La rivista che vorrei

Registrazione Tribunale di Monza
n. 1927 del 24/9/2008
N° ROC 17857
ISSN 2283-3269

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La grande Star di Agrate Brianza si fa piccola

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Viaggio nella crisi produttiva della Brianza. Seconda tappa.

 

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opo la prima puntata dedicata al ridimensionamento della Carrier, che peraltro successivamente al servizio pubblicato in questa rivista è stata investita da un ulteriore "esubero" di altri 90 dipendenti, ci spostiamo di pochi chilometri alla Star di Agrate: anche qui possiamo trovare una situazione simile, le stesse preoccupazione, gli stessi linguaggi le stesse procedure. A dire il vero ho potuto constatare una certa rivalità in senso ironico: i dipendenti delle due aziende competono per chi sia l'azienda prima in classifica nel territorio brianzolo in quanto all'uso delle procedure di mobilità, la Carrier ne vanta 8 più un prepensionamento, mentre la Star ne ha potuto documentare ben 18 dal 1983.

 

Il Lavoro e il futuro della Star: conversazione sull'attualità e il futuro dell'azienda

 

In questo numero abbiamo inserito le interviste video di tre lavoratori coinvolti nel processo, seguendo lo stesso schema del servizio precedente con la pubblicazione di una scheda storiografica dell'azienda. Mi è anche doveroso un ringraziamento a Tiziano Ghezzi per la collaborazione fornita: si tratta di un lavoratore neo pensionato che come alcuni altri conserva intatta una delle qualità migliori della classe operaia di un tempo: la solidarietà ai compagni di lavoro anche quando si è già fuori da esso e la esprime dedicando impegno quotidiano a cercare di risolvere i problemi collettivi. Tiziano lavorò molti anni fa nella mitica Cgs, la storica fabbrica di Monza che venne occupata e con essa anche il suo Cral aziendale da parte del Circolo Giovanile Triante in tema di anti speculazione edilizia.

 

Un lungo periodo di ridimensionamento iniziato nel 1980

 

Ernesto: quando nel 1980 venni a lavorare alla Star non mi sarei mai aspettato un futuro così

La celebre fabbrica del doppio brodo Star raggiunse negli anni '80 il picco di massima espansione produttiva e occupazionale vantando all'attivo circa 4000 dipendenti, ma nel 1983 l'avvio della prima CIG (Cassa Integrazione Guadagni) cominciò a delineare un’inversione di tendenza, un primo segnale che qualcosa stava cambiando. Negli anni ’90 la conferma che per la Star fosse iniziata una fase di ridimensionamento arrivò con le ripetute procedure di CIG, mobilità e prepensionamenti, una conseguenza di continue dismissioni, esternalizzazione di prodotti, cessioni e terziarizzazioni.

 

 

Quando si parla di politiche industriali le nuove generazioni nate dopo il fatidico 1980 sono indotte a immaginare un vago riferimento verso il concetto di rivoluzione industriale di ottocentesca memoria, non essendoci sufficienti conoscenze negli anni del secondo dopoguerra, quando lo stato e i governi avevano nei loro programmi lo sviluppo industriale del paese. Al posto delle politiche industriali i nostri ragazzi hanno potuto soltanto vedere all'opera le gestioni delle crisi produttive partite con la dismissione dell'acciaio, questa della Star è una delle più intricanti per modalità e settore produttivo.

Tiziano: mi accorsi subito che c'era qualcosa che non andava quando fui assunto nel 2000

Dal 1995 al 2011 sono state avviate 18 procedure di mobilità (l’ultima è terminata di recente il 31 dicembre 2011), accompagnate da ripetuti ricorsi alla CIG ordinaria che hanno portato alla chiusura degli altri tre siti italiani e alla riduzione entro fine del 2011 a meno di 400 dipendenti, concentrati su un’area di 220.000 mq di cui ne viene utilizzata solo il 30-40%. Evidente è la sproporzione in termini di costi che una simile area sottoutilizzata costituisce: il sito Mellin di Carnate di proprietà dello stesso gruppo fu chiuso con questa motivazione. Tutto questo ha portato ad una lenta e costante riduzione della presenza del marchio Star sul mercato italiano e di conseguenza a una pesante diminuzione dell'occupazione: basti pensare che solo nel 1994 il totale dei dipendenti del gruppo Star era di circa 1.760.

