A Vorrei tifiamo per la pace. Vorrei per una Europa dei popoli, non delle banche.

La rivista che Vorrei - Registrazione Tribunale di Monza n. 1927 del 24/9/2008 N° ROC 17857 ISSN 2283-3269 Colophon completo

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Dulcinea

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L’amore vince tutto, tranne sé stesso, perché Don Chisciotte muore senza aver mai abbracciato Dulcinea. E Dulcinea? Canta l’ultima romanza mentre piange davanti allo specchio.

Prologo alla commedia che segue

Cari lettori,

mi sono ispirato al Don Chisciotte di Cervantes per dare voce a Dulcinea che nelle pagine del celebre romanzo è solo un riflesso della follia del cavaliere dalla triste figura. L’autore dice così poco di come potrebbe essere in realtà quella contadina del Toboso da lasciare mano libera a chi voglia inventarla da capo.

La storia della mia Dulcinea è la storia della passione che si accende tra il cavaliere errante e la sua dama, vicenda che resta annichilita nel dualismo tra realtà e finzione perché lei è vera, una soprano palpitante di vita, lui invece è solo un immaginario libresco personaggio.

L’amore diventa così il vero protagonista con le sue tenerezze, le sue lacrime, la sua ambizione di esistere nonostante tutto, magari segregato, come le ultime pagine del Don Chisciotte, Nel cuore di Dulcinea.

L’amore vince tutto, tranne sé stesso, perché Don Chisciotte muore senza aver mai abbracciato Dulcinea. E Dulcinea? Canta l’ultima romanza mentre piange davanti allo specchio.

Adamo Calabrese

 

DULCINEA

Monologo per voce recitante e sospiri

Prima parte

Si apre il sipario

 

Rispettabile pubblico che passi il tempo schiacciando le pulci della tua camicia fammi credito, giura che la mia storia è quella che fa più ridere tra tutte le storie che hai sentito e che dopo le risate c’è posto per qualche singhiozzo e due o tre lagrimucce. E’ la storia della mia vita e della vita di un certo caballero. Un tipo secco, allampanato, strambo, con la testa piena di farfalle. Da parte mia…io sono di famiglia signorile. Mia madre cuoceva la trippa con i fulmini che cadevano nel camino e mio padre scialacquava tutto giocando a tre sette con i più ladri del mercato. Io! Io ho studiato musica, sissignori: teatro di Salamanca, in via del topo, dietro il tribunale. E canto da soprano. Oh sì, soprano di prima fila! Lui, el senor Don Chisciotte, caballero dalla triste figura…lui è nato in prigione a Castro del Rio, in pieno inverno, da cui i geloni sui piedi. No, mi sbaglio, è nato nelle prigioni di Siviglia, in piena estate, come depone la sua testa calda. In ogni caso le più moschifere prigioni del Re: spifferi, scorribande di topi, cigolii di porte. In piena notte sinistri rumori. Chi è? Chi va là? Nessuno? Ho detto chi va là! La morte? La fortuna? La luna di traverso? Silenzio! Silenzio e buio pesto nelle reali prigioni di Siviglia.

Lui, el senor Don Chiscotte è uomo balzano. Parla con la propria ombra, si saluta quando si vede allo specchio. Quando si mette in cammino, per qualche giorno sparisce. Nessuno sa dove sia. Chi l’ha visto? L’hanno visto nei mercati rovistare sulle bancarelle dei libri. Libri, proprio libri. La sua casa è piena di libri. E che libri! Vecchi scartafacci di cavalleria. Letti e straletti, unti e bisunti, popolati di tarli che rosicchiano le pagine e ingrassano con l’inchiostro sbiadito. Una mattina si sveglia col ghiribizzo della cavalleria. Si sporge dalla finestra e grida: “Basta ingiustizie, basta torti. Sarò il più errante dei cavalieri erranti. Guai ai malfattori, ai maghi, ai giganti…guai agli attori girovaghi!” Chissà perché ce l’ha con gli attori, dopo le pulci sono la razza più nobile del mondo. “Guai, guai, guai a loro!” Racimola una corazza arrugginita, uno scudo di cartapesta, una lancia spuntata. Strappa dalla stalla il suo vecchio cavallo. “Da adesso in poi e per sempre tu sarai ronzinante.” Il quadrupede non capisce, vorrebbe spiegazioni, ma non ha letto nessun libro di cavalleria. “Non saprei…” dice. Poi si rassegna. Don Chisciotte monta in sella, imbocca lo stradone, scruta l’orizzonte in cerca del primo torto da raddrizzare. D’improvviso un dubbio. Si ferma. Il dubbio diventa una montagna. Non può andare avanti. La dama? La donna alla quale dedicare ogni avventura. Lui non ha la regina del cuore. Tutti i cavalieri erranti hanno una dama e lui niente. Si china sulle orecchie di Ronzinante. Confabulano. “Quella no, quell’altra neanche…” Finalmente un lampo:Dulcinea, Dulcinea del Toboso.” Sono stata scelta da un matto e dal suo cavallo.

