A Vorrei tifiamo per la pace. Vorrei per una Europa dei popoli, non delle banche.

La rivista che vorrei

Registrazione Tribunale di Monza n. 1927 del 24/9/2008 N° ROC 17857 ISSN 2283-3269 Colophon completo

Ma stiamo poi così male? Sì, anche più di quello che si dice

 

Il punto sul momento economico che sta vivendo l’Italia alla luce dei dati più recenti: siamo i primi (partendo dal basso).

Siamo nel pieno della crisi economica, ok, su questo nessuno ha dubbi. Ma si fanno spesso distinguo: la Spagna è messa peggio di noi, ne usciremo nella seconda metà dell’anno (da cui il recente invito del ministro Barca: “resistere fino all’estate”), la ricetta del governo Monti sta già funzionando, tutto sommato l’occupazione tiene e comunque non siamo il fanalino di coda (per la serie: beato chi ha un occhio in una terra di ciechi).

Abbiamo provato a dare un’occhiata agli ultimi report economici pubblicati da varie fonti qualificate (Eurostat, Fondo Monetario Internazionale, Istat) per capirne di più. Lo diciamo subito: altro che segnali di ripresa da qui a qualche mese, altro che “stiamo meglio di altri”. Tutti gli indicatori mostrano che l’Italia, in questo momento e in prospettiva 2013, è messa peggio rispetto a tutti i big europei.

Andiamo con ordine. Partiamo dal World Economic Outlook del Fondo Monetario Internazionale, dossier che temiamo sia tanto citato quanto poco letto. Forse essere italiani e leggerlo mette i brividi e demolisce le iniezioni di sicurezza che buona parte di stampa e tv profondono nei confronti dell’attuale governo. Non solo saremo i peggiori per crescita del PIL nel 2012, ma le previsioni dicono che la crescita sarà negativa anche nel 2013 e solo in Italia:

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Ed in effetti, se si guarda il trend del tasso di disoccupazione rilevato da Eurostat, sembra tutto coerente:

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È infatti il tasso di disoccupazione italiano quello che negli ultimi mesi sta crescendo più rapidamente.

Ulteriore conferma sull’outlook negativo viene dall’osservazione del momento della produzione industriale (al netto del già disastrato settore delle costruzioni). È semplicemente spaventoso:

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Per rimanere in ambito nazionale, viene in aiuto l’Istat con il suo studio “Reddito e risparmio delle famiglie e profitti delle società” aggiornato a tutto il 2011. Vi proponiamo una sola tabella, che dimostra come siano in contemporaneo deterioramento reddito disponibile, spese per consumi e propensione al risparmio:

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Per chiudere, ci sono le previsioni del PIL italiano di varie fonti. Guarda un po’, il governo nazionale è di gran lunga il più ottimista su quel che accadrà quest’anno. Eppure sbagliare tali stime in maniera sensibile esporrebbe il Paese a ulteriori manovre correttive… possibile che gli altri attori, con fior fiore di uffici studi, siano tutti troppo pessimisti? Il dubbio che si insinua è che si sia di fronte ad un novello metodo Tremonti: volutamente sottostimare la decrescita del PIL per non generare allarmi e tenersi una giustificazione forte per un intervento correttivo posticipato. Per l’Italia sarebbe un evergreen, un deja-vu, un classico: trovate voi la definizione più esatta ma le parole poco commendevoli sono bandite. In questo momento, è richiesta solo sobria eleganza da parte degli italiani.

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Gli autori di Vorrei
Author: Ivan Commisso

Ivan Commisso, classe 1976, mi occupo di analisi dei mezzi di comunicazione in una grande concessionaria di pubblicità italiana. La mia formazione universitaria è economica. Sono giornalista pubblicista, scrivo per lo più di sport e politica (agonismo in entrambi i casi) e mi piacciono le metafore, i dolci e la Calabria.

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