 

 

Fabrizio: vivo il ridimensionamento dalla mia assunzione, mi sembra una forma di precarietà

Infine è notizia recente la cessione del pacchetto azionario in suo possesso da parte del fondatore Fossati alla multinazionale spagnola dei fratelli Carulla, limitando la partecipazione alla finanziaria PasaGroup al 25% delle azioni. Se le informazioni riportate dalle riviste finanziarie spagnole saranno confermate, quanto avviene sarebbe il definitivo distacco dei Fossati dall’impresa di famiglia. Risulta allora evidente come il futuro di una fabbrica storica del settore alimentare italiano sia motivo di forte preoccupazione per i lavoratori, essendo la strategia aziendale basata solo sulla compressione dei costi e poco o nulla viene invece speso in ricerca e sviluppo, necessari a ridare un ruolo industriale alla Star e permettere di salvaguardare o auspicabilmente incrementare gli attuali livelli occupazionali.

 

 

Scheda Storica

La fabbrica del doppio brodo: un simbolo dell'industria alimentare italiana

 

La Star nasce nel giugno del 1948 ad opera di Regolo Fossati, un commerciante di carni all’ingrosso che decise di fondare una società denominata “Stabilimenti Alimentari Riuniti” con obiettivo la lavorazione delle carni.  La prima sede dell'azienda è un piccolo stabilimento di appena 2.500 mq situato a Muggiò.

Sarà però grazie all’intuito del figlio Danilo Fossati che con l’avvio della produzione del famoso dado Star riuscirà a creare un prodotto in grado di conquistare rapidamente i consumatori imponendosi sul mercato per qualità e prezzo.

Nel 1958 i Fossati individuano ad Agrate Brianza l’area idonea in cui edificare un nuovo impianto: lo stabilimento fu costruito tra il 1959 e il 1960, mentre le linee di produzione vi furono trasferite durante il 1961. Da allora la Star in Italia divenne un marchio celebre e per decenni guidò il mercato dell’industria alimentare italiana verso una continua crescita con ricerca e sviluppo di nuovi prodotti.

I primi anni ’70 furono cruciali nella storia dell'azienda: risalgono infatti al 1971, l’accordo con la Sme che terminerà nel 1985 e al 1972 l’acquisizione della divisione Mellin Mantovani che vedrà la costruzione del modernissimo impianto di Carnate.

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1967-68 - Scatolina dadi per brodo

 

Fino agli anni '80 la Star è stata in continua espansione sia dal punto di vista produttivo, con una vasta gamma di produzioni, che da quello occupazionale. Nel periodo di maggiore espansione erano più di 4.000 i dipendenti del gruppo Star che contava ben 4 siti produttivi in Italia: Agrate Brianza con circa 3.000 dipendenti e una grande varietà di prodotti primo tra tutti il dado; la Mellin-Mantovani di Carnate con 450 dipendenti che produceva alimenti per l’infanzia e saponi di vario tipo; Corcagnano (Parma) con 200 dipendenti a cui si aggiungevano circa 200 lavoratori stagionali per la produzione di succhi di frutta e prodotti legati alla campagna del pomodoro; Sarno (Salerno) fabbrica del Sud con circa 500 dipendenti che si occupava prevalentemente del confezionamento delle conserve ittiche (tonno).

Alla fine degli anni '90 iniziarono le chiusure dei siti italiani: si iniziò con la chiusura dello stabilimento di Sarno (1999), seguito dalla Mellin di Carnate nel 2002 con la conseguente costituzione di una nuova società Mellin S.p.A. che in seguito fu venduta alla Multinazionale Numico Royal e il trasferimento di parte delle produzioni e del personale nella sede di Agrate e infine dello stabilimento di Corcagnano nel 2006. 

