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Musica, musica nella birreria di Odessa!

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Il chimico scuote la testa mentre il violinista
si cala il cappello sugli occhi e furtivamente sguscia via.

E

salato lo Zar di Odessa il regno sprofonda nel lutto: sugli alberi solo uccelli notturni. Sui tetti  gatti neri. Sui muri proclami dolenti: “ Requiem, requiem, requiem!â€. Dappertutto chiuse le finestre, sbarrate le porte, rese cieche le insegne di biblioteche, musei, case delle aste.  Tutte le mescite private di licenza, tranne la birreria Hof, imparentata con il ministero dell’Alta Marea, per la quale l’ufficio del registro ha emanato un’ordinanza per la sospensione dei battenti chiusi, purchè l’apertura sia al massimo due spanne, giusto per intrufolarsi dentro senza dare nell’occhio. Storico luogo la birreria Hof, sul molo vecchio del porto, dove i marinai giunti trafelati dalle rotte più estreme si riversano come uragani cercando la felicità che non hanno trovato in mare aperto: Jeanne Antoinette Poisson Pompadour où est tu? Pompadour di diversi pesi e misure aspettano zelanti  nelle mezze luci della Bierstube dove il violinista signor Brughel ed il chimico signor Mendeleev sono stati assunti quali tuttofare. Il musicista suona nel parterre mentre lo scienziato si inchina ai clienti nel ricevere i loro cappelli e paletots: di qua, prego di qua…e di qua! Su divani di velluto rosso il signor Hof e la signora Hoffe mettono in mostra le loro amoureuses di buona stazza. Basta scegliere e lasciare due kopeki nel piattino sul banco del bureau. I marinai sono prestissimi: un’occhiata e si caricano in spalla la demoiselle arrampicandosi gagliardi verso i boudoirs del piano di sopra. Il violinista dietro, a rispettosa distanza, per suonare  fuori dalle camerine mentre dentro ribolle il putiferio degli strepiti e dei sospiri. Il signor Brughel suona senza ascoltare la baraonda: che gli importa dei sentimenti altrui? Lui suona per AnnaOfelia. Ma lei chissà dov’è? Tanto lontana che la musica appassisce nel cuore del signor Brughel.  Dentro i camerini insorge la protesta: “Perché hai smesso? Senza  musica non possiamo andare avanti!†“Avanti dove?†“Nella Terra del fuoco!†E dietro le porte le signorine ridono come gazze: “Fuego, fuego…†Il signor Brughel si rassegna e riprende a suonare. Suona fino all’alba quando lui e il Mendeleev hanno libera uscita perché i marinai russano e le madame si ripitturano davanti agli specchi e tra un rossetto e l’altro danno voce alle comari delle stanze limitrofe congratulandosi per le prestanze e i ghiribizzi dati e ricevuti per due kopeki.  Sorge un nuovo giorno, i due vanno per la città nella nebbia soffice e gentile chiedendosi che cosa è mai la vita. Nessuna risposta! A Odessa non c’è nessuna risposta perché alla fine del mondo è inutile fare domande. Quando sono stanchi morti tornano alla birreria per rifugiarsi sotto un tavolo e consolarsi con qualche  birra. Bevono e sognano. Il signor Brughel sogna che il prefetto della sua città gli ha scritto di proprio pugno:†Deh! Torna , è tornata anche AnnaOfelia e tu suonerai con lei  sul palco del Teatro Comunale.†“Suonare con lei?†“Si, signoreâ€! “Che cosa?†“L’Amleto.†“L’Amleto?†“L’Amleto di Guglielmo Shakespeare.†Lui, il signor Brughel, appellato direttamente dal prefetto con tanto di timbro e ceralacca impressa da aquila bifronte, un becco di qua, l’altro di là, gli occhi aguzzi a scovare lui dovunque sia, fin sotto il tavolo della birreria Hof. “Presente!†Il signor Brughel mette una mano sul petto: “Son qua! Torno subito.†E già si vede nella sua città, nel Teatro Comunale  circondato da secolari platani, albergo di giovanili uccelli, con la voglia matta di cantare i loro versi. “Calma, calma,ciascuno al proprio posto, ciascuno senza spingere, sono io il violino, altro che merli e tremacoda, voi tra le frasche ed io sul palco! Io rasato di fresco, impomatato, il gilet abbottonato da cima a fondo, la camicia stirata, le scarpe affittate per l’occasione…Io violino di spalla di AnnaOfelia nell’ Amleto di Guglielmo Shakespeare!  Mendeleev, vado via!†Il chimico  non capisce. “Via per sempre!Torno a casa, al Teatro Comunale. AnnaOfelia mi aspetta. Brindiamo Mendeleev, brindiamo al nostro addio†Quanta birra quella notte. Una montagna di Pilsen per i due amici accucciati sotto il tavolo, celati dalla discreta tovaglia che tocca terra. Il signor Brughel non perde tempo, sui due piedi improvvisa tutta la musica dell’Amleto: l’ouverture dello spettro, l’allegro per la morte di Polonio, il pianissimo per la pazzia di Ofelia, il gran finale del quinto atto. Suona come un fiume in piena mentre i clienti sollevano curiosi il drappo: “Cosa c’è qua sotto?†“Un melodramma.†“A pagamento?†“Jamais è tutto gratis†“E’ gratis!†e gli avventori si calano sotto il tavolo: “ E’ gratis veramente?†“ Mais ouì!†Che festa d’addio intanto che fuori nevica nel cuore dell’inverno, il ventinove di gennaio, primo giorno della merla e genetliaco  del signor Brughel, con montagne di ghiaccio che si staccano dalla luna e precipitano sugli Urali innalzando ancor di più quelle cime altezzose. Musica fino all’alba, fino al chiaro mattino della città coperta di neve fresca, nel profumo di caffè appena tostato e di ciambelle sfornate da poco. “Dimitri Ivanovic ti ricorderai di me?†Il chimico scuote la testa mentre il violinista si cala il cappello sugli occhi e furtivamente sguscia via. Via, via, lontano dalla fine del mondo, di ritorno a casa per un sogno trasfigurato in  realtà: AnnaOfeliaaaaaa….!

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Bibliografia
Luigi Boccherini. L’Amleto di Shakespeare per soli violino e soprano. Madrid, 1787

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