A Vorrei tifiamo per la pace. Vorrei per una Europa dei popoli, non delle banche.

La rivista che Vorrei - Registrazione Tribunale di Monza n. 1927 del 24/9/2008 N° ROC 17857 ISSN 2283-3269 Colophon completo

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Intervista a Mario Cresci «Stare tra le persone, fermarsi nei luoghi»

Culture ~ Marco Cacciatore

Intervista a Mario Cresci «Stare tra le persone, fermarsi nei luoghi»

Un maestro della fotografia e del design contemporaneo. Il Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo ospita fino al 6 settembre 2015 la sua mostra Racconti privati. Interni 1967 – 1978, una selezione del consistente lavoro di indagine sul territorio realizzato da Cresci in quegli anni tra la Basilicata e Barbarano Romano

 Tutti parlano di cultura, nessuno parla di cultura

Culture ~ Antonio Cornacchia

Tutti parlano di cultura, nessuno parla di cultura

  Il convegno voluto dall’associazione “Consulta di Monza e della Brianza per la cultura e i beni culturali” e da Confindustria MB con il titolo “Cultura. Nuovo fattore produttivo per Monza e Brianza”. Profit, non profit, valorizzazione, patrimonio, turismo, mecenatismo, sponsor… Troppi bersagli per un colpo solo?

Electric Run, lo scoiattolo rosso e il Gran Tour

Ambiente ~ Giacomo Correale Santacroce

Electric Run, lo scoiattolo rosso e il Gran Tour

Fra iniziative ed eventi, le strategie per il Parco di Monza. La teoria del "In fondo, che c'è di male?" inesorabilmente  porta al degrado permanente e progressivo  dell'ambiente, della cultura, dell’identità e dell’immagine di persone e luoghi.

Eat & Ride Tour ai Mulini Asciutti

Ambiente ~ Pino Timpani

Eat & Ride Tour ai Mulini Asciutti

Una domenica al mese, da aprile ad ottobre, Monza Bike Friendly propone un itinerario ciclo-gastronomico nel Parco di Monza

Biennale Giovani 2015. Monza sempre più città d'arte

Culture ~ Antonio Cornacchia

Biennale Giovani 2015. Monza sempre più città d'arte

   Aperta fino al 28 giugno l'edizione 2015 della Biennale Giovani presso l'Arengario. 30 artisti, 5 critici e una città che sta cambiando pelle

Valerio D'Ippolito: Libera, la ndrangheta e la Brianza felix

Persone ~ Romano Bonifacci

Valerio D'Ippolito: Libera, la ndrangheta e la Brianza felix

Intervista al presidente di Libera Monza e Brianza «Una locale della ndrangheta su 4, al Nord è qui vicino. Le retate di polizia e carabinieri sono la conferma di questo primato, altro che Brianza felix»

Il viaggio leggero di Timbuktu

Culture ~ Roberto Rampi

Il viaggio leggero di Timbuktu

  Un film di Abderrahmane Sissako. Altro che scontro di civiltà, altro che modernità contro barbarie. I frutti perversi dell'emarginazione e della sottocultura europea

Share Maker Space Cusano:  condivisione di idee oltre che di spazi

Lavori ~ Marco Caruso

Share Maker Space Cusano: condivisione di idee oltre che di spazi

Condivisione di spazi, ma soprattutto condivisione di idee e prospettive. Raccontiamo la storia di Roberto Befera e del suo "Share Maker Space" di Cusano Milanino: da un'impresa tessile in chiusura ad uno spazio condiviso con attività artigiane e giovani laureati.

E se i matti fossimo noi?

Persone ~ Valentina Selini

E se i matti fossimo noi?

A Renate “Follemente”, una rassegna dedicata alla salute mentale: musica, film, laboratori e mostre

Le tre Liberazioni di Egeo Mantovani

Persone ~ Pino Timpani

Le tre Liberazioni di Egeo Mantovani

Speciale 70° della Liberazione. Egeo Mantovani, 93 anni, presidente onorario dell'Anpi di Monza e Brianza. Una vita passata a resistere alla guerra e al fascismo: da soldato, da lavoratore e infine da pensionato con l'impegno culturale

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Un grande silenzio

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“Tu dov’eri?” “In guerra.” “E tu?” “Ti cercavo da un campo di prigionia alll’altro.” Meno male che la vita ricomincia.

