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Lo zar di odessa

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Ofelia sbaglia treno e finisce a Parigi,
dove non è mai stata e non conosce nessuno e nessuno le dà retta

Brughel, il violinista, resta disteso davanti al “Teatro dello Zar” di Odessa fino alle calende greche, quando finalmente smette di nevicare. Ma nessuna traccia di Anna Ofelia che invece di uscire dalla porta girevole sul davanti del teatro scappa dalla porta del mezzanino, irata contro l’ impresario che, ligio a Shakespeare, fa morire Ofelia precipitandola nel fiume. Lei avrebbe in mente un altro finale: Ofelia sbaglia treno e finisce a Parigi, dove non è mai stata e non conosce nessuno e nessuno le dà retta mentre alla Gare de Lyon chiede ai passanti una scrittura, comunque essa sia, per non morire di freddo in fondo a un binario morto. E’ l’alba quando il signor Brughel si rialza con un metro di neve sopra il cappello. Bianco come gli Urali d’inverno, il violinista vaga cercando un caffè bollente, ma ogni bistrot è ancora chiuso finchè incontra un’anima viva che va contro vento dentro la tramontana fitta di aghi di ghiaccio. Andando alla cieca sbatte addosso al signor Brughel. Pardon! Pardon! Si inchinano l’un all’altro, si riveriscono, si rifugiano dietro un albero dove il vento li lascia parlare senza mozzare le parole di bocca. L’anima viva tira fuori un diploma. Il signor Brughel resta di stucco: gli sta dinanzi il chimico Dimitrij Ivanovic Mendeleev, di cui a pagina millecinquecento dell’Enciclopedia Britannica, niente di meno che il padre del “Sistema periodico degli elementi”, cioè ogni atomo al suo posto, dal più leggero al più pesante: paglia, carta, cartone,tegole,mattoni, ferro, rame, stagno, piombo… Il Mendeleev si lamenta: “Nessuno mi ascolta, quando arrivo al piombo mi chiudono la bocca e non vogliono sapere cosa viene dopo.” il violinista tituba : ” Dopo il piombo…?” Il Mendellev si guarda intorno. Odessa è deserta, nessun passo, nessun pissi pissi, anche le fontane sono mute per gli zampilli diventati ghiaccio. Il chimico fa segno al violinista che si accosti di più, poi alza l’indice e il signor Brughel chiude gli occhi : “La morte! Dopo il piombo tetravalente la morte!!!” Si è ghiacciata anche la luna, ma il Mendeleev si è liberato dal peso che gli opprimeva il cuore; la morte non è più un atomo segreto in fondo alla scala periodica degli elementi. Il chimico grida a tutta la città di Odessa: “La morte! Dopo il piombo tetravalente la morteee…!” Si spalanca il balcone della reggia e appare il vecchio Zar con la pistola in pugno. “Chi chiama la morte?” Il sovrano è malato, pallido, le borse sotto gli occhi, la lingua sporca, la giubba pataccata di brodo per la mano che trema al cucchiaio. Vede poco, ma inforca l’occhiale e squadra due ombre nella piazza: chirurghi della Sorboma con la diagnosi stampata in faccia: ulcera perforata! Lo Zar solleva il cane del revolver, prende la mira e spara addosso ai due negromanti con frenetico tirassegno: patapum,patapum,patapum: per fortuna la Madonna stende la mano sopra i bersagli prendendo lei i colpi nel suo cuore già piagato...Maria Vergine! Il Mendeleev starnuta nella polvere di zolfo ma prima di soffocare caccia un grido e nella tromba del rauco ingiunge: “Guai a chi non sa, o peggio non vuol sapere!” Lo Zar non spara più, il gracchio del Mendeleev ha grippato il tamburo della Colt. “Sapere o non sapere? Lo Zar sputa una bava gastrica: ”Lo so! Ulcera perforata!” Il sovrano rinfodera la pistola: addio all’amore, alla gloria, alla giovinezza, ai cieli sereni, alle notti stellate, rien ne va plus, la morte, las muerte, nada de nada. L’ulcerico fa dietro front, lascia la terrazza, ritorna nel palazzo dove la corte lo aspetta muta, gli occhi spalancati, le mani strette ai fazzoletti lacrimati. “ Cosa c’è ?” sussurra il Maggior Domo. Lo Zar trincia l’aria. ” Rien, rien…” “ Come, rien…?” “ Rien absolute!” e con l’indice a fil di ferro comanda il lume che lo accompagni a letto. “Ma è presto, non si è neppure cenato...” Lo Zar batte il piede e subito avanza il lucifero col moccolo già acceso. “ Buona notte, sua maestà…” Sussurra la corte, ma la sua maestà neppure si volta. Vanno. Davanti il lucifero e dietro il sovrano a barcollanti passi lungo i corridoi che si diramano verso la reale stanza da letto. Vanno. lo Zar con la mano sul petto, dove l’ulcera gastrica ha rialzato la testa, il lucifero con la mano che brucia sotto i goccioloni della cera rovente. Passano trofei di caccia irti di corna. Passano cucine fumanti, padelle lucenti, sacchi di spezie. Passano sartorie fruscianti, taffettà, damaschi, merletti. Passano osservatori astronomici, copisterie di libri apocrifi, musei di cere. Il lucifero e il vecchio non si fermano, neppure uno sguardo in tralice a ciò che passa. Tutto passa! Vanno adagio, lenti alle svolte, tardi ai rintocchi delle pendole che segnano il tempo definitivo. Vanno lungo corridoi sempre più stretti, dove più ombre si addensano e meno luce balugina dallo stoppino. Passano le colonne d’Ercole, passano l’Acheronte ma la camera da letto del sovrano è oltre, in fondo a tutte le altre chambres, oltre le stanze nuziali e battesimali, tanto in fondo che lo Zar non regge più, si appoggia al muro, piano piano scivola a terra e resta là, bocconi sul pavimento, premendo la mano sul petto dove l’ulcera gastrica è ormai giunta al cuore: Ora pro nobis. Il lucifero soffia sul lume e tutto è buio. Amen. Dopo il piombo tetravalente, las muerte!

Bibliografia:
Dimitrij Ivanovic Mendeleev Il sistema periodico degli elementi. Pietroburgo, 1871
5527
25 dicembre 2008

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