Vorrei | Rivista non profit

Rivista di cultura, ambiente e politica.

Culture ~ Antonio Cornacchia

La produzione culturale a Monza

  Il sistema culturale del capoluogo brianteo. Dopo il patrimonio tangibile, ripercorriamo le attività: dall'arte al teatro, dalla poesia alle performance. Una città che produce abbastanza cultura o che si limita al consumo? 

Culture ~ Marta Abbà

Anatomia di un populista. Salvini secondo Pucciarelli

Intervista all'autore de “La vera storia di Matteo Salvini”, scritto dopo mesi di osservazione e racconto del fenomeno leghista, Il personaggio, la persona, il politico e lo stratega, il comunicatore e l'amministratore di partito. 

Ambiente ~ Alfio Sironi

Torneranno le colline?

Nelle scorse settimane ho attraversato l'Italia andando a piedi dal Conero all'Argentario sulle tracce di un vecchio libro di Enrico Brizzi; non ho potuto che fare i conti con l'anima collinare di questo paese.

Culture ~ Fabio Pozzi & Massimo Pirotta

Mau Mau e Claudia Crabuzza. Sincretismi musicali

BandAutori 32. In questo numero il gran ritorno dei Mau Mau e l'esordio della catalana di Alghero Claudia Crabuzza. Per "Libri che suonano" un riepilogo del folk made in Italy.

Culture ~ Juri Casati

La Torino degli anni Cinquanta

Aldo Cazzullo tratteggia i contorni di una Torino lontanissima da quella che di recente ha visto sfidarsi Fassino e Appendino per la carica di sindaco. I ragazzi di via Po. 1950-1961 quando e perché Torino ritornò Capitale.

Culture ~ Antonio Cornacchia

Monza candidata a capitale italiana della cultura

   La candidatura sarebbe un espediente per valutare lo stato delle cose e capire se la città avrebbe le carte in regola. È tempo infatti di fare il salto di qualità: ci sono tutti i fattori per fare del capoluogo brianteo una città d’arte. O manca qualcosa?

Il buono e il bello ~ Gianni Miglionico

Crostata ai fichi di Poppea

Frutti dolcissimi di stagione, associati ad una testimonianza archeologica pregevole, in una delle sontuose ville residenziali dedicate all’otium dell’aristocrazia romana

Blog ~ Vorrei

Vorrei cerca nuovi compagni di viaggio

I collaboratori volontari della nostra rivista dal 2008 osservano quello che accade intorno e lo raccontano scrivendo, fotografando e disegnando. Chi vuole salire a bordo e partecipare alle attività di redazione?

Culture ~ Fabio Pozzi & Massimo Pirotta

Agnese Valle e Palazzo. Classe da vendere

BandAutori 31. In questo numero il cantautorato rock con uno sguardo ai '70 di Agnese Valle e quello più orientato agli '80 di Palazzo. Per "Libri che suonano" i Whisky-a-gogo e i Teddy Boys secondo Primo Moroni.

Ambiente ~ Pino Timpani

Meda: la Pedemontana rischia di riportare ancora nell'aria la diossina dell'Icmesa

Il geologo Gianni Del Pero incaricato di verificare la presenza di diossina che potrebbe interferire con il tracciato autostradale. In caso di bonifiche obbligatorie, la Pedemontana potrebbe essere realizzata più difficilmente, a causa dei costi elevati a cui andrebbe incontro

Culture ~ Antonio Cornacchia

Musica e natura, l'equilibrio sostenibile

“I suoni della natura” ha portato a Monza un approccio alla musica a impatto zero, valorizzando giovani talenti nella meraviglia inesauribile del Parco 

Culture ~ Marta Abbà

Hana la Yazida. L’inferno è sulla Terra

Il nuovo libro di Claudia Ryan racconta la storia di una donna, ormai libera, intenta a rievocare quanto vissuto: è stata rapita ed è riuscita a scappare ai suoi aguzzini

Culture ~ Fabio Pozzi & Massimo Pirotta

Lo Straniero e Cosmo. Electro-pop dagli anni 80 a oggi

BandAutori 30. In questo numero due valide reinterpretazioni del pop elettronico anni 80: Lo Straniero e Cosmo. In "Libri che suonano" trattiamo le canzoni dell'estate.

Culture ~ Antonio Cornacchia

I maestri del romanzo disegnato

Da Pratt a Pazienza, da Zerocalcare a Gipi. Il meglio di 50 anni di fumetto d'autore italiano nella mostra in corso alla Permanente di Milano

Brianzolitudine ~ Renato Ornaghi

La Star della Brianza

Quella Marilyn Monroe bruna sulla confezione del dado da brodo una volta spalancato lo sportello della dispensa, anche nei masculi in crescita della pur talebana Brianza scatenava un deciso e innegabile desiderio di carne.

