergognosa legge Berlusconi che istituisce un’ ”aggravante razziale” e dunque incostituzionale, punendo - per lo stesso reato - gli immigrati irregolari più severamente degli italiani, e mi sono rammaricato del fatto che il Quirinale l’abbia firmata promulgando il decreto sicurezza. Nessun insulto: critica. Veltroni sostiene che io avrei “insultato” anche lui, e che “non è la prima volta”. Lo invito a rivedersi il mio intervento: nessun insulto, un paio di citazioni appena: per il resto la cronistoria puntuale dell’ennesima resurrezione di Al Tappone dalle sue ceneri grazie a chi - come dice Furio Colombo - “confonde il dialogo con i suoi monologhi”. Sono altri dati di fatto, che possono esser variamente valutati, ma non è né insulto né vilipendio. O forse il Colle ha respinto al mittente qualche legge incostituzionale, e non me ne sono accorto? Sono o non sono libero di pensare e di dire che preferivo Scalfaro e i suoi no al Cavaliere? Oppure la libertà di parola, conquistata al prezzo del sangue dai nostri padri, s’è ridotta a libertà di applauso? Forse qualcuno dimentica che quella c’è anche nelle dittature. E’ la libertà di critica che contraddistingue le democrazie. Se poi a esercitarla su temi quali la laicità, gli infortuni sul lavoro, l’ambiente, la malafinanza, la malapolitica, il precariato, la legalità, la libertà d’informazione sono più i comici che i politici, questa non è certo colpa dei comici.

Poi c’è Sabina. Che ha fatto, di tanto grave, Sabina? Ha usato fino in fondo il privilegio della satira, che le consente di chiamare le cose con il loro nome senza le tartuferie e le ipocrisie del politically correct, del politichese e del giornalese: ha tradotto in italiano, con le parole più appropriate, quel che emerge da decine di cronache di giornale sulle presunte telefonate di una signorina dedita ad antichissime attività con l’attuale premier, che poi l’ha promossa ministra. Enrico Fierro ha raccolto l’altro giorno, sull’Unità, i pissi-pissi-bao-bao con cui i giornali di ogni orientamento, da Repubblica al Corriere, dal Riformatorio financo al Giornale, han raccontato quelle presunte chiamate (con la “m”). Ci voleva un quotidiano argentino, il “Clarin”, per usare il termine che comunemente descrive queste cose in Italia: “pompini”, naturalmente di Stato.

Quello di Sabina è stato un capolavoro di invettiva satirica, urticante e spiazzante come dev’essere un’invettiva satirica, senza mediazioni artistiche né perifrasi. Gli ignorantelli di ritorno che gridano “vergogna” non possono sapere che già nell’antica Atene, Aristofane era solito far interrompere le sue commedie con una “paràbasi”, cioè con un’invettiva del corifeo che avanzava verso il pubblico e parlava a nome del commediografo, dicendo la sua sui problemi della città. Anche questa è satira (a meno che qualcuno non la confonda ancora con le barzellette). Si dirà: ma Sabina ha pure mandato il papa all’inferno. Posso garantire che, diversamente da me, lei all’inferno non crede. Quella era un’incursione artistica in un genere letterario inaugurato, se non ricordo male, da Dante Alighieri. Il quale spedì anticipatamente all’inferno il pontefice di allora, Bonifacio VIII, che non gli piaceva più o meno per le stesse ragioni per cui questo papa non piace a lei e a molti: le continue intromissioni del Vaticano nella politica. Anche Dante era girotondino?

Il fatto è che un vasto e variopinto fronte politico-giornalistico aveva preparato i commenti alla manifestazione ancor prima che iniziasse: demonizzatori, giustizialisti, estremisti, forcaioli, nemici delle istituzioni, e ovviamente alleati occulti del Cavaliere. Qualunque cosa fosse accaduta, avrebbero scritto quel che hanno scritto. Lo sapevamo, e abbiamo deciso di non cedere al ricatto, parlando liberamente a chi era venuto per ascoltarci, non per usarci come pedine dei soliti giochetti. Poi, per fortuna, a ristabilire la verità sono arrivati i commenti schiumanti di Al Tappone e di tutto il centrodestra: tutti inferociti perchè la manifestazione spazza via le tentazioni di un’opposizione più morbida o addirittura di un inciucio sul lodo Alfano (ancora martedì sera, a Primo Piano, due direttori della sinistra “che vince”, Polito e Sansonetti, proclamavano in stereo: “Chi se ne frega del lodo Alfano”). La prova migliore del fatto che la manifestazione contro il Caimano e le sue leggi-canaglia è perfettamente riuscita.
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