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Vorrei un museo delle arti e del design per Monza

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La Monza che vorrei. Giancarlo Cazzaniga, pubblicitario e animatore di Restart: Il coordinamento è la chiave del futuro della città. Il design potrebbe mettere insieme le grandi aziende e la cultura su progetti di ampio respiro

 

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e prime cose che faresti se un giorno ti svegliassi sindaco di Monza.
Coordinerei i progetti.. Come tante cose in Italia, anche Monza va a casaccio.
Una volta stabilito qual è il principio attivo su cui puntare per la città – l'autodromo? I beni artistici? - favorirei il coordinamento totale. Se se si decidesse che Monza ha vocazione turistica, lavorerei e farei confrontare tutti su quel tema: la comunicazione, gli alberghi... invece purtroppo l'ultimo strumento in questo senso è il kit del turista,caso vincente, che realizzammo circa 10 anni fa.

E a Monza ci sarebbero abbastanza attrazioni per farne una città turistica?
No, se quello che dobbiamo “vendere†è quello che abbiamo oggi. Sì se dentro ci mettiamo le altre grandi risorse che la città e la Brianza possono contare. Abbiamo avuto e abbiamo grandi designer, fotografi, illustratori, comunicatori. Potremmo riempire un intero museo delle arti visive e del design. A Rovereto con il Mart hanno cambiato le sorti di una cittadina che prima nessuno conosceva e la cui economia adesso gira intorno al museo.

Detta così, il contenitore ideale sarebbe stata la Villa Reale.
Non per forza. Ci sono strutture di archeologia industriale che potrebbero essere recuperate. Coinvolgendo l’investitore privato in simbiosi con quello pubblico, come stanno facendo, per esempio, i Della Valle con il Colosseo a Roma.

20110628-manifesto_biennalePensi che qui ci siano concrete possibilità in tal senso?
Gli industriali con le testa ci sono, occorre metterli intorno ad un tavolo. Probabilmente sono i singoli, più che l'istituzione, più che la loro associazione che comunque potrebbe sostenerli.

Perdonami se ci ritorno, ma la Villa Reale anche in questo senso sarebbe stata perfetta.
Non conosco i limiti di ristrutturazione interna ma immagino che sarebbe più facile lavorare su un capannone che sulle sale della Villa Reale. Sicuramente la destinazione ideale della Villa è quella espositiva, diversa da quella che posso avere in mente io perché è una struttura molto più “presente†degli spazi asettici di un museo nato ad hoc. La collezione dei musei civici sarebbe molto indicata per un Museo dell'Ottocento nella Villa invece. Assieme a mostre temporanee e incontri di prestigio.

Cosa pensi dell'assegnazione del bando?
Non è chiaro cosa succederà lì dentro. Non c'è un progetto che definisca le attività. Anche in questo caso manca il coordinamento.

Cosa ti piace di Monza?
Mi piaceva e mi piace molto il fatto di essere fuori dal caos milanese.

Che considerazione hai della vita culturale monzese?
Si sta riprendendo ma è ancora troppo lontana da quella di una grande città. Prendiamo il teatro: si fa fatica a riempire il Manzoni. Paradossalmente poi vai al Binario7 e si fa fatica ad entrare perché alle 7 è già tutto pieno.

Che livelli di partecipazione alla vita pubblica riscontri a Monza?
Generalmente bassa. Ragionando da pubblicitari però sappiamo che anche facendo un convegno noiosissimo su un argomento noiosissimo chiami Vespa o Santoro per parcondicio, la gente arriva. Sfrutti l'icona per raggiungere più persone. Non sempre si può fare, ma funziona.

20110628-triennale-monzaSu cosa dovrebbe puntare Monza per il suo futuro?
La città è abbastanza vivibile ma si potrebbe fare di più. Facciamo l'esempio delle piste ciclabili: non basta farle, bisogna informare, creare dei percorsi, comunicarle. Non basta fare le righe per terra. Il museo delle arti di cui parlavamo prima sarebbe sicuramente un'idea su cui puntare. Non possiamo dimenticare le radici del territorio: la Triennale stessa è nata a Monza. E fare un museo è possibile, l’ingegner Gaiani e sua moglie l'hanno dimostrato con quello del Duomo. Tempi stretti, muoversi in maniera “pulitaâ€, coinvolgere gli attori giusti.