Dopo la morte di mio fratello Apollo, Dio aveva tolto la mano dalla nostra casa e aveva posto il silenzio sulla bocca di mia madre. Lei non parlava più se non a cenni. “Fai il segno della Croce.” Avrebbe voluto dirmi, ma stava zitta e con il dito tracciava una croce sul tavolo. “Lavati i denti.” e mi mostrava i suoi denti, uno incapsulato d’argento. “Ripassa la lezione.” e fingeva di picchiarsi in testa per mostrare che io ero una zucca e dovevo studiare per diventare grande. Per il resto si chinava sul proprio lavoro e cuciva, cuciva, cuciva senza badare all’ago che le trafiggeva le dita e, in senso lato, il cuore (Mater dolorosa: in chiesa c’era un quadro dove la Madonna teneva in mano il proprio cuore su cui erano puntati degli spilli). Mio padre copiava da lei, invece di parlare rimuginava. Nell’angolo della cucina, a bassissima voce, mi raccontava storie incredibili, tipo quella di Annibale che aveva passato le Alpi con gli elefanti. Poi, con le mani dietro la schiena, andava su e giù per la casa guardando i muri come se da loro si aspettasse la grazia della resurrezione di mio fratello. Ma  i muri non facevano miracoli, anche loro stavano zitti. C’era troppo silenzio nella nostra casa! Non ne potevo più e quando stavo per schiattare mi buttavo in qualche improvviso fracasso. A martellate piantavo chiodi nello sgabello di legno su cui mio padre saliva per prendere i libri sull’ultimo ripiano della credenza. Tac tac tac…! Piantavo chiodi con un fragore da fabbro, chiodi di ogni misura, da quelli corti che conficcavo nel legno con una  sola martellata a quelli più lunghi che necessitavano almeno quattro o cinque colpi. Mia madre restava con l’ago sospeso, mio padre si irrigidiva davanti al muro, il rubinetto del lavandino non gocciava più, gli scarafaggi che invadevano la nostra cucina risalendo la tubazione di scarico del lavandino facevano dietro front. Finalmente mia madre si ricordava, oltre del  figlio defunto,  anche di me  e mio padre. Ci chiamava con un cenno e quando eravamo alla sua portata allungava le braccia come ali e con quelle ali ci stringeva  fino a toglierci il respiro. Con il poco fiato che restava i miei genitori parlavano: della tessera annonaria, del carbone che non c’era più, ma  c’erano mattonelle di paglia pressata che facevano fumo e basta. Soprattutto discutevano del mio futuro. Profetizzavano gli studi che avrei dovuto seguire. Mio padre propendeva per farmi studiare da maestro, mia madre da chimico. Io non ero interpellato. Nel mio intimo mi sarebbe piaciuto fare il cercatore d’oro come racconta Jack London nei suoi romanzi. Comunque mi bastava che fossimo abbracciati e che i miei genitori parlassero: pissi pissi e pissi pissi…  “Fratello Apollo” dicevo dentro di me “ fai che il silenzio se ne vada dalla nostra casa.” Finalmente mio fratello mi ascoltò. Era una domenica di giugno e come ogni festività  andavamo al cimitero. Era proprio estate nel senso di formose nuvole nel cielo azzurro e di profumo di erba dappertutto. Il cimitero era bellissimo: un giardino con una moltitudine di statue di angeli in mezzo ai fiori. Mio fratello non aveva l’angelo, sarebbe costato troppo, c’era solo la sua foto sulla lapide, una foto dove lui rideva, rideva come un matto, mentre mia madre davanti a quella foto si mangiava il fazzoletto per soffocare i singhiozzi. Mio padre aveva cominciato a strappare  le erbe spuntate tra i sassolini bianchi della ghiaia, mia madre passava lo straccio sulla lapide e un fazzolettino pulito sulla fotografia. Io dovevo togliere i fiori appassiti del cespuglio di rose sulla tomba. Allungo la mano, strappo un fiore secco..., non faccio in tempo a scostarmi che un’improvvisa nube viva e fremente sobbalza dal cespuglio.. Forse grilli, maggiolini, farfalle, api, creature alate che insieme si mescolano in un ronzio sterminato che si propaga alle tombe vicine in modo che l’aria si riempie di una vitalità mai vista. Io penso che sia la replica della creazione del mondo. Mio fratello è in mezzo a quel turbine: agita le braccia, grida, aizza  quel palpitare, frinire, volare verso il cielo dove le nuvole sembrano un consesso di opulenti matrone che filano, poi fanno la calza, poi chiacchierano, poi diventano mucche, poi balene, poi castelli, poi, poi… mi gira la testa e credo di volare. I miei genitori  sono basiti, ma non per molto. Prima si scuote mia madre, poi si scrolla mio padre che si butta nelle braccia di lei e lei lo riceve a braccia aperte. Finalmente ritrovati  dopo tanto tempo, persi chissà dove: “Tu dov’eri?” “In guerra.” “E tu?” “Ti cercavo da un campo di prigionia alll’altro.” Meno male che la vita ricomincia. che loro si accarezzano, che mia madre toglie qualche bruscolo dalla camicia di mio padre e che lui è felice. Parlano, parlano del mio futuro. Discutono, insistono, negano: “Sarà un maestro!” “No, sarà un chimico!” “Maestro!” “Chimico!”. Sono ad un soffio dal litigio pur continuando a restare abbracciati. Per fortuna interviene mio fratello: “Sarà un maestro chimico!”. Così è stato. A tempo debito mi sono  iscritto all’istituto di chimica industriale Ettore Molinari in piazza Vetra a Milano e nello stesso tempo ho cominciato ad imparare a memoria la Divina Commedia, che tutt’ora conosco a menadito, caso mai si presentasse l’occasione di fare il maestro, anche come supplente, anche in una scuola di montagna dove d’inverno la neve sigilla le strade così sarei costretto a mangiare e dormire nello sgabuzzino dei bidelli dove nessuno verrebbe a  distogliermi dai romanzi di Jack London. Nessun rumore nella scuola deserta! Un grande silenzio.

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Gli autori di Vorrei
Adamo Calabrese
Collaboratore

È scrittore, autore di teatro e illustratore di libri. Ha pubblicato il romanzo "Il libro del Re" con Einaudi, i racconti "L'anniversario della neve" e "La cenere dei fulmni" con Albatros, i racconti "Paese remoto" con Joker. Ha illustrato "Il Profeta" di Gibran con Joker e "Le poesie" di Pascutto e i "Proverbi milanesi" con Graphot. I suoi ultimi lavori teatrali hanno messo in scena opere di Brecht, Joyce, Iacopone e San Francesco. Scrive e disegna per il quotidiano di Lodi "Il cittadino" e per le riviste "Vorrei" di Monza e "Odissea" di Milano.

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