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La corruzione e la Sinistra

 

20111009-Vincino-corruzione

Qualcuno si è chiesto : la corruzione fa male alla sinistra ? Certamente fa male. E anche molto. Non importa se sia un fenomeno minimo o marginale. La corruzione è pur sempre corruzione. E infatti il disagio, la protesta, la rabbia e l’indignazione - del tutto sacrosanti - sono davanti a noi. Forti e palpabili.

Pierluigi Bersani a Sesto San Giovanni ha annunciato che il Pd si darà regole più severe. La promessa non ha nemmeno le caratteristiche della novità . Essa va ad aggiungersi alle tante fatte dal 1992 ad oggi. Ma al punto in cui siamo arrivati c’è bisogno solo di fatti precisi, le belle parole - che non hanno mai fatto difetto nemmeno alla sinistra - non bastano più. Non sono bastate al Pci, poi al Pds, quindi al Ds. Al Pd non resta che mettersi in fila.

Ma allora siamo tutti uguali ? Assolutamente no, quando parliamo di corruzione a sinistra noi ci riferiamo ad un fenomeno assolutamente minore , nelle dimensioni e nelle reiterazioni, rispetto a quel che avviene nel fronte contrapposto, dove corrompere, rubare, ricattare, intrallazzare, “ mafiare “, sottrarre, eludere,violare, delinquere è pratica pressoché quotidiana . E quel che è ancora più grave, la pratica è sopportata, se non addirittura giustificata, dalla cosiddetta base, quasi fosse una necessità ineluttabile.

Per la sinistra non è così. In generale il costume politico è diverso. Un tempo glielo riconoscevano in tanti, anche quelli della parte avversa. Quante volte abbiamo sentito dire : quel sindaco è “ una brava persona, un ottimo amministratore, peccato sia comunista “. E’ vero il dna c’entra poco, c’entrava però l’appartenenza ad uno schieramento che della passione politica, della tensione ideale e della correttezza aveva fatto regole irrinunciabili.

Qualcosa ora si è rotto in quel meccanismo. Scricchiolii si erano avvertiti anche prima, nel 1992, con Tangentopoli . A Milano, soprattutto. E anche allora si presero impegni solenni. Ricordiamo le drammatiche assemblee degli iscritti di via Volturno, dove sorgeva la sede storica della Federazione del Pci, i discorsi ( e le lacrime ) di Achille Occhetto, allora segretario generale del Partito. Fu persino formata una commissione di inchiesta di cui non ricordiamo gli esiti finali, per il semplice motivo che sono inesistenti. Ricordiamo invece quel che bolliva in pentola già qualche anno prima. C’è un episodio, del tutto personale, che può dare un senso a quel che andiamo scrivendo. A Muggiò’, in occasione di un funerale di uno stretto congiunto di un dipendente de l’Unità, ci capitò di infilarci in un crocchio dove alcuni importanti dirigenti della federazione dell’epoca stavano parlando a ruota libera, e quindi sinceramente, sulla situazione dell’allora Pci. Fu quella la prima volta in cui sentimmo dei comunisti irridere alla presunta diversità comunista, alla necessità anche di sporcarsi le mani, di smetterla con la politica delle “ pezze al culo “, delle insufficienze della segreteria, allora retta da Alessandro Natta. Non si trattava di boutade, capimmo che quelle erano opinioni a lungo meditate, anche se mai espresse esplicitamente nelle riunioni di Sezione, o del comitato federale o del comitato centrale. Eppure quei dirigenti erano d’alto rango. Riformisti ? Filo craxiani ? Certamente non berlingueriani. Certi ormeggi ideali stavano od erano già stati mollati in nome di una discutibilissima realpolitik.

Rimanemmo seriamente impressionati da quel diluvio di argomenti, accuse e lamentele, intrise anche di millanteria. Al punto che non siamo riusciti ancora a liberarcene. Perché questo ricordo ? Per ricordare prima di tutto a noi stessi che non a caso Tangentopoli 1 e Tangentopoli 2 hanno toccato anche il Pds prima e il Ds poi, ed ora il Pd.

Certo, gli schizzi di fango che hanno colpito quella sinistra negli ultimi trent’anni sono schizzi, non una valanga. Ma di fango pur sempre si tratta. E allora lo diciamo anche noi. Una riflessione si impone, in maniera urgente. Siamo già in grave ritardo. Purtroppo, piaccia o non piaccia, il comunista Enrico Berlinguer a sinistra, è più attuale che mai.