A chi tocca tenere le redini, coordinare, chiamare a raccolta?
In primo luogo alla politica, in secondo ad associazioni come Confindustria, Confartigianato, Camera di Commercio. Anche altri attori importanti: l'Autodromo Nazionale Monza per un museo del design dello sport sarebbe sicuramente da coinvolgere.

Si può fare?
Si può fare. Ci vuole una figura di rilievo che raduni un primo gruppo - poche, non mille persone - che spinga politica ed istituzioni. Capaci di coinvolegere personalità internazionali che diano grande visibilità all'iniziativa. In questo modo arriverebbero pubblico e sponsor.

 

 

 

2010628-giancarlo-cazzanigaGiancarlo Cazzaniga è nato a Monza il 20 Gennaio 1954. Nel 1973 si diploma presso l'Istituto Statale d'Arte di Monza. Nel 1980 consegue da AIGEC l'Attestato di Esperto di Comunicazione in Arti Grafiche. Nel 1981 riceve da BEDA l'attestato Europeo di graphic and product design. Dal 1973 al 1976 è grafico e designer presso il Mid Design di Milano occupandosi di editoria e design dell'ambiente e del prodotto. Nel 1977 apre a Monza l'agenzia di pubblicità e comunicazione integrata Publitrust che attualmente dirige occupandosi della Direzione Creativa e del contatto con i clienti. Nel periodo 1976/1985 insegna grafica e pubblicità presso alcuni istituti milanesi. Dal 1996 fa parte di Confindustria di Monza e della Brianza,dove si stà impegnando per lo sviluppo del settore del Terziario Avanzato Innovativo. Nel 2008 riceve da Confindustria la Medaglia d'oro al Merito Industriale. Dal 2009 è fra i promotori di Restart associazione culturale non profit.
Con Publitrust si aggiudica i seguenti premi: 2006 Grand Prix Pubblicità; 2007,2008,2010,2011 Premio Agorà; 2007,2008 Premio Icim advertising Top; 2011 Premio Mediastars

 

 

 

La Monza che Vorrei

 

 

Comments:

Commenti 

 
0 #1 michelangelo 2011-07-13 23:16
Risposte che sono un esempio di PURA RETICENZA,che sconsiglierei. Motivata, magari, ma pedagogicamente e civilmente disastrosa.
Citazione
 
 
0 #2 michelangelo 2011-07-14 11:28
Aggiungo al commento precedente, per non esser frainteso: alludo al fatto che non si può ignorare che qualcosa che poteva preludere a un museo del design c'era, visto che a Monza, in Villa reale, son nate Biennale e Triennale. Com'è che son andate altrove? Com'è che Villa reale, probabilmente l'unic edifico di scala adeguata anche per le connession necessaarie al museo, è stata destinata ad un uso quantomeno improprio e gretto? Ora tutto il baricentro espositivo e di marketing è spostato su Milano, dalla Triennale al Salone del Mobile al Politecnico di design alle scuole postdiploma e universitarie. E' realistico pensare di invertire questa tendenza? Tuttalpiù interagendo e collaborando (ma in subordine) con le istituzioni milanesi, ormai ben più prestigiose e consolidate. Ma Monza. pur di mantenere la sua "autonomia" (fin nel rito religioso) non ha mai visto Milano come un polo di possibile integrazione, vedi anche la vicenda Metropolitana. Ha preferito chiudersi in se stessa, pur di "comandare a casa sua". Accorgendosi poi,ma chissà se gliene importa davvero, che anche per comandare in casa propria ci voglion risorse economiche e culturali che, spesso, nn si trovano in loco. Spostato sul terreno delle associazioni di cultura, la loro frammentazione è una conferma di questa difficoltà: ce ne sono decine e decine, spesso gelose del proprio orticello. Riproducomo in piccolo, la mancanza di progettualità su vasta scala che caratterizza le istiuzioni e le amministrazioni locali.
Non mi pare se ne possa uscire "sognando" e senza rmuovere gli ostacoli che si frappongono, che appartengono sia a una mentalità che a un ambiente politico che ci si nutre e le nutre. Senza ribaltare il quale, e nemmeno basta di per se, nn si fa un passo.
Citazione
 