Ambiente ~ Giacomo Correale Santacroce

Un Autodromo a misura del Parco?

 Un'analisi del “Quadro strategico” del  “Programma di adeguamento e riqualificazione dell’Autodromo di Monza”, pubblicato dalla Sias, gestore dell’Autodromo, e dall’Automobile Club di Milano il 13 aprile 2016

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"La maggior parte delle persone non capisce che stiamo parlando dello spazio pubblico
e non delle opinioni o dei gusti personali."

 

Riceviamo e pubblichiamo

 

Facciamo un po’ di chiarezza. L’ignoranza del tema, la facilità nel cadere nella solita guerra tra bande culturali, la confusione tra privato e pubblico producono tutte le incomprensioni relative alla sentenza di Strasburgo. La maggior parte delle persone non capisce che stiamo parlando dello spazio pubblico e non delle opinioni o dei gusti personali. Troppi continuano a difendere l’esposizione del simbolo religioso come se stessero difendendo la propria famiglia, la propria bandiera o la propria automobile. Giudicano sul merito; dicono che Gesù non ha mai fatto male a nessuno e quindi l’esposizione non può dare fastidio. Sentono in giro che “vogliono togliere il crocifisso”, la mano corre alla rivoltella e le parole sono da città assediata che risponde con i missili. Il ciellino Renato Farina sul Giornale (5/11/2009) scrive che chi non vuole il crocifisso nei luoghi pubblici odia l’Italia. Vittorio Feltri dice (4/11/2009) che i giudici di Strasburgo bevono troppo. La Russa urla su Raidue che gli avversari “possono morire” (che autentico cristiano!), ma il crocifisso resterà sempre lì. Lasciamo stare questo argomentare sfolgorante e proviamo, senza presunzione di completezza, ad elencare chiaramente le varie posizioni in campo.

1 Il crocifisso siamo noi. L’Italia cristiana ha bisogno dei suoi simboli. I luoghi pubblici non possono estromettere la Verità. Siamo un paese cattolico.

2 Il crocifisso siamo noi non in quanto cristiani, ma in quanto italiani ed europei. Rappresenta la nostra comunità, non la nostra fede. E’ simbolo delle radici storiche e culturali della Nazione, o dell’Unione Europea.

Queste prime due posizioni fanno talora riferimento all’argomento della reciprocità (com’è noto tutt’altro che evangelico): i musulmani non possono chiederci ciò che loro non attuano nei loro paesi.

3 Il crocifisso deve essere rimosso da tutti i luoghi pubblici per salvaguardare la loro laicità. Inoltre quella cristiana è una religione tra le altre. Il crocifisso potrà anche essere considerato come un simbolo di altruismo e di fratellanza, ma si tratta comunque di una concezione particolare di altruismo e fratellanza. Vietare le affissioni significa liberare tribunali, scuole, poste, banche dalle fedi personali. I cristiani riappendano le croci sulle pareti delle loro case e rendano i luoghi pubblici più accoglienti. La promozione del pluralismo non significa esaurimento della propria identità.

4 Bisogna tutelare la laicità senza offendere la sensibilità della maggioranza. Potrebbero essere le singole scuole e le singole classi a decidere se tenere o no il crocifisso (si veda la legge bavarese). La laicità non s’impone. Molti cristiani insensibili alla propria religione se ne ricordano allorchè si sentono minacciati dalla richiesta di laicità degli appartenenti ad altre confessioni. Le rivoluzioni dall’alto non estirpano le radici delle contese. Chi abbraccia questa tesi non cavalca la sentenza 3/11/09 di Strasburgo e cerca un compromesso con i favorevoli all’esposizione del crocifisso.

5 Il crocifisso deve essere rimosso non solo per ragioni laiche, ma anche per ragioni cristiane. La croce non rappresenta né una cultura né una tradizione, essa, come dice Paolo, è scandalo e follia. Tappezzare i muri di questo simbolo, e usarlo come strumento di identificazione, significa smarrirne il carattere sconvolgente e teologico, declassarlo a mezzo di battaglia identitaria. Merita un maggiore rispetto.

Non cedo alla vigliaccheria di non commentare queste diverse posizioni. Spiego perché propendo per le posizioni espresse nei punti 4 e 5.

Punto 1: l’obbligo dell’esposizione del crocifisso risale all’ era fascista. Il concordato con la chiesa cattolica sancì che la religione cattolica era religione di stato. Ora la Costituzione ha sì incluso il concordato, ma ha anche scritto il sacrosanto articolo 3, che impone la non discriminazione per ragioni religiose. Inoltre la revisione del concordato del 1984 ha deciso che la religione cattolica non è più religione di stato. E sappiamo che i cattolici praticanti in Italia sono largamente una minoranza.

