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La gita è finita

20111109-gita

In molte scuole saltano le gite per protesta. Ma a rimetterci sono solo gli studenti e gli operatori

Anche quest'anno, come lo scorso, molti e molti collegi docenti d'Italia hanno deciso di sospendere i viaggi di istruzione (leggi: gite) delle proprie scuole per protesta contro i tagli firmati Gelmini (tra i quali peraltro figura proprio l'abolizione della diaria che spettava a chi si prestava ad accompagnare i ragazzi durante le visite d'istruzione). Il secondo anno di fila in cui ripetiamo una protesta doverosa ma con una forma che alla fine danneggia solo i ragazzi e gli operatori del settore. Nessun altro.

Alle famiglie generalmente tange poco che i figli non se ne vadano a spasso con la scuola, tanti colleghi sotto sotto sono persino contenti: non ne avevano più voglia e si sono tolti un peso.
Proprio per i motivi appena accennati trovo sia un modo di manifestare il dissenso sbagliato, impreciso, poiché credo che mai la protesta per i miei diritti (di insegnante) debba ledere in qualche misura i loro diritti (di studenti). Anche se si dirà che i viaggi d'istruzione si rivelano poi spesso viaggi di distrazione, anche se, anche se... le gite erano un momento bello e significativo, se non altro di aggregazione, servivano, comunque, a completare la grande esperienza della scuola. In istituti come quelli in cui insegno io, che sono ad indirizzo turistico, servono per avvicinarsi alla materia viva del futuro lavoro.
Peccato, quindi, perché credo ci siano altri modi per arrivare più incisivamente alle famiglie, se è questo lo scopo. Peccato, infine, ed è quanto mi dispiace più di tutto, perché tra le mie classi ce ne sono alcune che se lo meriterebbero davvero, di fare qualche giorno fuori dall'Italia a vedere il mondo, e che invece si apprestano a terminare il loro ciclo di studi non avendo mai avuto il piacere di assentarsi da scuola, con la scuola, per più di ventiquattro ore.

Comments:

Commenti 

 
0 #1 caterina bertocchi 2011-11-10 16:51
cit.1"Alle famiglie generalmente tange poco che i figli non se ne vadano a spasso con la scuola": affermazione non vera in assoluto, discutibile: i genitori sono offesi, a dir poco, che non si riconosca il 'piacere' di 'andare a spasso' ai loro figli, basta vedere di che cosa si discute nei c. di classe di nov., nonostante siano enunciati talora dai docenti problemi didattici di ben altra natura.
cit.2"credo che mai la protesta per i miei diritti (di insegnante) debba ledere in qualche misura i loro diritti (di studenti)":il collega ci indichi quale margine di protesta, amministrativam ente non perseguibile, manifesta, visibile, sia rimasto alla scuola (doc e stud), tale che richiami con qualche lampo occhi\coscienza civile della comunità, a parte le manifestazioni o lo sciopero, che peraltro preleva circa 100 euro a volta dalle tasche del ricco insegnate. E poi dove inizia e dove finisce il cosidetto diritto del docente e dello studente? sono due 'diritti' diversi, garanti di ius l'un contro l'altro antitetici o non invece la faccia bifronte del medesimo diritto a una formazione libera, seria e critica, da offrire\garanti re da una parte e da godere\ricevere dall'altra? cit.3 "servivano, comunque, a completare la grande esperienza della scuola": nessun dubbio, ecco perchè chi lotta, tra l'altro appunto bloccando le gite, troppo spesso soffre della rinuncia a quanto crede che vada difeso e salvato, perchè amato. Forse non è così per tutti i docenti, per molti, per me almeno, lo è! Evitiamo la facile demagogia e il pietismo: che gli studenti non capiscano è comprensibile, anzi sarebbe extra-ordinario che oggi non fosse così, ma, a parer mio, i nostri giovani hanno bisogno, oggi molto, di chi, con le parole e le scelte pure concrete del loro agire, li assista nell'impresa temeraria di interrogarsi, riflettere e capire i fondamenti del vivere civile,perchè sappiano da soli orientarsi nelle partenze, negli arrivi e nelle coincidenze delle stazioni del loro viaggio, di uomini e donne cittadini questa volta, però. Grazie
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