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Buio fitto nell'arcialbergo di Versailles

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Il signor Brughel si mette in viaggio per tornare a casa.

 

Il signor Brughel si mette in viaggio per tornare a casa. Cammina, cammina, passa la Vistola, passa il Danubio, passa il Reno, in vista della Senna gli pare d'esser sulla strada giusta invece s'imbatte in lampi e tuoni scoppiati da una battaglia campale. Da una parte krukki dall'altra franzosi e in mezzo artigiani e contadini grigi di cenere e spaventati a morte. Le truppe si battono dalla mattina alla sera, senza prender fiato (la zuffa è su tutti i libri di storia). Quando cala il sole squillano le ritirate. Il signor Brughel l'ha scampata bella.
Ricorda un colpo di spingarda a un palmo dal suo naso. Lui si è tappato le orecchie e chiuso gli occhi: fuoco e rinculo. Quando riapre gli occhi solo polveroni in fondo all'orizzonte. I krukkhi scappano di qua e i franzosi di là. Generali in spalla ad ufficiali, cavalieri in sette sopra un cavallo, fanti che ruzzolano verso casa con ogni ingegno: dentro botti che rotolano, appesi a poiane che volano alto. I fanti chiamano a squarciagola le loro baldracche già in piedi sui tetti con le sottane alzate: "Mia serratura, mia fiasca, mia scodella!!!" E quelle streghe a ribattere :"Mio cavatappi, mio grimaldello, mio orologio a cucù!!!" E colei che sul camino sta più in alto per avvistare prima il suo giovane, si volta di poppa da far inciampare i rompicolli alla beata vista dei suoi quarti opimi. Beati loro! Invece il signor Brughel è perso, non sa dove andare. Linke o droite?  Dov'è la Valtellina, la strada per Colico...? Un corvaccio gli cala tra i piedi. Il signor Brughel lo interroga quello replica: "Cra,cra, ..." Come ? "Cra..." il signor Brughel gli tira un sasso. L'uccello scappa e lui dietro. "Cra,cra,cra..." da un folto a un altro folto, a salti e svolazzi e lui dietro. Infine il corvo sparisce nelle prime ombre della sera. Il signor Brughel è smarrito.Tutto intorno campi dove fiata la nebbia. Alberi mai visti. Sembrano robinie, ma non sono robinie della Valtellina. Carrube, ma non sono carrube di Colico. Ravizzone, ma non è ravizzone di Lecco. Dappertutto relitti: covoni bruciati, masserizie sfondate, stoviglie in briciole. Ormai è scuro e dalla caligine spunta un lanzo curvo sotto i beni che ha rapinato: trumeau, petineuse, gabbie per uccelli, trappole per topi. "Deo gratia, dove si va per Colico?" L'altro non capisce. Che sia un tedesco? "Koliken...?" "Nein Koliken..." E' proprio un krukko scompagnato dalla sua truppa che cerca di tornare in Germania, nel Wuttemberg, per conto proprio, lui e tutta la roba sulla groppa che non mollerà per tutti i santi. "Adieu..." " Auf Wiedersehen..." Il signor Brughel scantona dentro un buio più fitto. Va a tentoni finchè un fabbrica irta di camini gli si para davanti. Un moccolo fuma sotto l'insegna : "Arcialbergo" Il signor Brughel tossisce davanti alla porta chiusa. Rispondono: "Chi è là?" "Magister violinis"  "Franzosen?" Il signor Brughel tituba :" Nein franzosen..." "Nein franzosen? L'auberge est serrè" Il signor Brughel conta i soldi che ha in tasca :" Dix francs." "No bueno." "Quinze" "Merde." "Vingt francs." Silenzio, poi parlottare di un vocione che questiona  con la sua donna: "Fare entrare uno che ha venti franchi, o no?" Nel barbuglio s'intrufola un gatto che  bestemmia. Il signor Brughel è impaziente: "Donc?" Finalmente :" Mui bien! Vingt francs! L'auberge est serrè ma tu salta dentro dal camino." Il signor Brughel s'arrampica sul tetto, si cala in un gola e vien giù dalla fuliggine in mezzo a una combutta che gioca a scala quaranta con il coltello tra i denti. "Où je suis?" "A Versailles!" "Versailles?" "Oui monsieur! Versailles, chez le palais del re Sole, le roi Soleil" Il signor Brughel stenta a credere ma ha troppa fame per domandare di più. " "Quelque chose pour manger?" L'oste passa lo straccio sopra  un tavolaccio ingombro di zampe di gallina e cotiche fredde. Il Signor Brughel comanda due dita di vino. Gli portano una pinta d'aceto. L'oste beve con lui :"Santè!" "Trinken!" "Du fromage" "Bien sure!" Arriva un taleggio che si scioglie nel piatto e dentro lo sciolto annaspa una mosca che annega. Il signor Brughel la salva sulla punta del coltello e la mosca sospira a pancia all'aria sullo spigolo del tavolo. Povera diavola! D'improvviso i giocatori buttano le carte per aria. Nel mazzo sono saltati fuori tre assi di picche. I bari urlano, si prendono per il collo. Brillano lame. L'oste spara una archibugiata e il gioco torna quieto mentre una pioggia di calcinacci vien giù dai muri. Sbafata la mensa il signor Brughel sbadiglia. : "Coucher?"  "Là bas!" Il signor Brughel brancola lungo il corridoio delle chambres à nuit. Cigolii di brande, sospiri, "Je vous en prie...", "Encore, ancore..." , "Oh là,là..." Dietro altre porte pater noster, farfugli di chi sogna a voce alta e russare, russare di tromba, russare di tamburo, russare di porta che cigola e di spiffero che fischia. Finalmente un uscio muto. Il signor Brughel spinge. L'anta si apre in un tafferuglio di topi che fuggono e gatti che soffiano. C'è un letto sfondato, uno specchio rotto, una salvietta bisunta, un saponaccio con la sgraffigna di chissà quale mano. Intorno muri firmati da chiodi, scarabocchiati da rossetti. Sulla testata del letto una calligrafia con tre punti esclamativi "AnnaOfelia à couchè ici!!!" Al signor Brughel si ferma il cuore. Non vede più, gli si fiaccano le gambe, inciampa, si accascia . Sta per morire? Non ancora, poco per volta rinasce.  Vede, vede male, ma  vede: "AnnaOfelia à couchè ici!!!"

Bibliografia
Francois-Renè de Chateaubriand.  La battaglia di Versailles. Parigi, 1838

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