Chi sono io? Indiscreta domanda. E voi, gente del rispettabile pubblico, chi siete? Non voglio saperlo, in teatro tutti sono nessuno e nessuno è uno, men che meno due, o mille. In certi teatri, a luna piena, siamo centomila! In ogni modo vi dirò qualcosa di me, perché il signor Miguel de Cervantes Saavedra, che mi ha inventata, non si è sprecato. Comincerò col raccontarvi che quando passo per strada gli uomini si voltano e bisbigliano: “Dulcinea. Chi è? Cosa fa? Come si veste?, Ssst, parlate piano. “come si sveste” Io mi giro e li fulmino. Come mi svesto? Davanti allo specchio. Mi giro di qua, mi giro di là…Specchio, spione cosa sbirci? Ti spacco la faccia con questo zoccolo. Dio mio, sei andato in mille pezzi! Adesso mi guardi con mille occhi. Specchio, mio specchio chi è la più bella del Toboso? I ritagli dello specchio tacciono come mosche stecchite. Davanti alla mia casa il ciliegio. Albero bell’albero, chi è la più bella del Toboso? Le ciliegie cadono una dopo l’altra come sospiri nella notte. Lo so da me chi sono io. Sono bella? E’ bella la luna? La luna che cammina sui tetti? Luna non fare la gatta! Che m’importa! Io sono bella per lui, il Cavaliere dalla triste figura, el senor Don Chisciotte. Mi sono rivestita di carta, pagine di libri, fogli di quaderni. Mi sono rivestita con lui, per lui, di lui. Lui che si consuma sui libri. Lui che brucia le notti leggendo, rileggendo, andando a capo, voltando pagina, bagnandosi l’indice con la lingua per voltare pagina più in fretta, finché non si è stampato tutto nella mente. Cosa legge? La summa della cavalleria errante sottoscritta dal Cid Ruy Diaz, da Palmerino d’Inghilterra, da Amadigi di Gaula, dal prete e dal barbiere dello stesso paese dove vive lui. Paese? Pueblo? No, non cercate di sapere di quale paese si tratti. E’ un paese della Mancia e basta. Ma un indizio, un particolare…nada de nada. Non si sa che paese sia! In ogni modo è un paese che tutti sanno: campanile, lavatoio, albero della cuccagna, forca, camposanto. A due passi dal camposanto vive lui, il cavaliere dalla triste figura. Cioè, in realtà non vive, sogna. Ed io, io stessa cosa faccio? Vivo forse? Io stessa sogno. Sogno, sogno, sogno…albero bell’albero chi è la più bella del Toboso.

Cala il sipario

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Gli autori di Vorrei
Adamo Calabrese
Collaboratore

È scrittore, autore di teatro e illustratore di libri. Ha pubblicato il romanzo "Il libro del Re" con Einaudi, i racconti "L'anniversario della neve" e "La cenere dei fulmni" con Albatros, i racconti "Paese remoto" con Joker. Ha illustrato "Il Profeta" di Gibran con Joker e "Le poesie" di Pascutto e i "Proverbi milanesi" con Graphot. I suoi ultimi lavori teatrali hanno messo in scena opere di Brecht, Joyce, Iacopone e San Francesco. Scrive e disegna per il quotidiano di Lodi "Il cittadino" e per le riviste "Vorrei" di Monza e "Odissea" di Milano.

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