Home Lavori Lavori Anche il mobile brianzolo tifa per la Russia
Anche il mobile brianzolo tifa per la Russia Stampa E-mail
Di Carlo Arcari   
Venerdì 12 Settembre 2008

200809-mobili.jpg

L’Italia di Berlusconi è molto amica della Russia di Putin, ma non perché, come qualcuno pensa, il presidente del Consiglio è molto amico e probabilmente socio in affari con lo Zar del Cremlino, o perché il petrolio e il gas russo ci servono e non possiamo permetterci di litigare con Mosca. Le ragioni sono altre e gli interessi molto più diffusi e tangibili di quel che appare.
Da due anni almeno la Federazione Russa ha preso il posto degli Stati Uniti come mercato di sbocco per molti dei distretti industriali che costituiscono l’ossatura della nostra economia diffusa. Il distretto brianzolo del mobile ad esempio, considera oggi la Russia come uno dei suoi più importanti partner commerciali, il terzo dopo Francia e Usa, dove i mobilieri vendono qualcosa come 127,3 milioni di euro, cifra che nel primo trimestre del 2008 è cresciuta ancora del 28%.
L’anno scorso le esportazioni made in Italy dirette verso questo mercato sono complessivamente salite a quota 2,8 miliardi di euro, premiando in particolare le imprese di abbigliamento, calzature, elettrodomestici e mobili. In questi comparti negli ultimi anni il peso del mercato russo si è innalzato notevolmente, avvicinando o, addirittura, superando quello degli Stati Uniti. Emblematici sono i casi del Calzaturiero di Fermo (il primo distretto italiano del settore) e delle Cucine di Pesaro, per i quali la Federazione Russa è divenuta il primo sbocco commerciale, assorbendo una quota delle vendite estere di questi distretti pari a circa il 15%. Ma il ruolo del mercato russo ha superato di slancio quello degli Stati Uniti anche in altri importanti distretti produttivi italiani, come, ad esempio, la calzetteria di Castel Goffredo (10,5% il peso della Russia vs. 1,5% degli Stati Uniti), il mobile del Livenza e Quartiere del Piave (9% vs. 6%), la calzatura del Brenta (7,8% vs. 6,6%), la Maglieria e l’abbigliamento di Carpi (5,8% vs. 4,3%).
Questo trend delle nostre esportazioni spiega molto bene perché il nostro governo si adoperi tanto per scongiurare l’avvento di “una nuova guerra fredda”. Non ci sogneremmo mai di morire per Tbilisi, non c’è pericolo. Perfino le nostre esportazioni di vino in Russia che fino a due anni fa non esistevano, stanno crescendo del 30% l’anno da quando Putin ha messo l’embargo sul vino georgiano.

Dal blog di Carlo Arcari

Condividi questa pagina
Digg This! Del.icio.us; Google Technorati Facebook
Commenti
Nuovo Cerca RSS
Ivan   |62.101.75.xxx |21-11-2008 18:04:12
Un effetto collaterale dei successi italiani nel mercato russo. La zona di Fermo è diventata una delle basi principali per certe attività di riciclaggio di organizzazioni mafiose russe. Epicentro, l'ippodromo di Sant'Elpidio a Mare. Ci sono tanto di indagini dell'antimafia italiana.
veronica   |79.46.33.xxx |26-12-2008 02:44:07
Per quanto apprezzi la politica della Lega e ritenga inevitabili i rapporti economici con certi paesi ricchi di materie prime,reputo assolutamente necessaria una continua sorveglianza sulle attività russe nel nostro paese!Non svendiamo il nostro paese a loro!!
Commenta
Nome:
Email:

 
Website:
Titolo:
Prima di premere invia assicurati di aver ricopiato correttamente il codice anti-spam che vedi nel riquadro colorato

3.26 Copyright (C) 2008 Compojoom.com / Copyright (C) 2007 Alain Georgette / Copyright (C) 2006 Frantisek Hliva. All rights reserved."

 

Altri articoli a proposito di:

Video. Che si fa la sera a Monza? Intervista a Frangione. L'arte negli anni Settanta Video. Michele Serra legge "Breviario comico" Intervista a Ezio Rovida. Il 68 e gli anni 70 Intervista a Renato Sarti