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Il Lavoro che cambia, il lavoro che manca: opportunità o minacce?

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Il reportage completo del convegno tenutosi a Monza il 26 novembre


 Il movente

Il convegno "Il Lavoro che cambia, il lavoro che manca: opportunità o minacce?" è stato promosso dal Comitato Verso il Distretto di Economia Solidale della Brianza o DESBRI, una rete di persone, famiglie, gruppi, associazioni, botteghe equosolidali, imprese sociali che provano a cimentarsi in nuovi stili di vita e di lavoro orientati ad un diverso modello di sviluppo in una economia globalizzata.

Il riassunto

Nonostante la struttura del convegno fosse orientata verso un certo livello di specializzazione sul tema, la mattinata monzese ha offerto una serie di spunti interessanti. Il lavoro, così come lo si è concettualizzato nel corso del XX° secolo ha subito una radicale trasformazione: oltre ad essere in costante diminuzione ha perso la sua caratteristica di ambito sociale e socializzante, quel legame di base che strutturava le relazioni nella società fino agli anni '60\'70. Ma anche nelle trasformazioni attuali si possono scorgere alcuni aspetti in cui il lavoro può interagire con gli atri livelli delle relazioni sociali e ricreare nuove forme di valorizzazione.

La trama

Riportiamo la traccia sequenziale del convegno inserendo link evidenziati che indirizzano ai documenti proposti: dopo l'intervento introduttivo di Danilo Villa, non essendo potuto essere presente Raffaele Morese, di cui comunque è stato allegato agli atti il contributo Vivere del lavoro, il suo intervento è stato sostituito da Sandro Antoniazzi, sindacalista storico già segretario della Fim e poi della Cisl milanese per moltissimi anni a partire dal 1968. Di lui inseriamo la registrazione video.

 

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Due pensionati all'attacco: Antoniazzi e Gesualdi

 

I contratti di lavoro non sono più in grado di redistribuire la ricchezza prodotta mentre la finanza ha preso il sopravvento sul sistema stesso del capitalismo aumentando le diseguaglianze: nel futuro ipotizzabile la crisi economica continuerà a nutrirsi delle economie malate cronicamente e il lavoro sarà attraversato di conseguenza da grandi sconvolgimenti, subendo trasformazioni in continuazione.

Antoniazzi: in una società composta da due terzi di lavoro terziario c'è la possibilità di nuove forme relazionali, di prestare maggiore attenzione alla cura relazionale

E' importante comprendere il senso delle nuove coscienze emergenti: se il ruolo del lavoro non è più l'unico soggetto in antitesi al capitalismo esso ora convive con altre questioni come l'ambiente o i movimenti femminili e la società multirazziale. Il lavoro può assumere altri modelli di valorizzazione perché in una società composta da due terzi di lavoro terziario c'è la possibilità di nuove forme relazionali, di prestare maggiore attenzione alla cura relazionale. Per esprimere il concetto sul valore della solidarietà possibile a venire Antoniazzi fa un riferimento al passato remoto con il sociologo Emile Durkheim e la sua teoria della divisione del lavoro: se è scomparsa la solidarietà meccanica la solidarietà a venire potrebbe essere quella ipotizzata cento anni fa in solidarietà organica.

 

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Gesualdi: per il futuro dobbiamo puntare a ridurre la dipendenza dal lavoro salariato cominciando a sperimentare forme di lavoro non monetario

Il convegno è poi proseguito con una video conferenza Skype di Francesco Gesualdi, di cui riportiamo il contributo in testo.  "Possiamo sperare di trovare una soluzione al tema del lavoro solo se sappiamo lavorare contemporaneamente su due livelli: quello della sopravvivenza immediata e quello della prospettiva futura. Nell'immediato dobbiamo cercare di ampliare gli spazi di lavoro salariato forzando il sistema verso scelte produttive ed economiche dominate da logiche sociali e ambientali piuttosto che di concorrenza e profitto. Per il futuro dobbiamo puntare a ridurre la dipendenza dal lavoro salariato cominciando a sperimentare forme di lavoro non monetario, non solo in ambito personale e interpersonale, ma anche comunitario, perché quando le risorse si fanno scarse è soprattutto della solidarietà collettiva che abbiamo bisogno."

 

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La risposta dei sindacati: Laini e Pavan

 

Si prosegue con l'intervento video di Maurizio Laini, segretario Cgil Monza e Brianza, seguito da un intervento della segretaria Cisl Brianza Rita Pavan, di cui linkiamo: Presentazione di Lavoro Dignitoso, Scheda portale Lavoro Dignitoso e un documento unitario dei due sindacati partecipanti. Se l'obbiettivo del convegno era far dialogare i sindacati e il mondo equosolidale in parte ci è riuscito, quantomeno evidenziandone le distanze.

Laini: la parte che manca qui oggi è clamorosamente il ruolo della politica

La propensione attuale dei lavoratori è di interessi materiali, incarnando un portato culturale di decenni neolibertisti. Così le domande preminenti sul salario e il posto di lavoro, specie nel pieno della crisi economica, condizionano il sindacato indirizzandone l'azione sulle difese immediate. Tuttavia i temi proposti dal convegno sono stimolanti per il sindacato e lo impegnano a riflettere maggiormente sui processi di trasformazione in atto: "La parte che manca qui oggi è clamorosamente il ruolo della politica" afferma Laini: nei territori come la Brianza occorre rimettere in piedi una visione di prospettive, una forza in grado almeno di scalfire il pensiero unico dominante che assegna al mercato la gestione dei processi.

 

Epilogo. Le buone pratiche della rete equosolidale

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A conclusione si sono susseguiti: un intervento di Sara Didoni per i progetti di scambi solidali e  comunità di lavoro solidali, infine a concludere un contributo del Movimento decrescita felice di Como. Si tratta di progetti attivati o in via di attivazione che hanno la finalità di moltiplicare le reti e le comunità di relazionamento diretto nel contesto del territorio brianzolo. La base costitutiva è centrata sull'economia solidale a cui fanno riferimento il distretto brianzolo Desbri, la rete Gas e alcune realtà associative.

 

 

 

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