 
0 #3 Giancarlo 2011-07-15 13:29
caro Michelangelo,
tutto quello che dici è assolutamente vero ma.....
non possiamo continuamente guardare al passato lacrimando sulle cose che si potevano fare e non si sono fatte.
Dobbiamo dare una speranza di futuro ai giovani, e anche questa ipotesi potrebbe essere una valida occasione per provarci.
Citazione
 
 
0 #4 michelangelo 2011-07-15 18:19
caro Giancarlo, io non guardo al passato. guardo al presente. E mi dico che, se non crescono in questa città una cultura e una politica diversa (e dato il dislivello tra Milano e Monza che esiste proprio nel campo del design, della promozione di eventi culturali, della costruzione di luoghi che li rendano costanti..), non vedo quali sono le forze locali che possano sorregere progetti di respiro ampio. Dare una speranza ai giovani mi pare meritorio, anzi, necessario: ma forse, per dargliela, bisogna che imparino anche a discernere tra chi gliela può dare e chi no. E non mi pare che le amministrazioni monzesi, e non solo l'ultima, siano interlocutori credibili, se propongono residence o boutique e ristoranti in villa reale (e improbabili ministeri) e ne cacciano i musei e le scuole. La stessa cosa vale, come hai scritto anche tu, per il teatro, per la rete dei cinematografi, per i tanti tasselli che rendono una città viva. I giovani dove sono a Monza? O serrati nel Boccaccio, o migranti di qua e di là, lontani dalla loro città. In fondo, a ben guardare, persino cosa piccola/media come il Bloom, che fa e merita, l'han fatto a Mezzago, qualche migliaio di abitanti. E il museo d'arte moderna, a Lissone. Da noi c'è Binario 7, ma De Capitani dove lavora?. Se dovessi citare una manifestazione di buon livello, dovrei far riferimento alla Mostra delle illutrazioni per i bambini, significativa, che però vien lasciata galleggiare nel limbo, senza che possa crescere come merita, con un corollario di inizative diffuse che la sorreggano davvero. La cosa che si fa per i giovani a Monza, a parte le giornate del gran premio, è invitarli a viver fuori.Io temo proprio che a Monza non ci sia un tessuto politico (intendo: portatore di una cultura politica)che pensa a queste cose, e credo di conseguenza che le poche cose buone siano frutto di occasionalità. Qui pensano poco alla città e molto alle proprie tasche. Capisco il tuo impegno, ma mi pare si debba constatare che è da questa situazione che si parte. Anche esempi conme quello del restauro del museo del Duomo rientrano in una dimensione di raro mecenatismo, non di attenzione strutturale.Certo che si deve costruire un futuro diverso: ma come si fa, se nn si rimuovono prima o anche le macerie esistenti? E come si fa a rimuoverle se non segnando anche forti discontinuità? E' un problema di tutta l'Italia, ma in alcuni luoghi è più forte, anche a Monza. ciao
Citazione
 
 
0 #5 Sam 2012-03-14 15:30
Prima degli eventi culturali, dentro e intorno a un luogo come Villa Reale, c'è la cultura urbana propria: IL PANE (il lavoro, l'abitare e il produrre) MA NON SOLO (le relazioni sociali, i modi per stare insieme, suonando, dipingendo, recitando,scriv endo e leggendo per gli altri...).Ecco, se mancano queste due fonti, non c'è cultura. Servirebbe allora un nuovo museo: a passeggiare dentro e intorno Villa Reale, a ospitare manifestazioni, a sviluppare senso di identità e cultura locale, in alternativa agli attrattori metropolitani? Una bella sfida alle metropoli che si fagocitano tutto e indeboliscono il tessuto circostante...
:-)
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