Punto 1 e 2: l’Italia deve smetterla di credere di essere un paese monoculturale. A questo punto è difficile accettare che uno spazio pubblico ospiti solamente un segno relativo ad una cultura tra tante. Non possiamo restare in democrazia e poi accogliere i privilegi di una religione sulle altre (e leggiamo Agostino: la fede non s’impone, la verità non ha bisogno di speciali protezioni!). Infine, il rispetto di tutte le culture e di tutte le religioni non significa auspicare un ateismo di stato, perché nessuno interviene sul privato.

Molti ricorrono all’espediente della de-cristianizzazione del crocifisso (pazzesco!) rendendolo solo un simbolo della tradizione occidentale. Ma la tradizione non ha una sua cogenza intrinseca. Tradizionali potrebbero essere anche l’omicidio, la pena di morte, la tortura, la guerra. La validità di un principio non deriva dalla sua durata temporale.

Tra l’altro nessuna legge della Repubblica impone il crocifisso nelle scuole. Anzi! La Corte costituzionale italiana nella sua sentenza n. 508 del 20 novembre 2000 ha riassunto la sua giurisprudenza affermando che principi fondamentali di uguaglianza di tutti i cittadini senza distinzione di religione (articolo 3 della Costituzione) e di eguale libertà di tutte le religioni dinanzi alla legge (articolo otto) stabilisce che l’atteggiamento dello Stato deve essere segnato da equidistanza e imparzialità, indipendentemente dal numero di membri di una religione o di un’altra (vedere sentenze n. 925/88; 440/95; 329/97) né dall’ampiezza delle reazioni sociali alla violazione di diritti dell’una o dell’ altra (vedere sentenza n. 329/97).

Il teologo Mancuso ci ricorda che il crocifisso è amore e accoglienza per tutti; va bene, ma è l’idea cristiana di amore e accoglienza. Non la critico, ma è cristiana!!! Non sarebbe meglio educare alla caritas piuttosto che occupare una parete di un luogo pubblico e illudersi che la cultura cristiana in questo modo sia rispettata e condivisa? Come si fa a dare per scontato che la rimozione dei simboli di parte sia anticristiana? Anna Maffei, presidente dell’Unione cristiana evangelica battista d’Italia, appoggia la sentenza della Corte europea: “Ridurre Cristo crocifisso ad un segno di appartenenza che marca il territorio di uno Stato e difenderlo come simbolo nazionale significa aver completamente travisato la fede cristiana. Cristo si affidò ad una parola nuda da annunciare, non a simboli nazionali da preservare. I cristiani dovrebbero farsi portatori disarmati di questa parola e non pretendere niente”. Figuriamoci se nell’Italia cattolica e materialista lo straordinario senso della croce potesse mai albergare nell’intimo della coscienza e da qui riverberarsi negli atti. Ma che scherziamo, chissà cosa vorrà dire il sacrificio del Dio incarnato! Contro l’Eurabia futura diamo a quest’indefinibile e profondissimo simbolo solo una superficiale presenza pubblica, una serialità mercificata e desemantizzata, lasciamolo indifeso nella cenere di uno sguardo ormai avvezzo a tutto.

Quanto alle pavide dichiarazioni dei nostri parlamentari. Siamo alle solite: il politico dell'oligarchia populista legittimata mediaticamente (volgarmente detta democrazia) rispecchia la massa ed il suo analfabetismo democratico. Il cittadino, in realtà spettatore della demagogia spettacolare, non ha mai condiviso e incorporato l'articolo 3. Colpa NON sua, ma della partitocrazia che, altro che radici culturali, ha sempre e solo badato alle radici elettorali, non traghettando il popolo dal fascismo e dal clientelismo democristiano alla democrazia, ma aderendo ad esso, alla sua tendenziale disabilità civica, per ragioni di potere.

Per finire: la bagarre che si è scatenata è un’altra prova di quanto sia anticristico ridurre a bandiera ciò che è un abisso teologico. Sembra quasi che ognuno, coerentemente con la storia della tradizione religiosa, umanizzi e subordini alle proprie terrene mire questo grande profeta. Lo frammentano, lo fanno a pezzi! Questo è ciò che rimane in Italia del cristianesimo: un'ikea di crocifisso!!!

Certamente la richiesta di rimozione ha ricompattato i cani da guardia del clericalismo e gli svariati renitenti al principio di uguaglianza; ma ha anche rimesso il crocifisso, da sempre obliato come facesse tutt’uno con la parete, al centro della scena. Purtroppo questa è la scena dei clan identitari che confondono strumento e fine e sottomettono tutto alla bassezza di una battaglia contro i barbari che arrivano e ci tolgono tutto.

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