Nel 2006 Fossati cedette il marchio Star alla multinazionale Spagnola Gallina Blanca, di proprietà dei fratelli Carulla in cambio del 50% del pacchetto azionario di PasaGroup, la finanziaria del gruppo Agrolimen. Di recente è stato riportato da riviste specializzate spagnole l'intenzione di Fossati a cedere il 75% delle azioni di PasaGroup in suo possesso ai fratelli Carulla. 

Il gruppo spagnolo opera soprattutto nei mercati così detti poveri: sono diversi gli stabilimenti sparsi tra il Nord - Centro Africa ed Est Europeo, con una gamma di prodotti molto simile a quella Star (eccetto gli infusi). Il 50% del fatturato dell’intero gruppo proviene da Star Italia. Le produzioni rimaste ad Agrate sono sughi, dado, infusi, paste in busta e il confezionamento di liofilizzati Mellin.

 

 

Gli autori di Vorrei
Author: Pino Timpani

"Scrivere non ha niente a che vedere con significare, ma con misurare territori, cartografare contrade a venire." (Gilles Deleuze & Felix Guattari: Rizoma, Mille piani - 1980) Pur essendo nato in Calabria, fui trapiantato a Monza nel 1968 e qui brianzolato nel corso di molti anni. Sono impegnato in politica ( consigliere comunale della Lista civica Per Villasanta) e nell'associazionismo ambientalista brianzolo, presidente dell'Associazione per i Parchi del Vimercatese. Lavoro dal 1979 alla Delchi di Villasanta, industria manifatturiera fondata nel 1908 e acquistata dalla multinazionale Carrier nel 1984 ( Orwell qui non c'entra nulla).

Qui trovi la sua scheda personale con l'elenco dei suoi articoli su Vorrei


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Commenti  

#1 claudio.... 2012-01-22 11:35
be', il problema e' per una multinazionale quando le tasse salgono e il costo del lavoro schizza e' naturale che si spostino.
Firse e' finalmente il caso di capire che non sono pi' gli anni 60 dove il padrun si prendeva per le XXXX perche' doveva star li.
Oggi le commodities come DHL&c fan si che la produzione si possa fare dovunque e i consumatori sono ben felici di suicidarsi andando all'ipemercato dove il prezzo e' apparentemente conveniente ma la storia e' ben diversa.
La scacchiera e' grande: ul superipermercat o compra da lontano come la produzione e il condi o il salame saranno made in korea anche se magari verra' messa come per la pummarola la parola italy.
Sorry ma i sindacati oggi stanno solo cacciando via cio' che e' faticosamente rimasto e la polLitica gli da' una mano.
Citazione
#2 dario 2012-01-26 15:26
Non si può non tener conto della globalizzazione . Le produzioni povere trovano una concorrenza insuperabile nei paesi del terzo mondo . Quindi tanti marchi storici italiani spariranno . a meno che il loro business non possa essere diversificato in breve su prodotti di alta gamma ( made in Italy )
Il problema della globalizzazione sta mettendo alla corda troppi industriali che , o sanno reiventarsi su modelli fortemente innovativi , o devono cedere o chiudere . Per i lavoratori lo stress in tutte le ipotesi é altissimo . Loro devono essere indirizzati a riqualificarsi in rami dove ci sia potenziale richiesta futura .
Il compito per ciò è demandato primariamente agli imprenditori , ed in seconda istanza al Governo , dal quale non si può certo aspettarsi innovazione , ma solo un ruolo di forte supporto all' innovazione .
Non ho sentito ancora un segretario nazionale di partito che abbia fatto , come suo dovere richiederebbe , un discorso organico al proposito .
Una merce che l' Italia ha ancora in grande abbondanza é il turismo e la cultura . CHi se ne è seriamente occupato a livello nazionale per delineare un piano strategico di grande respiro ? Solo forse un Monti potrebbe pensarci , ma gli si dovrebbe concedere vari anni di governo .
Citazione

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