| Mondo precario |
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| Di Emanuela Beacco |
| Venerdì 01 Agosto 2008 |
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D onatella è una precaria, una di quelle donne (neppure tanto ragazzine … trentotto anni suonati) clienti abituali delle agenzie di lavoro interinale. Il suo ultimo contratto “a termine” è scaduto qualche settimana fa. Era stata assunta dalla XXX S.p.A., con mansioni operative per far fronte “… ad un incremento di attività”, o almeno così recitava il suo contratto.Lella, come la chiamano gli amici, sa fin troppo bene che alla XXX non esisteva nessun “incremento di attività …” temporaneo che giustificasse l'apposizione di “un termine” alla sua assunzione. È la solita furbata all’italiana: le imprese utilizzano la generica formula “incremento di attività.." o "necessità di una copertura di posti .. ( che rimangono perennemente vacanti) per assenze temporanee" o “temporanee esigenze organizzative, tecniche o produttive” per eludere la normativa, giustificare l’uso di precari, cioè di lavoratori con contratti a termine ed evitare assunzioni a tempo indeterminato. E’ una forma bella e buona di sfruttamento: sei ricattabile, se vuoi sperare nel rinnovo del contratto alla sua scadenza non devi avanzare troppe pretese. Insomma, come si dice dalle mie parti, devi “star schiscio”. Donatella questa volta, però, si è proprio stancata della vita da "precaria incallita” che le impedisce di pensare al futuro. Non può sposarsi, né avere quel figlio che tanto desidera. E poi – come le ricorda sempre Luca - l’orologio biologico corre... Si è già rivolta ad un avvocato, che le ha spiegato che la legge non consente al datore di lavoro di assumere “dipendenti a tempo” per far fronte a delle esigenze aziendali permanenti. Se ciò succede, il Giudice può dichiarare il termine previsto nel contratto non valido, cioè può considerarlo "come non apposto " e quindi stabilire che il contratto è, di fatto, a tempo indeterminato. Se il Tribunale le darà ragione, la sua dittà dovrà ripristinare il suo rapporto di lavoro e anche pagarle le retribuzioni maturate con gli interessi. Carlo e Gaia , gli amici di una vita, hanno già fatto causa ai loro titolari. Carlo dopo la sentenza del Giudice, nel 2006, è stato subito reintegrato con un contratto a tempo indeterminato. Ma ahimè i sogni di Lella, di Gaia e degli altri precari sono destinati ad andare in frantumi a causa dell’inattesa legge di cui, in questi giorni, hanno tanto parlato i giornali: la norma anti precari. La norma crea, poi, un'evidente discriminazione tra lavoratori. Il testo proposto prevede, infatti, che la nuova disposizione si applichi solo ai giudizi in corso. Che vuol dire? Questo: Carlo è a posto, ma a Gaia sarà riservato un diverso trattamento, solo perchè - per colpe non sue - è ancora attivo il suo procedimento. Pubblicato con il titolo "Lella e la norma anti-precari: una storia di Italiana follia" sul blog di Emanuela Beacco. |