Comments:

Commenti 

 
0 #1 Peo 2011-10-11 02:09
La corruzione fa male alla sinistra? Certo, ma sopratutto al paese e alla stessa politica. Non reagire, significa affondare. Certo il caso Penati è emblematico perché, forse per la prima volta, toccherebbe un personaggio politico di sinistra, di notevole spicco, non un faccendiere più o meno occulto ai più. Se la cosa venisse alla fine dimostrata, toccherebbe un Sindaco per 10 anni in un grosso comune lombardo; poi segretario di federazione; presidente della Provincia di Milano (non l'ultima in Italia) per 5 anni; Capo della segreteria politica del leader del maggior partito di minoranza. Senza contare, stando ai media, gli intrecci che sarebbero esistiti tra personaggi della maggioranza e quelli di opposizione (solo a Sesto S.G.?). Un vero crocchio di interessi tra il mondo imprenditoriale , quello professionale, quello finanziario e quello della politica. Roba da far perdere la fiducia, in un possibile cambiamento, a chiunque. Figuriamoci in questo momento di crisi globale. Servono proposte chiare e alternative, con persone credibili, sapendo che i tempi che ci aspettano non sono facili, ma che almeno ciascuno dia il proprio contributo proporzionalmen te a quanto possiede e non si faccia pagare la crisi sempre agli stessi, già sistematicament e tartassati. Per questi motivi, il centro destra berlusconiano va battuto subito e a testa alta, con obiettivi chiari, dimostrando anche un grande rinnovamento interno.
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0 #2 Pino Timpani 2011-10-24 23:52
Il peccato di Penati è stata l'idea di inserire l'ente pubblico nel libero mercato e concorrere alla pari con le società e le imprese per il conseguimento del profitto, con la finalità di utilizzare il guadagno per avviare opere e politiche pubbliche altrimenti non realizzabili. > Ma nella spietata concorrenza ha trovato "pescecani" a cui non importa nulla della politica e degli enti pubblici e che non hanno nessuno scrupolo a liberarsi con tutti i mezzi dei concorrenti.
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0 #3 michelangelo 2011-10-25 11:46
Concordo con quanto scrive Pino, aggiungendo che oggi - spesso - quella pratica è obbliagata dalla totale carenza di fondi delle amministrazioni locali, se voglion intervenire su qualche area o problema anche solo vagamente urbano. Che ci scappino anche episodi di corruzione è il minimo, in ambito privato è così che si fa e si chiamano "provvigioni" sulle commesse. Aggiungo solo che questa disonvoltura amministrativa ha date di nascita precise, politicamente, nel centrosinistra lombardo: gli anni a cui accenna Bonifacci, quelli nei quali la corrente cosidetta "riformista" del PCI milanese cominciò a ispirarsi alle abitudini socialiste che avrebbero portato a Tangentopoli. Facendosi beccare anche diverse volte con le mani nella marmellata. In nome della pragmaticità e contro le ideologie di gente stile Berliguer, ritenuta "troppo ingenua" per governare.
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0 #4 Marshall 2011-10-28 15:50
E purtroppo, secondo questo articolo http://ilpensieroverde.blogspot.com/2011/10/lelenco-di-tutti-gli-esponenti-del-pd.html non c'è solo il caso Penati a far discutere di corruzione e quant'altro.
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0 #5 Pino Timpani 2011-10-29 14:35
Egregio Marshall (piano?)
è spiacevole dirlo, ma evidentemente non ha colto il concetto del post precedente di Michelangelo e quindi si è perso la dinamica sequenziale del dibattito. Allora provo a spiegarlo con il linguaggio spicciolo.
Dopo 50 anni in cui la democrazia cristiana ha commesso le peggiori porcherie nel lungo e nel largo della penisola, vincendo puntualmente e sorprendentemen te le elezioni che gli garantivano la conduzione imperterrita della stanza dei bottoni, una fetta del centrosinistra si è adeguata per forza di cose ai modelli cosiddetti vincenti.

A parte il giudizio che si può dargli è abbstanza manipolatorio postare qui il suo link, tendenzialmente accusatorio monolitico. In più c'è un'aggravante: dire "anche gli altri lo fanno", come vi difendete sempre voi del Pdl quando venite colti con le mani di marmellata, è un ulteriore incentivo alla degenerazione e al declino del rapporto tra politica e istituzioni. Peggio per tutti.
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